Tredici
anni sono passati dall’ultima volta. Da tanto i socialisti non
riescono a superare divergenze e diatribe interne, e presentarsi
compatti alle elezioni.
Tredici anni sono lunghi: passano i governi ed a volte si rinnegano
le idee, ma cresce anche l’attesa, e ad oggi i tempi sembrano
maturi, non solo nelle parole - tante, alcune belle – ma
soprattutto nei fatti. Stimiamo: duecentocinquanta persone di varia
età ed estrazione sociale gremivano il Centro Allende sabato 13
gennaio, per l’assemblea provinciale dei socialisti, presentata
con l’ambizioso titolo di "Idee a confronto per l’unità
socialista”.
L’evento, in realtà, andava ben oltre i confini spezzini:
Piergiorgio Pesalovo, nel cappello al congresso, si rivolgeva a
"compagne e compagni” della Val di Vara e dintorni, ma lo
stupore dell’assessore Morchio di fronte alla partecipazione
massiccia del convegno spezzino in confronto ai numeri striminziti
di quello genovese, rendeva forse meglio di qualsiasi altro
aggettivo la cifra e la valenza del momento.
Ogni orazione è stata un piccolo capolavoro di retorica e mimica,
modulazione di voce per creare pathos e climax, lanciare sfide,
paventare minacce. Il tutto, con un fine ben preciso: ricompattare
un gruppo disgregato, consumato dal male del frazionamento interno,
intorno ad un’ideale principe, quello socialista, vero fattor
comune attorno cui stringere il popolo del garofano.
L’inverno dello scontento socialista è tutto imperniato sul
binomio Ds-Margherita, rei secondo la maggior parte degli oratori di
non considerare con il giusto peso il movimento socialista. I
discorsi di Pesalovo, così come quelli di Del Bene, dello stesso
Morchio, e della chiusura "ad effetto” del "compagno”
forse più stimato, quell’Antonello Pischedda che è un monumento
vivente della cultura spezzina, partono tutti dalla stessa analisi,
e trovano prognosi forse sì, ancora una volta, diverse, ma comunque
tutte tese ad un unico obiettivo: risorgere, come Araba Fenice, e
tornare a recitare un ruolo di primo piano. "In Italia come in
Europa”, parafrasando Pesalovo, che chiude l’intervento tra
applausi scroscianti quando cita Ségolène Royal. Perché
"soli nulla è realizzabile, ma insieme tutto è possibile”.
Con Pietro Cavallini arriva poi il momento del ricordo e della
commozione: dal microfono rimbalzano le biografie essenziali dei
"compagni” Gianfranco Mariotti, Cesare Godano e Ubaldo
Anghinolfi, e si tracciano così indirettamente i passaggi
fondamentali dell’apporto socialista allo sviluppo cittadino.
Istruzione, Coop, Atc, Unione Fraterna: sono questi alcuni dei nodi
cardine toccati dall’impegno del partito del garofano alla Spezia,
e non solo.
Franco Maccione, esperto di economia (venerdì prossimo sarà
presentato il suo ultimo libro, intitolato "Lineamenti di
storia dell’economia spezzina dall’800 ai giorni nostri”),
porta ad esempio della genialità socialista il Progetto Corsica,
nato proprio da un’idea del PSI, poi "rubata” dai genovesi,
più lesti degli spezzini a sfruttare le intuizioni commerciali, e
che oggi frutta un immenso appalto per la riqualificazione del
fronte a mare di Bastia da parte di ditte del capoluogo ligure.
L’esempio apre la strada poi a Maccione per pensare già ad un
programma di lavoro: perchè va bene la concertazione, vanno bene i
discorsi, ma da oggi, i socialisti vogliono fare sul serio.
C’è spazio anche per l’intervento del giovane Daniele Del Bene,
che non si risparmia una frecciatina ai giornali ("non ci hanno
concesso lo spazio che meritiamo”, accusa, facendo leva
sull’orgoglio socialista, che è un fuoco ancora ben vivo nelle
pance dei presenti) per poi rispondere alla facile ironia dei
concorrenti politici: "A chi spera nella morte del partito
socialista, diciamo: oggi i socialisti ci sono, e sono tanti!”, è
il punto drammaticamente più alto del suo intervento.
Morchio la prende alla larga, partendo dal rimpianto per figure come
De Gasperi e Moro in un sistema in cui c’è una fortissima
esigenza di laicità: "Siamo qui perché gli altri hanno
fallito”, chiosa, vestendo il popolo socialista di una missione.
"Psi e socialdemocratici” continua l’assessore genovese
"non hanno oggi nessun problema di dialogo: dobbiamo recuperare
la nostra identità socialista, tutti insieme. Zapatero, Blair, la
Royal sono socialisti e si vantano di chiamarsi così”.
La chiusura spetta all’acclamatissimo Pischedda, che non dà per
scontato nulla: "O sarà riconosciuto il nostro peso, o nessuna
nostra collocazione è da darsi per certa”, è il succo del suo
intervento prosaico.
Gente tosta, i socialisti. "Potete uccidere me, ma non la mia
Idea”, diceva Matteotti il giorno prima di morire. Dopo 13 anni di
turbolento sonno, l’Idea è tornata ad illuminare la via del
popolo del garofano.