Cessione di sovranita', appello ai Senatori
IL BILANCIO DELLO STATO LO FARA' BRUXELLES. SI VOTA AL SENATO
“NON APPROVATE CON I DUE TERZI IL TRATTATO
LASCIATE L'ULTIMA SCELTA AL REFERENDUM”

(“An appeaser is one who feeds a crocodile hoping it will eat him last”. W.Churchill)
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Com’è noto a tempi brevissimi il Senato sarà chiamato ad approvare in seconda lettura le modifiche all’ art. 81 della Costituzione in materia di pareggio di bilancio secondo il trattato voluto dalla Cancelliera Merkel (Fiscal compact) sottoscritto dal Governo italiano, che ne ha sottoscrito successivamente un altro di diverso tenore e non integrabile col primo.
Riapprovando il nuovo articolo 81 con la maggioranza di due terzi si escluderebbe la possibilità del pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo.
E’ ammissibile che ciò avvenga su un tema così importante?
E’ ammissibile che ciò avvenga per opera di un Parlamento che ha compiuto un passo indietro dal governo nel momento più grave della crisi politica, economica e sociale del Paese dal dopoguerra?
E’ ammissibile che i due terzi siano calcolati su assemblee parlamentari che, elette con una legge ipermaggioritaria, non rappresentano milioni di elettori che non hanno potuto far pesare il loro voto alle ultime elezioni politiche?

Vi chiediamo dunque, onorevoli Senatori:
EVITATE LA MAGGIORANZA DEI DUE TERZI, E LASCIATE LA SCELTA FINALE AL POPOLO ITALIANO SULLA CESSIONE DELLA SUA SOVRANITA’ VERSO UN ALTROVE CHE NEMMENO VOI CONOSCETE

Il Parlamento dei "nominati" non tiene conto dei rilievi della Corte dei Conti
I COSTITUENTI NON VOTARONO
IL FEDERALISMO EUROPEO

di Rino Formica

L’articolo 11 della Costituzione contiene i principifondamentali ed essenziali a cui deve ispirarsi l’Italia nei rapportiinternazionali.
Essi sono:

a) “ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

b) consentire “in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;

c) promuovere e favorire “le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
La questione fu posta dall’on. Dossetti il 3 dicembre 1946 nella 1° Sottocommissione della Commissione dei 75 per la Costituzione. Il primo testo riprendeva la formula utilizzata per la Costituzione francese. Il dibattito tenne conto della difficile situazione in cui versava l’Italia (definizione del Trattato di Pacee partecipazione alla Organizzazione delle Nazioni Unite).
Il testo approvato all’unanimità riprodusse la proposta Dossetti:

“ L’Italia rinunzia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli e consente, a condizione di reciprocità e di eguaglianza, le limitazioni disovranità necessarie ad un’organizzazione internazionale che assicuri la pace ela giustizia per i popoli”.

Il 24 gennaio 1947 la Commissione dei 75 in Assemblea plenaria esaminò l’articolo e prese inconsiderazione un emendamento dell’on. Lussu consistente nel sostituireall’espressione “organizzazione internazionale “ l’altra “organizzazione europea ed internazionale”.

Con l’intervento di Lussu entrò nel dibattito alla Costituente la questione della organizzazionefederalistica dell’Europa.

Ma l’Assemblea era contraria agli Stati Uniti di Europa e bocciò l’emendamento.

Il 24 marzo del 1947 l’articolo su la cessione di sovranità nazionale del progetto della CartaCostituzionale, elaborato dalla Commissione dei 75, fu esaminato nell’Assembleagenerale della Costituente.
L’on. Bastianetto, della DCpresentò un emendamento che dopo le parole: limitazione di sovranità necessarie” aggiungeva le altre “all’unità dell’Europa”.
Il Presidente della Commissione dei 75, Ruini, con molta diplomazia, intervenne perchè non fosse posto ai voti l’emendamento Bastianetto ed usò questa spiegazione:

“La questione sollevata dall’on. Bastianetto, perchè si accenni all’unità europea, non è stata esaminata dalla Commissione. Però,raccogliendo alcune impressioni, ho compreso che non potrebbe avere l’unanimitàdei voti. L’aspirazione alla unità europea è un principio italianissimo; pensatori italiani hanno messo in luce chel’Europa è per noi una seconda Patria. E’ parso però che anche in questo momento storico, unordinamento internazionale può e deve andare anche oltre i confini d’Europa. Limitarsi a tali confini non èopportuno di fronte ad altri continenti, come l’America, che desiderano dipartecipare all’organizzazione internazionale”.

L’on. Bastianetto ritirò l’emendamento e così la costruzione degli Stati Uniti di Europa restò fuori dalla Carta Costituzionale .
Solo la Costituzione materiale ha reintrodotto la questione europea nella disciplina costituzionale in modo surrettizio e senza una verifica popolare.
Una interpretazione estensiva dell’art.11 della Costituzione ha fatto rivivere indirettamente l’emendamento Lussa (bocciato) e l’emendamento Bastianetto (ritirato) nella Costituzione italiana.
Ma ciò non è stato ritenuto sufficiente dalla Trinità europea (BCE, UE, Fondo Salva Stati). Ci è stata imposta una legge di modifica Costituzionale, che il Parlamento nel giro di solo 5 mesi ha approvato in doppia lettura con una vasta maggioranza tale da poter aggirare anche il vincolo del quorum dell’art.138 della Costituzione.
Non si è voluto toccare l’art.11 della Costituzione, al fine di superare l’ostacolo di accettare una limitazione al buio della sovranità nazionale.
Ed è così che i neocostituenti servili del nostro Parlamento, hanno inserito all’art.97 e all’art.119 della Costituzione, il vincolo dell’ordinamento europeo per “assicurare l’equilibrio del bilancio e della sostenibilità del debito pubblico” in tutte le pubbliche amministrazioni, compresi i Comuni, le Provincie, le città metropolitane e le Regioni.
Le Sezioni Unite della Corte dei Conti nel loro parere al disegno di legge costituzionale hanno, tra l’altro,sollevato sul punto, serie obiezioni rimaste senza risposta.

Vale la pena riprodurle.

“L’art.2, nell’integrare l’articolo 97 Cost. (presumibilmente) per non interessare la prima parte dellaCostituzione, estende a tutte le pubbliche amministrazioni i vincoli in terminidi equilibrio e di sostenibilità del debito in coerenza con l’ordinamentoeuropeo, il che può aprire adalmeno due ordini di riflessioni, con implicazioni non irrilevanti. Un primo interrogativo è se anche i bilanci di ogni ente pubblico debbono rispettarel’equilibrio in quanto espressi in termini di contabilità economica (e quindial netto delle componenti finanziarie) e se ciò debba accadere anche in terministrutturali.

Il secondo interrogativo è sela norma non possa essere vista come la costituzionalizzazione delle regolefiscali sovranazionali, con la conseguenza in tal caso dell’automaticavincolatività di ogni futura modifica dell’ordinamento europeo: sul punto sipuò assumere che la giurisprudeza costituzionale consenta una risposta di tipoaffermativo”.

Insomma le modifiche costituzionali, che l’attuale maggioranza bulgara ha approvato evitando il referendum popolare, costituzionalizzano un principio: “L’Italia adegua per l’oggi e per il domani tutti i suoi bilancipubblici non solo alle direttive esistenti attualmente nell’ordinamentoeuropeo, ma anche alle direttive future che saranno adottate con o senza ilnostro voto”.
Europeisti sì, ma schiavi di una Europa imperiale non era nei voti di Lussu e di Bastianetto alla Costituente repubblicana.

Editore
Critica Sociale

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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