Nella legge costituzionale per modificare l’art.138
 bisogna prevedere due referendum

Lettera di Rino Formica a Il Foglio ( 31 maggio 2013)

Caro Direttore,

L’Itali a  unita ebbe due Carte Costituzionali (lo Statuto Albertino e la Costituzione repubblicana), che non furono mai approvate da un referendum popolare.

Non si può dire  che l’interesse popolare diffuso sia disponibile a seguire con passione e con giudizio l’evoluzione della normativa costituzionale.

Il popolo ha sempre subito l’espandersi  invasivo di una costituzione materiale senza reagire ed ha tollerato le incursioni del costituzionalismo dei trattati subendo e tacendo. .

Il popolo è convinto che abbiamo la Costituzione più bella del mondo e che ogni modifica è un attentato ai suoi diritti.

Anche nel dopoguerra, in un periodo di forti pulsioni politiche e sociali, l’interesse popolare prevalente si concentrò sul referendum Repubblica/Monarchia.

I lavori della  Costituente (556 eletti) non furono molto seguiti dall’opinione pubblica e dai partiti.

Il progetto della Carta fu affidato ad una  commissione dei 75 eletti, ma di fatto fu elaborato da un piccolo gruppo di delegati dei tre grandi partiti (DC,PSI,PCI).

Quando il testo fu sottoposto al voto dell’Assemblea generale, nelle votazioni  più importanti, i presenti oscillarono tra i 300 ed i 350 eletti.

Insomma l’interesse per la Costituzione è quasi pari all’interesse che i cattolici italiani hanno per i Vangeli.

Tutti sanno che esistono, ma nessuno li ha letti.

E, quindi, sono autorizzati a non rispettarli.

Oggi si torna a parlare di nuove Commissioni per le gradi riforme.

Ma quale è il vero tema costituzionale che è sul tavolo?

Il Paese avverte che vi è una fuoriuscita dall’involucro  della forma di Stato accolto dai Costituenti.

Non siamo più nella democrazia parlamentare e non siamo ancora nella democrazia presidenziale.

All’inizio dei lavori della Costituente si votò sull’o.d.g. Perassi.

L’o.d.g. Perassi approvato di  fatto all’unanimità (gli astenuti comunisti si dichiararono favorevoli alla  repubblica parlamentare) condensò un dibattito di alto livello culturale e politico con queste parole: La Seconda Sottocommissione, udite le relazioni degli onorevoli Mortati e Conti, ritenuto che nè il tipo di governo presidenziale, nè quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni della società italiana, si pronuncia per l’adozione del sistema parlamentare da disciplinarsi, tuttavia, con dispositivi costituzionali idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di Governo e ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo”.

E’ su questa scelta che deve essere chiamato il popolo ad un giudizio referendario preliminare: vogliamo confermare la scelta della Repubblica con governo parlamentare o vogliamo innovare optando per la Repubblica con governo presidenziale?

Nella legge costituzionale che dovrebbe essere proposta per modificare l’art.138 (revisionismo costituzionale), bisogna prevedere due referendum.

Uno preliminare su la forma di Stato Repubblicano  ed uno di approvazione finale.

Intorno a questi referendum, forse, sarà possibile chiamare il popolo ad un interesse per la legge delle leggi.

Naturalmente so bene che questo suggerimento resterà inascoltato perchè nei partiti-fantasmi l’attenzione è concentrata su chi deve presiedere la Commissione e su chi deve farne parte.

Fraterni saluti

 

                                                      Rino Formica