I socialisti ? Esistono ancora.

da Spezialmente.it del 15/01/07
di Filippo Lubrano

Al Centro Allende, in una sala gremita, garofani nella tasca della giacca, i socialisti si riuniscono per rivendicare una propria identità. E provare a risorgere.

Tredici anni sono passati dall’ultima volta. Da tanto i socialisti non riescono a superare divergenze e diatribe interne, e presentarsi compatti alle elezioni.
Tredici anni sono lunghi: passano i governi ed a volte si rinnegano le idee, ma cresce anche l’attesa, e ad oggi i tempi sembrano maturi, non solo nelle parole - tante, alcune belle – ma soprattutto nei fatti. Stimiamo: duecentocinquanta persone di varia età ed estrazione sociale gremivano il Centro Allende sabato 13 gennaio, per l’assemblea provinciale dei socialisti, presentata con l’ambizioso titolo di "Idee a confronto per l’unità socialista”.
L’evento, in realtà, andava ben oltre i confini spezzini: Piergiorgio Pesalovo, nel cappello al congresso, si rivolgeva a "compagne e compagni” della Val di Vara e dintorni, ma lo stupore dell’assessore Morchio di fronte alla partecipazione massiccia del convegno spezzino in confronto ai numeri striminziti di quello genovese, rendeva forse meglio di qualsiasi altro aggettivo la cifra e la valenza del momento.
Ogni orazione è stata un piccolo capolavoro di retorica e mimica, modulazione di voce per creare pathos e climax, lanciare sfide, paventare minacce. Il tutto, con un fine ben preciso: ricompattare un gruppo disgregato, consumato dal male del frazionamento interno, intorno ad un’ideale principe, quello socialista, vero fattor comune attorno cui stringere il popolo del garofano.
L’inverno dello scontento socialista è tutto imperniato sul binomio Ds-Margherita, rei secondo la maggior parte degli oratori di non considerare con il giusto peso il movimento socialista. I discorsi di Pesalovo, così come quelli di Del Bene, dello stesso Morchio, e della chiusura "ad effetto” del "compagno” forse più stimato, quell’Antonello Pischedda che è un monumento vivente della cultura spezzina, partono tutti dalla stessa analisi, e trovano prognosi forse sì, ancora una volta, diverse, ma comunque tutte tese ad un unico obiettivo: risorgere, come Araba Fenice, e tornare a recitare un ruolo di primo piano. "In Italia come in Europa”, parafrasando Pesalovo, che chiude l’intervento tra applausi scroscianti quando cita Ségolène Royal. Perché "soli nulla è realizzabile, ma insieme tutto è possibile”.
Con Pietro Cavallini arriva poi il momento del ricordo e della commozione: dal microfono rimbalzano le biografie essenziali dei "compagni” Gianfranco Mariotti, Cesare Godano e Ubaldo Anghinolfi, e si tracciano così indirettamente i passaggi fondamentali dell’apporto socialista allo sviluppo cittadino. Istruzione, Coop, Atc, Unione Fraterna: sono questi alcuni dei nodi cardine toccati dall’impegno del partito del garofano alla Spezia, e non solo.
Franco Maccione, esperto di economia (venerdì prossimo sarà presentato il suo ultimo libro, intitolato "Lineamenti di storia dell’economia spezzina dall’800 ai giorni nostri”), porta ad esempio della genialità socialista il Progetto Corsica, nato proprio da un’idea del PSI, poi "rubata” dai genovesi, più lesti degli spezzini a sfruttare le intuizioni commerciali, e che oggi frutta un immenso appalto per la riqualificazione del fronte a mare di Bastia da parte di ditte del capoluogo ligure. L’esempio apre la strada poi a Maccione per pensare già ad un programma di lavoro: perchè va bene la concertazione, vanno bene i discorsi, ma da oggi, i socialisti vogliono fare sul serio.
C’è spazio anche per l’intervento del giovane Daniele Del Bene, che non si risparmia una frecciatina ai giornali ("non ci hanno concesso lo spazio che meritiamo”, accusa, facendo leva sull’orgoglio socialista, che è un fuoco ancora ben vivo nelle pance dei presenti) per poi rispondere alla facile ironia dei concorrenti politici: "A chi spera nella morte del partito socialista, diciamo: oggi i socialisti ci sono, e sono tanti!”, è il punto drammaticamente più alto del suo intervento.
Morchio la prende alla larga, partendo dal rimpianto per figure come De Gasperi e Moro in un sistema in cui c’è una fortissima esigenza di laicità: "Siamo qui perché gli altri hanno fallito”, chiosa, vestendo il popolo socialista di una missione. "Psi e socialdemocratici” continua l’assessore genovese "non hanno oggi nessun problema di dialogo: dobbiamo recuperare la nostra identità socialista, tutti insieme. Zapatero, Blair, la Royal sono socialisti e si vantano di chiamarsi così”.
La chiusura spetta all’acclamatissimo Pischedda, che non dà per scontato nulla: "O sarà riconosciuto il nostro peso, o nessuna nostra collocazione è da darsi per certa”, è il succo del suo intervento prosaico.
Gente tosta, i socialisti. "Potete uccidere me, ma non la mia Idea”, diceva Matteotti il giorno prima di morire. Dopo 13 anni di turbolento sonno, l’Idea è tornata ad illuminare la via del popolo del garofano.

 


Aggiornato il: 11 gennaio 2008

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