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IL SUICIDIO DEL GIOIELLIERE

Da: domenicocivitano@libero.it
Date: 05/03/2009
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L’ARTICOLO PUBBLICATO DALL’ANSA IL 27 FEBBRAIO 2009, SUL SUICIDIO DEL GIOIELLIERE MASSIMO MASTROLORENZI SCONCERTA LE PERSONE DÌ BUON SENSO CHE NON CONDIVIDONO LA DECISIONE DEL P.M. DÌ CAMBIARE IL CAPO D’IMPUTAZIOEN DA “ECCESSO DÌ LEGITTIMA DIFESA” IN “DUPLICE OMICIDIO VOLONTARIO” Il suicidio del gioielliere Mastrolorenzi non si deve attribuire alla furibonda lite per gelosia con la compagna Michelina, di venti anni più giovane di lui e ancora molto attraente. Sarebbe aggiungere ingiustizia a quella già procurata dal PM a danno di Mastrolorenzi, che il 2003 uccise nella sua gioielleria i due rapinatori. Bisogna partire dalla prima imputazione di omicidio per eccessiva legittima difesa e poi mutata in duplice omicidio volontario. Mastrolorenzi, dopo la rapina nella sua gioielleria in Via Marmolada, non è più lui. Egli vive con il rimorso di aver ucciso due giovani, che potevano essere i suoi figli. Nella sua mente è sempre presente la macabra visione dei corpi senza vita dei due rapinatori. Lo assale la consapevolezza di finire in carcere e perdere la libertà e le cose a lui care, a partire senza dubbio dalla giovane compagna. Il suo dramma aumenta a seguito della decisione del PM che lo accusa di duplice omicidio volontario. Mastrolorenzi vive il dramma della sua infausta fine e perde ogni capacità di controllo del suo sistema psicofisico. La causa del suicidio va cercata nell’infelice legge che lo accusa di omicidio volontario mentre il Mastrolorenzi si è comportato come un soldato che in guerra uccide il nemico. 05/03/09 Domenico Civitano Bitetto (BA)

   
Aggiornato il: 02 giugno 2011
 

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