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Costituente Socialista Auditorium del Massimo - 14 Luglio

Intervento di NICOLA CARNOVALE per “I SOCIALISTI ITALIANI” 

Cari compagni, è senza alcuna retorica, che possiamo affermare d’essere oggi innanzi ad un evento destinato a fare storia. In questa sala ed in questo giorno, si concentrano molte delle ragioni della lotta politica dell’ultimo quindicennio di ciascuno di noi. L’umanità ha conosciuto nel corso del tempo due soggettualità: Chi la storia l’ha fatta e chi l’ha subita. Noi, nel nostro essere socialisti, abbiamo sempre avuto una naturale e spontanea propensione nel farla, perché siamo stati mente pensante e corpo vitale di questo paese. Siamo stati questo, perché capaci di capire e regolare equamente le dinamiche che muovevano la società in cui operavamo. “La storia siamo noi”. Recita il testo di una canzone. Noi, non vogliamo cadere in questa presuntuosa affermazione. Ma se è “la storia che da torto o da ragione”noi, siamo in attesa di un responso chiaro ed inequivocabile che dica chi erano e cosa sono stati i socialisti nella vita democratica del paese. Differentemente a questo, siamo stati soggetti passivi quando abbiamo marciato tra di noi divisi, litigiosi, ma soprattutto quando siamo stati privi non solo di un progetto paese, ma di una strategia comune. In questo semplice concetto si racchiude l’esperienza della diaspora dell’ultimo quindicennio. Un’esperienza di luci ed ombre, che ha consentito la conservazione della specie, ma non il rilancio e lo sviluppo della sua funzione. Oggi si apre finalmente una nuova fase. Abbiamo un dovere morale prima ancora che politico. Restituire fiducia e prospettiva ai socialisti ed all’Italia. Non possono bastare semplici patti generazionali. Serve una cura radicale e duratura. Serve un nuovo contratto sociale tra stato e cittadini. Corre l’obbligo delle innovazioni e delle riforme. Non basta il solo “coraggio” di conio rutelliano, anche perché si tratta di merce veramente rara nei paraggi del Pd. Essa rappresenta il disconoscimento del ruolo delle istituzioni, dell’assenza di risposta riformista, l’abdicazione di una classe dirigente, che delle istituzioni ha fatto un santuario, specie quando ha governarle è la sinistra. E’ venuta meno la sua funzione d’innanzi ad un accrescimento di conflitti tra interessi diversi e contrapposti di varia natura tra cui spicca lo quello generazionale. Se oggi, la generazione degli occupati e dei pensionati, viene rappresentata e tutelata, da partiti e sindacati, quella dei giovani inoccupati anche se laureati, specializzati e qualificati non ha né voce né rappresentanza. Il sistema politico ed istituzionale è bloccato da un falso bipolarismo succube di logiche di schieramento che a priori negano il dialogo ed al confronto nelle sedi istituzionali. I sistemi elettorali comprimono la partecipazione attiva e gli spazi di democrazia riducendo i cittadini in sudditi. La superiorità morale, paventata da più fronti e premessa fondante della seconda repubblica, si è rivelata come l’ennesimo falso mito, come l’ennesima bandiera demagogica per professare false rivoluzioni ed accreditare altrettanti falsi rivoluzionari. La crisi della politica è frutto di più cause. Una politica debole che ha ceduto sovranità a poteri forti, terzi e invadenti, sempre più pervasivi, ed ai potentati economi e finanziari. Il Pd che vorrebbe affermare un suo primato, nasce dal compromesso tra due storie e dagli interessi di due nomenclature, è incapace di interpretare la crisi della società e della democrazia e di darvi le risposte attese ed adeguate. Non basta un leader, per quanto accreditato, a risolvere i contrasti e sciogliere i nodi che si manifestano con dirompenza, in un sistema di alleanza di partiti e gruppi ognuno, dei quali cerca spazio e visibilità anche recando danno alla coalizione ed al paese A chi, svegliandosi da un sogno onirico, ci ricorda che oggi c’è Walter il salvatore, rispondiamo complimenti. Si è scoperta l’acqua calda. Anche un bambino, sapeva che c’era il predestinato, anche se non si era a conoscenza di tempi e modi. Le intercettazioni e l’assedio alla dirigenza diessina hanno fatto il miracolo. Il confronto con il Pd, va portato sul