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IL Delirio di Antonio DI PIETRO

Da: domenico.civitano@libero.it
Date: 23/09/2009
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CARO TONINO,SONO CONVINTO CHE GLI AMICI, CHE TI ISTIGANO A GRIDARE SEMPRE PIU’ FORTE CONTRO TUTTO E TUTTI NON TI VOGLIONO BENE A DIFFERENZA DI CHI TI CONSIGLIA DI SCHERZARE CON I FANTI E DI LASCIAR STARE I SANTI. Ti voglio raccontare la storia di un giovane, che pur sembrando, aitante, robusto, simpatico, si prestava, per un suo singolare modo di fare, al gioco dei suoi coetanei, che lo adulavano a tal maniera che lo facevano sentire un Narciso con i risvolti di megalomania inusitata al punto di arrivare a ricoverarlo in manicomio, dove morì dimenticato da tutti. I giovani della sua età e altri più anziani di lui lo avvicinavano e gli sussurravano che c’erano delle ragazze che si erano innamorate di lui. Gli suggerivano l’orario dell’incontro e lo raccomandavano a come doveva presentarsi, tutto incipriato e profumato. Prendendo sul serio le notizie degli amici, peraltro occasionali, si paragonava a Casanova, a Rodolfo Valentino e si atteggiava a grande stallone per la convinzione di conquistare tutte le ragazze di cui parlavano i falsi amici. A prendersi gioco del personaggio erano ragazze, signorinelle e anche qualche spiritosa donna matura. Lo invitavano ad accettare di fare il Presidente delle belle sartine e ricamatrici, tutte appartenenti a famiglie rispettose e possidenti. Da lui volevano, oltre all’amore, un impegno a istituire nuovi opifici per migliorare l’organizzazione sociale del paese fino a fargli credere che sarebbe stata la sola persona idonea a guidare il Paese. Arrivò il momento che il giovane incominciò a prendere sul serio la cosa e ovunque andava si presentava come il futuro sindaco con i progetti delle opere da realizzare. Egli, quando era in Piazza, si avvicinava ai gruppi che ivi vi sostavano e illustrava il programma delle opere che avrebbe realizzato appena diventato sindaco. Prometteva ai giovani come lui, agli anziani lavoro e tanti nuovi servizi. Era la storia di tutti i giorni, appena intravedeva un gruppo di persone. Quando bisognava fare sul serio per l’elezione dei nuovi amministratori, gli amici sparirono tutti. La nuova situazione creatasi intorno a lui di abbandono assoluto lo rese irascibile, maleducato e anche pericoloso perché cercava vendetta contro di coloro che lo avevano abbandonato. Per un non nulla s’inalberava, faceva delle accuse intollerabili a persone appena incontrate. Ciò lo rese un soggetto pericoloso per la tranquillità e per il decoro dei cittadini. L’Autorità sanitaria fu costretta a prendere i provvedimenti necessari. Il Giovane narciso fu ricoverato in manicomio ove, poi, morì. La triste storia di quel giovane, dalle apparenze di una persona normale, deve essere di monito a tutti a non abusare delle debolezze altrui in qual si voglia circostanza. In questo momento politico di crisi internazionale, che ha sconvolto, sia pure con temi diversi, gli Stati di ogni parte del mondo, sono poco graditi gli atteggiamenti arroganti e spropositati, come le volgari accuse per distrarre il popolo dall’esame dei comportamenti dei protagonisti politici. Contrariamente alle convinzioni dei tanti strateghi della politica, il popolo sganciato dal tifo da stadio sa bene chi è il Narciso, chi lo istiga, chi lo usa come testa d’ariete per rompere la convinzione popolare sulla sinistra incapace di proporre idonee soluzioni ai problemi che assillano il Paese, mentre molto brava a fare da scendiletto a quella parte della Magistratura che vuole supplire il potere legislativo. La sinistra, sfiancata dagli scandali, logorata dalle lotte interne, disorientata dalla fattività dell’avversario politico, avvilita dalle critiche di Beppe Grillo, di Santoro, di Flores, dei Girotondini e dallo stesso Tonino, l’eroe di Mani Pulite, è al capolinea del suo percorso storico. A tenere in vita, sia pure in camera di rianimazione, la zoppicante sinistra, è il Centro Destra, che partecipando a odiose e deprimenti trasmissioni televisive protese solo a offendere milioni di cittadini che hanno votato contro la sinistra per il loro linguaggio diseducativo, forniscono l’alibi per apparire ancora sulla scena politica. Alle dichiarazioni di Franceschini e del tonante Tonino, relative alla non partecipazione al salotto di Vespa, bisogna rispondere con fermezza di non essere più disponibili per riunioni tra comare al mercato e utilizzare quel tempo e le energie a realizzare le opere che il Paese aspetta. Ciò, per il rispetto della propria e altrui dignità. 19settembre2009 Domenico Civitano

   
Aggiornato il: 02 giugno 2011
 

IL LUOGO D'INCONTRO VIRTUALE DEI SOCIALISTI