12/07/2007  Dalla Prima Pagina dell' 

Costituente socialista, occasione irripetibile

di Daniele Delbene - Presidente Costituente Nazionale PSE

 In questi anni di “seconda Repubblica”, se mai di Repubblica si possa parlare, la politica si è di fatto “autodestituita” con un proprio avallo quasi generalizzato. Decine sono stati i cartelli elettorali che, accusando i partiti di essere il male del Paese, hanno pensato di sostituirli. Su quest’onda gli stessi eredi dei grandi partiti hanno, per la quasi maggioranza, cambiato il loro nome definendosi movimenti ed eliminando qualsiasi richiamo di tipo strutturale e organizzato. Questo ha inevitabilmente accentuato, grazie anche alla legge elettorale, il formarsi di “liste”, espressione di singole personalità. Un sistema dove la spartizione delle rappresentatività istituzionali e politiche avviene senza bisogno di consenso proprio, ha permesso ai singoli di auto-proclamarsi “generali senza truppe”, senza mandato e senza rappresentatività di sintesi e di partecipazione democratica. Contrariamente a quanto avviene nei partiti e in una vera democrazia, dove i cittadini, esprimendo le proprie sensibilità, trovano gli interlocutori che divengono loro rappresentanti, nella “nuova Repubblica” i singoli danno le indicazioni e i cittadini, senza alternativa, sono costretti a scegliere coloro che ritengono “il meno peggio”. Questa grave situazione “antidemocratica e auto-legittimata” dalla stessa classe dirigente, ha prodotto e sta continuando a produrre effetti “devastanti” per il Paese e per i nostri concittadini. Il tutto agevolato da un periodo storico-politico di grandi cambiamenti determinati dalla globalizzazione, che richiede nuove elaborazioni e nuovi modelli a cui una classe dirigente dovrebbe partecipare trovando i giusti equilibri. La classe politica è divenuta spesso, senza lo stimolo delle truppe, o meglio senza la partecipazione dei cittadini, espressione di soli interessi corporativi senza neppure esserne consapevole. Una classe dirigente, che vive in un mondo completamente al di fuori della realtà, a cui invece quotidianamente si trovano di fronte tutti gli italiani. In questo quadro, con l’incapacità della politica nell’individuare risposte concrete ai nuovi bisogni, milioni di giovani si trovano a vivere nell’umiliazione della loro precarietà, incapaci di guardare al futuro perché privi di ogni minima garanzia. In questo contesto ci si preoccupa della difesa dei diritti acquisti senza accorgersi che ormai la maggioranza dei lavoratori non li ha più. In questo contesto ci si preoccupa di alzare l’età pensionabile, senza preoccuparsi della “legalizzata mancanza di versamenti contributivi” per la maggioranza dei nuovi assunti. Sempre in questo contesto ci si preoccupa di rendere “competitive” per il futuro le nostro aziende pubbliche, che oggi sono in buona salute, lasciandole spesso in mano a soli interessi di banche e banchieri, mettendo in discussione così le ultime certezze rimaste. Sempre in questo contesto si avviano le liberalizzazioni ovunque, quasi fossero la risoluzione “dei mali oscuri”, creando decine di società che concorrono, non sempre a migliorare i servizi, ma spesso a speculare su beni pubblici e su migliaia di posti di lavoro. Su queste e altre grandi questioni che interessano il nostro Paese e l’intero sistema internazionale, è nata l’esigenza di creare un nuovo modello sociale e quindi una nuova affermazione della politica. Proprio sulla base di questa consapevolezza, in questi dieci anni, una minoranza di socialisti ha sostenuto la necessità di investire il proprio patrimonio culturale e politico nella costruzione di una grande forza del socialismo. Si diceva “unire i socialisti per costruire anche in Italia, una grande forza del socialismo, espressione di tutta la sinistra laico-riformista, così come esiste in tutti i Paesi europei”. In questo contesto è grande la soddisfazione in vista della Costituente socialista, per chi, come il sottoscritto, si è battuto in questi anni, assieme a molti giovani e a significative personalità del mondo socialista, a sostegno delle ragioni del socialismo democratico da molti dato per superato. A questo fine fondammo, circa sei anni fa, la “Costituente per il Pse Italiano” con l’intento di contribuire ad una sensibilizzazione dei socialisti e della sinistra. Sempre forti di questa convinzione, significativo fu il nostro impegno, insieme a Rino Formica, con l’Associazione “Socialismo è Libertà” rimanendo minoranza spesso“discriminata” fino ad oggi. La situazione politica e gli egoismi di parte della stessa classe dirigente dell’ex Psi hanno determinato, spesso, nel dopo Tangentopoli, percorsi di sola sopravvivenza personale. Fortunatamente, oggi, la maggioranza dei socialisti tradizionali si è resa conto di essere essenziale per avviare un serio progetto politico, volto alla costruzione di un socialismo”largo” passando per il superamento della diaspora. Contemporaneamente nella sinistra italiana si sono aperti nuovi spunti di elaborazione, importanti per rideterminare un nuovo quadro politico. Su questa analisi di indirizzo si è aperta la questione socialista. Spesso ad uso strumentale, o apparente, ma finalmente si è iniziato a discuterne. In questa confusa elaborazione per il “presente-futuro” è necessario porre le nostre energie e il nostro impegno. Superare l’anomalia politica italiana, significa rendere il nostro Paese più vicino agli altri Paesi europei, significa contribuire a consolidare l’unità politica europea e contribuire a rendere il nostro continente garante e pungolo per una nuova globalizzazione dei diritti e della solidarietà. Unire la sinistra laico-riformista nel nostro Paese diviene un elemento di estrema importanza per partecipare al consolidamento dell’Internazionale Socialista, che può essere uno dei pochi strumenti utili alla creazione di un equilibrio sociale mondiale e alla maturazione di nuovi modelli di riferimento. Abbiamo, quindi, un compito molto importante e delicato e proprio per queste ragioni la Costituente socialista non solo è necessaria, ma determinante. Se si riuscirà a cogliere quest’occasione, il Paese se ne gioverà, in caso contrario, il rischio è di cancellare in maniera perentoria una cultura politica che è l’unica capace di guardare al futuro. L’umanesimo socialista e il riformismo socialista sono un binomio imprescindibile per garantire a ogni essere umano la dignità di poter essere tale. Il 14 di luglio, la prima tappa ufficiale di questo nuovo cammino. Tre elementi divengono indispensabili per dare vita a una nuova forza politica che si propone grandi ambizioni: individuare in un “manifesto programmatico” le motivazioni di adesione al percorso e non in semplici condivisioni storiche e partitico-nominalistiche; creare un percorso costituente che non sia “proprietà” di qualcuno, ma al contrario, un cammino il più aperto e accessibile possibile, evitando, pertanto, clausole di quote o di garanzia; assumere consapevolezza che questa nuova fase politica non potrà essere “gestita” solamente dalle attuali classi dirigenti, che hanno sulle spalle il peso delle vicissitudini passate, ma che è necessario un binomio di esperienza e passione politica, rappresentato da una nuova classe dirigente e dall’esperienza delle precedenti. Appuntamento quindi il 14 luglio, a Roma, per l’avvio. Il superamento, da subito, delle diverse organizzazioni promotrici sarà, se vi sarà, l’indicatore della reale buona volontà degli stessi. Al contrario, il mantenimento dei confini e di quote di partecipazione saranno un cattivo sentore. 

 

 


Aggiornato il: 09 giugno 2015

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