terreno avanzato dei contenuti e delle idee, senza complessi e pregiudizi, non avendo nulla da temere come socialisti, rispetto ad un partito democratico assai deficitario in quanto a tasso riformista. La “cosa rossa” si presenta come una risposta ideologica, emotiva, senza prospettive, non utile ad un paese in cui l’unico elemento di radicalità dovrebbe essere il cambiamento, rischiando di essere incompatibile con le responsabilità istituzionali e di governo. Innanzi a queste contraddizioni non può che emerge la necessità di un soggetto nuovo. Di una forza riformista a 360°, laica, liberale e socialista, che svolga la funzione di guida in una coalizione di centrosinistra priva di bussola. I socialisti hanno tutte le carte in regola per svolgere questo compito, sia per scelta di campo operata che per le motivazioni profonde di cui sono animati: libertà, uguaglianza, giustizia ed equità sociale, rispetto della persona, solidarietà e crescita generale. La vera sfida che da lanciare al paese ed ai suoi apparati è quella dell’innovazione. Il nemico da battere è “l’essere conservatore” che si annida in vari gangli vitali del paese, e che ne impedisce lo sviluppo equo, solidale ed uniforme in un mondo che corre ad alta velocità. Abbiamo una identità forte che va rinnovata. Ma Dobbiamo però ora recuperare un’altrettanta forte “autonomia” che non vuol dire isolamento. Non è un vecchio pallino che “ritorna”. O la solita solfa socialista post Midas. Ma è la premessa essenziale per un dialogo ed un confronto a tutto campo. E’ la necessaria condizione perché non si diventi subalterni ad altri soggetti in campo che hanno adottato ormai scientificamente il criterio della cooptazione come strumento di lotta politica. Vogliamo capire chi sono gli innovatori in un paese in cui è impossibile avanzare qualsiasi idea che vada ad accrescere e tutelare le libertà e le garanzie dei cittadini. Il dibattito politico di questi giorni, che come sempre avviene in un clima di scontro, né è un blando esempio. La battaglia per superare lo scalone è una battaglia di retroguardia e di principio. Chi sarebbe disposto a firmare, per poi pagare, una cambiale in bianco per estinguere un debito altrui? E’ questo quello che alcune irresponsabili forze politiche e sindacali, conservatrici, stanno chiedendo alla mia generazione? Non è possibile. Non è accettabile. Non è possibile. Il vero problema è che paghiamo un gap politico e culturale più grande. Nessuno più parla di reinterpretazione delle categorie lavorative, in una società profondamente mutata, ma che sembra non essersi liberata del tutto dalla vecchia concezione della sociologia pietrificata delle classi. La domanda da cui partire è chi sono gli operai ed i braccianti di oggi. Sono coloro che lavorano nelle aziende? O sono anche i tanti giovani laureati e diplomati, liberi professionisti ed i piccoli e medie operatori? Rispondendo a questa domanda, sapremo rispondere anche all’esigenze esplose nel nord del paese. Urge necessariamente una strategia di sviluppo che riduca il carico fiscale e che renda efficiente la pubblica amministrazione E’ su questo che dobbiamo lanciare una sfida tutta in positivo per riformare il mercato del lavoro. Dobbiamo farlo con il mondo sindacale incerto alle innovazioni se non ostile, il cui essere conservatore a tutela dello “status quo” e degli interessi consolidati li rende vulnerabili a fenomeni di infiltrazione terroristica o inquinamento mafioso, come i recenti casi, di Padova e di Gioia Tauro dimostrano pericolosamente. Facciamo fatica ad intravedere innovatori nel campo della giustizia. Francamente credo non lo siamo neanche noi che da sempre, e non a vicende alterne, siamo stati e siamo garantisti. Si compagni, perché professare una distinzione tra magistratura inquirente e giudicante, non è da innovatori, ma è l’abc del garantismo, ed è un valore tanto importante quanto l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri. Nel frattempo che si assiste al questo teatrino poco edificante di rivolta ed alla reazione di una classe di per se privilegiata, quale la magistratura, il cittadino resta in attesa di giustizia. Bisogna innovare. E’ questa la parola d’ordine per la nostra costituente. Dobbiamo farlo per il