Le crisi di Governo e di sistema

"...Se B ed R pensano di uscire dalla malattia allo stato terminale eliminando il dottore e sostituendolo con  il Banchiere Unico e Globale, vuol dire che il patto recentemente stipulato è scritto non su la sabbia ma sull’acqua. Siamo oltre il bagnasciuga..."

Lettera di Rino Formica a Il Foglio 
- 11 febbraio 2014 - 

Caro Direttore, 

1. Nella 1° repubblica le crisi di Governo erano facilmente risolvibili perchè erano interne alla stabilità di sistema. 
2. Dopo il ’94 le crisi di governo non sono più risolvibili perchè sono l’effetto di una causa irrisolta: la crisi di sistema. Il pannicello caldo delle tecniche maggioritarie elettorali non risolve i problemi creati dalla fine di ciclo della 1° Repubblica. 
La crisi della rappresentanza e della democrazia delegata hanno travolto l’impianto costituzionale della democrazia parlamentare fondata sul canone della centralità dei partiti nella costruzione dello Stato democratico.

3. L’incapacità delle forze politiche ad affrontare la crisi politica come crisi di sistema realizzato, si esprime con il rifiuto ad operare il passaggio dalla 1° alla 2° repubblica, nell’unica forma democratica possibile: chiamare il popolo ad eleggere una Assemblea Costituente per una nuova Costituzione.

4. La crisi di sistema non ha trovato lo sbocco in Parlamento, luogo centrale per la ricomposizione dei conflitti. Quando il Parlamento è impotente, la dialettica politica e sociale, cerca altri luoghi di sintesi. Ed è così che il Governo è costretto a fare ricorso ai decreti legge, la Corte Costituzionale deve fare sentenze addittive, il Presidente della Repubblica deve muoversi nella sottile striscia che divide la repubblica parlamentare dalla repubblica presidenziale.


5. E’ fuorviante prendere i singoli episodi di forzature dell’ordinamento, quando l’ordinamento è ridotto allo stato vegetativo. 
Dopo queste premesse e per stare allo “scandalo” dell’ultima ora, ci viene da chiedere: quando nell’aprile del 2013 il Parlamento al massimo della sua impotenza chiese a Napolitano di ricandidarsi e subì lo schiaffo del suo discorso senza reagire, non accettò il passaggio della democrazia parlamentare alla democrazia presidenziale? 
Ma la seduta del Parlamento dell’aprile del 2013 non fu l’inizio di una crisi ma il punto terminale di una lunga e ventennale crisi di sistema. Oggi i mandarini sono marci.  
Sempre per stare allo “scaldalo” dell’ultima ora, è utile guardare meglio ai fatti del 2011. 
Tra giugno e novembre si aprì un conflitto tra Berlusconi e Tremonti sul tema dei rapporti tra l’Italia ed il resto del mondo. Berlusconi si affidò al Banchiere Unico Globale e isolò Tremonti. 
Tremonti non seppe o non volle aprire una crisi dall’imprevedibile esito e tacque. Difatti ubbidì, tacendo. 
Con Macaluso scrissi sul “Riformista” il 2 novembre 2011 
“Caro Tremonti, 
la crisi economica e sociale che attraversa l’Europa in Italia si intreccia con una crisi politica acutissima che rende più pesante che altrove la situazione generale del Paese. Eppure non si vede uno sbocco. Noi pensiamo, come tanti, che questa particolarità della crisi italiana sia riconducibile alla crisi della leadership della maggioranza governativa che si è manifestata in più occasioni e più campi. Una di queste attiene alla crisi dei rapporti tra il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia, su cui si è detto tutto e il contrario di tutto. E ancora oggi i giornali parlano di una tua emarginazione. 
“Noi riteniamo che oggi tu abbia il dovere di chiarire quali sono le ragioni della rottura che si è determinata tra il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia. Le note dei retroscenisti e le campagne pilotate da varie centrali in cui si coagulano tanti interessi, dominano l’informazione e determinano la formazione dell’opinione pubblica. La reticenza degli esponenti del governo e dell’opposizione, rendono opaca la vicenda politica italiana. 
“Occorre rompere questo clima e fare emergere la verità sui temi cruciali che sono al centro della rottura che si è determinata nel governo e sono ancora al centro della vita politica. Questa è la ragione per cui con amicizia ti scriviamo questa lettera che rendiamo pubblica”. 
Oggi ha parlato Friedman, ma Tremonti qualcosa in più la potrebbe dire. 
Napolitano ha dovuto muoversi tra silenzi, reticenze e malessere nazionale. 
Ha dovuto risolvere una crisi politica nazionale in un quadro internazionale ostile nel pieno di una crisi di sistema che le forze politiche non sapevano e non sanno risolvere. 
Napolitano è stato il medico, Forza Italia (B) e Pd (Renzi) sono la malattia. 
Se B ed R pensano di uscire dalla malattia allo stato terminale eliminando il dottore e sostituendolo con il Banchiere Unico e Globale, vuol dire che il patto recentemente stipulato è scritto non su la sabbia ma sull’acqua. 
Siamo oltre il bagnasciuga.

Rino Formica