FORMICA : INTITOLARE UNA STRADA A CRAXI

 O AL GAROFANO ROSSO ?

Pubblicato su "Il Riformista" del 30 Dicembre 2006



Caro Direttore, Una limpida e cortese iniziativa tunisina ha dato vita ad una rumorosa e fastidiosa polemica da cortile nostrano. L’argomento, che ha messo in crisi alcune cattive coscienze, è ricorrente e lo sarà sempre di più con il passare degli anni: intitolare una strada a Craxi è politicamente corretto o no. I compagni, gli amici e, se è possibile, la famiglia, spengano subito questi fuochi fatui, e lascino al dipietrismo cafone l’odioso compito di guardiano di una rivoluzione fallita. Il ricordo dei defunti è sempre difficile quando urge elevare solide difese al ritorno perturbante del morto nello spazio dei vivi. Tutti, compresa la famiglia, stanno cadendo nella trappola della via. Ma solo un nome ignoto non suscita discussioni. Tuttavia questo approccio è fuorviante e rinvia la questione che va sfrontata, ovvero un bilancio del periodo segnato dalla sua direzione politica. L’aver identificato la figura di Craxi con la questione socialista, si è dimostrato un tragico errore per gli antisocialisti. Non c’è dubbio che il riemergere della questione socialista all’interno della più vasta area della sinistra storica obbliga tutti ad un confronto sul caso Craxi: 20 anni di iniziativa politica socialista segnata dalla direzione di Craxi sono un pezzo vitale della storia italiana in generale e del socialismo in particolare? I temi per la terza modernizzazione del Paese che i socialisti e Craxi posero negli anni ’80, perché sono rimasti in questi 15 anni di vuota transizione i problemi dell’affanno della sinistra di oggi? La sfida di Craxi è viva e presente; la si può evitare solo sostituendo la memoria collettiva con la memoria episodica. I regimi totalitari sono maestri nella chirurgia storica, selezionando, di un periodo, gli episodi che fanno comodo o meno. Spetta dunque ai socialisti non prestarsi al gioco degli attestati toponomastici. Anche la disincantata proposta di Prodi di dirottare il nome di Craxi nel villaggio statunitense di Sigonella, è una scaltra applicazione del principio selettivo nella storia: l’eterna invocazione delle luci e delle ombre. Non scontenta un diffuso anti-americanismo culturale, ma non si misura con l’iniziativa politica complessiva del ventennio socialista da Craxi profondamente segnato. La verità è che risulta ancora indigeribile quello che demolì il compromesso storico che oggi mutatis mutandis ritorna, sia pur come aspetto parziale, nel dibattito sul Partito democratico, e che aprì la strada alla modernizzazione del Paese. Il punto vero quindi è confrontarsi complessivamente con il ruolo del Partito socialista che porta il segno dell’iniziativa di Craxi. L’affanno di oggi sta nel non aver affrontato questo tema, come se un periodo storico si potesse mettere tra parentesi per ricominciare da zero. A questo punto della discussione vorrei formulare una proposta semplice e dirimente: si può proporre di intitolare strade, piazze e giardini d’Italia al Garofano Rosso che ha segnato la strada del riscatto sociale per oltre un secolo? Dinanzi a quelle targhe potremo ricostruire il mito glorioso di una storia che per un quinto di secolo è stata anche la storia di Craxi. Il Garofano nasce alla fine dell’Ottocento e i lavoratori lo mettevano sul vestito della domenica come distinzione dai signori che avevano nell’occhiello della giacca un garofano bianco. Poi è diventato il simbolo del primo maggio, e lo riprendemmo come simbolo del Psi quando eliminammo quelli della tradizione sovietica. Insomma la grande questione che riguarda la sinistra italiana si chiama “revisionismo”. L’assenza di un adeguamento della dottrina all’azione ha prodotto da un lato una politica all’insegna della provvisorietà e dallìaltro una teoria spesso inconsistente. “ C’è uno spazio vuoto che va popolato” direbbe Gaber. Noi lo popoleremo. Però abbiamo una sola domanda da porre: se la questione socialista tardasse ad emergere e si trasformasse in “problema socialista” per la società italiana chi sarà in grado di dirigere e di controllare una domanda arretrata di negata giustizia civile e sociale? Il rischio più probabile è un ritorno alla vocazione minoritaria nelle istituzioni e alle impazienze radicali e neo-massimaliste nella società. Spero di sbagliare! Auguri di Buon Anno per il Riformista.  Rino Formica 


Aggiornato il: 09 giugno 2015

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