paese. Dobbiamo farlo per dare speranza alla mia generazione, la prima che affronta con maggiore insicurezza, rispetto a quelle che l’hanno preceduta, il futuro. Un generazione le cui aspettative e necessità non hanno rappresentanza e peso. Adoperandosi in tale direzione, costruiremo il partito non dell’oggi, ma del domani. Il segnale politico che parte da questa assemblea verso il paese è chiaro e non può essere equivocato. Non siamo d’ innanzi ad una adunata di reduci e combattenti, per almeno due motivi: primo perché non è possibile trovare così tanti reduci disposti ancora a combattere; secondo, perché è qui presente fattivamente, accanto a tanti vecchi compagni una nuova generazione capace e meritevole che ha voglia di cambiare le cose. Io non ho vissuto l’esperienza Psi. Quando sono nato, vi era al governo del paese un uomo che stava facendo anch’egli storia e che amava considerare suo il partito , il Psi, come “Un Partito di tradizioni combattenti per la libertà, la democrazia e la giustizia, che concorre al rinnovamento della Repubblica, al migliore funzionamento del sistema democratico, al consolidamento della libertà su cui esso si fonda”. Quell’uomo era Bettino Craxi. In queste parole, più che mai attuali non possiamo non rispecchiarci. La Costituente socialista avrà un senso se servirà a questo paese e al centrosinistra. Dobbiamo essere fautori di una politica nuova, perché innovatrice e perché fatta di contenuti e di idee, che parli a coloro che hanno meriti, talento, professionalità e a quelli che devono lottare per uscire dalla emarginazione e dalla sofferenza, era questa l’intuizione di Martelli a Rimini ’82. Essa è ancora attuale, e va coniugata con la problematica crescente delle nuove opportunità, in una società che offre poche possibilità alle nuova generazioni. Insomma, un metodo inclusivo che faccia della meritocrazia il criterio naturale di selezione per un modello di società giusto e che trovi nelle università il suo terreno principale di attuazione. Ma per poterlo fare bisogna essere credibili e dobbiamo adottare questi criteri anche al nostro interno. Dobbiamo costruire un partito plurale, che sappia crescere e progredire nella democrazia, in tutti i momenti compresi i frangenti di difficoltà che presenteranno. Una politica democratica è una politica che si sottomette all'utilità generale, lasciandosi guidare dalla ricerca dell'utile per i molti se non per tutti. Serve un partito del Socialismo liberale adatto ai nostri tempi, rinnovato negli uomini e nello spirito di fondo che anima tutti coloro che hanno a cuore le ragioni di una grande storia e sentono l’obbligo e la responsabilità di battersi per difenderla e tramandarla. Un partito moderno, dai caratteri ben definiti. Chiaro. Lineare. Non ambiguo. Riformista a tutto tondo. Non capita molto spesso ad un giovane della mia età di poter parlare ad una assemblea di queste dimensioni e di tale importanza. Di questo non posso che non ringraziare tutti i dirigenti del mio partito “I socialisti Italiani”,a cui nome intervengo, che nell’affrontare questo progetto di costituente hanno privilegiato una visione d’insieme, una visione di rinnovamento, hanno voluto voler dare la possibilità ad un giovane di esprimere il suo pensiero e dire cosa pensa del partito del futuro. Ma la mia speranza e che nel futuro, nel costruire il nuovo soggetto politico, queste situazioni, come ad esempio interventi di giovani dirigenti compagni come Lorenzo Pirrotta che ringrazio, Daniele Del Bene, Francesco Mosca e Tommaso Ciuffoletti e tanti altri, che non diventino l’eccezione che conferma la regola, ma normalità ed abitudine. Abbiamo uno spazio politico enorme. Abbiamo capacità e risorse umane ed intellettuali. E’il momento d’intraprendere il cammino. Non possiamo far mancare in questo frangete determinazione e coraggio, ma consentitemi anche un po’ di sana follia. L’oscurità della notte è finita. Una nuova alba sta nascendo. La sua timida luce ci suggerisce una strada. E’ la strada del socialismo democratico e libertario. Percorriamola tutti insieme. La fortuna aiuta gli audaci. Avanti compagni e buon lavoro.

Nicola Carnovale - Segretario Nazionale Federazione Giovanile I Socialisti Italiani

 


Aggiornato il: 11 gennaio 2008