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L'ITALIA COME LA STRISCIA DI GAZA

Da: domenico.civitano@libero.it
Date: 10/02/2009
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L’ITALIA COME LA STRISCIA DÌ GAZA PER LA RIVALITA’ TRA DESTRA E SINISTRA Il commento, realisticamente e pesantemente negativo sui socialisti che si sono centrifugati a destra e a sinistra dopo lo sbandamento determinato da Mani pulite, sembrerebbe un irreprensibile sfogo di un onesto socialista, geloso della propria identità e della propria immagine. Però, attribuire a Di Pietro meriti di eroe per la difesa della democrazia e, ancora più, per l’affermazione della legalità in Italia, questo assolutamente no! L’on. Di Pietro ha da farsi perdonare molte cose come magistrato inquirente e come politico. Come magistrato è stato lo strumento di chi aveva programmato sia i nuovi equilibri mondiali, conseguenti alla caduta del muro di Berlino e alla condanna storica del comunismo in ogni parte del mondo occidentale e sia la fine politica della D.C., del PRI, del PSDI e soprattutto dei Socialisti e di Craxi. Complice di tale disegno la Magistratura che aveva qualche spina da togliersi con Craxi, che molto saggiamente, aveva proposto di punire i giudici che sbagliavano sapendo di sbagliare. I casi Sigonella e missili contro l’Unione Sovietica sono la conferma di tale tesi. In politica, questo campione della legalità, mostra i muscoli di un’arroganza stomachevole, convinto di indossare ancora la toga e bacchettare nemici, amici, parenti, tutti. Accortosi della fine miserevole della sinistra stalinista, incapace d’incantare ancora i lavoratori che avevano scoperto i loschi giochi a loro danno, decide di appropriarsi dello scettro della rivolta per trarne i comprensibili vantaggi del consenso popolare. Convinto di poter far credere al popolo in buona fede di essere la Giovanna D’Arco italiana attacca con tutte le infamie immaginabili Berlusconi, la destra, il PD e addirittura il Capo dello Stato tacciandolo di mafioso. Chi ha proposto una visita neurologica per Di Pietro non ha detto una bestemmia. Ci sono i segnali da parte del popolo più attento alla politica che il gioco perfido di Di Pietro è stato scoperto. Di Pietro è ormai al capolinea. L’ha capito anche lui. E’ politicamente isolato per le sue idee giustizialiste. La resistenza a non accettare tale stato di cose lo porta alla depressione psichica e, quindi, all’incontrollabilità delle proprie azioni. Come si fa a proporre di unirsi a Di Pietro per costruire un futuro al sicuro da tentativi dittatoriali. Come è possibile non capire che Berlusconi ha salvato l’Italia dal comunismo più becero e sanguinario e dal disegno della magistratura di avocare a sé il potere legislativo. La democrazia liberale potrebbe pur non piacere a taluni, ma non è dittatura e soffocamento di ogni libertà. Un socialista del Partito Socialista Italiano, pur rimasto isolato con i suoi principi di laicità, di riformismo moderato, di assoluto democratico, di liberista, non può, per siffatta fatalità, perdere il dono dell’individuazione oggettiva del bene e del male. Quale ragione socialmente valida si può addurre a pretesto per propendere per una sinistra che ha utilizzato il potere per far lievitare in Italia l’area della povertà. Il potere conferito a Berlusconi, piaccia o no a chicchessia, è avvenuto con libere elezioni, per convinta volontà popolare, nonostante l’intervento contrario di certi poteri forti, dei programmi televisivi come “Anno zero”, “Ballarò”, “Le Iene” e poi, Beppe Grillo, i Girotondini, la CIGL e si potrebbe continuare. Si può non essere Berlusconiano, ma non si può annullare un suo naturale diritto a difendersi dagli attacchi a fuochi incrociati per distruggerlo anche fisicamente. Per quale ragione l’uomo Berlusconi, non deve poter dire la sua opinione sul caso Eluana, come qualsiasi altro cittadino. Perché riconoscere una sentenza della Cassazione basata sul sentimento dei magistrati, atteso che non c’è una legge cui ispirarsi. Discutibile è il fatto che di un caso pietoso, doloroso, umano, prettamente familiare si sta facendo una vergognosa speculazione politica a tutti livelli. La verità è che in Italia si vive più di fanatismi contrastanti, quasi calcistico, che di senso di responsabilità per combattere la delinquenza, la droga, l’insicurezza sociale, la mala sanità, il turpiloquio, l’esaltazione del sesso, la violenza sessuale e l’incertezza della pena per i reati penalmente perseguibili. Basta con l’addebitare agli altri la responsabilità che è anche propria. 10/02/09 Domenico Civitano

   
Aggiornato il: 02 giugno 2011
 

IL LUOGO D'INCONTRO VIRTUALE DEI SOCIALISTI