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E’
ora di mettere la parola fine agli anni della “sopravvivenza” socialista!
Da una parte, la resistenza di migliaia di socialisti che con presidi
sul territorio e su internet hanno cercato di salvaguardare una gloriosa
storia politica e, dall’altra, una manciata di
piccoli “funzionari”che approfittando della buona fede di
tanti uomini e donne hanno lavorato per soddisfare i loro miseri egoismi
personali partecipando al saccheggio culturale e politico di una grande
cultura politica.
In questi ultimi decenni abbiamo assistito al superamento degli
ideali che univano gli uomini dinnanzi alle scelte per il loro futuro,
alla personalizzazione mediatica delle organizzazioni di partecipazione
democratica e alla oramai evidente sostituzione della politica con la
virtualità di sempre più consistenti interessi lobbistico-finanziari.
Con il venir meno degli ideali, dei grandi partiti, della scuola di
formazione e selezione, sono venuti meno gli uomini politici, la
partecipazione e l’elaborazione di nuovi modelli capaci di interagire
con una società in continuo e veloce mutamento. Contemporaneamente e di
pari passo, sono cresciute e stanno aumentando le disuguaglianze e
le discriminazioni socio-economiche tra i pochi “forti” e i
sempre più numerosi deboli. Contrariamente a quanto avveniva nel
passato, oggi i deboli hanno assunto caratteristiche diverse. Si è
deboli perché non si raggiunge la necessaria emancipazione sociale ed
economica, perché si ha un diverso colore della pelle, perché si ha
una lingua, una cultura, una religione o semplicemente opinioni o
sentimenti differenti da quelli presi come modello di riferimento.
In una società globale come quella odierna, divengono indispensabili
organizzazioni di partecipazione politico-culturale e strutture
rappresentative di carattere internazionale capaci, prospettando nuovi
modelli, di governare la mondializzazione.
Non abbiamo ancora un’Europa politica, nè tantomeno gli Stati Uniti
del mondo: esistono però il Partito Socialista Europeo e
l’Internazionale Socialista. Due
“strumenti” che possono contribuire alla costruzione di un mondo
migliore dove la globalizzazione economico-finanziaria incontrollata
possa essere sostituita da quella di tipo sociale.
Guardando
al nostro paese, è evidente lo stato di degrado della politica e degli
uomini politici.
Osservando
il nostro contesto ideal-culturale, non solo siamo consapevoli della
mancanza di una grande forza del socialismo democratico, ma addirittura
assistiamo alla scomparsa della sinistra italiana intesa come luogo di
partecipazione, di elaborazione, di propulsione e di organizzazione
politica.
E’
giunto il tempo, e la fine di questa seconda Repubblica che non è mai
nata ce ne offre l’opportunità, di mettere a frutto i sacrifici e gli
anni di resistenza. E’ il momento di rendere protagonista di una nuova
fase quella grande cultura politica che in molti abbiamo cercato di
conservare in questi anni difficili. Eravamo convinti, e oggi più che
mai siamo consapevoli, che quella Socialdemocrazia, che taluni
vorrebbero dare per morta, è oggi l’unica via capace di creare la
necessaria coesione tra la frenetica evoluzione della società e
la necessaria giustizia sociale.
Una grande forza politica del Socialismo italiano, così come esiste in
tutti i paesi europei. Un grande partito politico, che partendo
dall’Italia, contribuisca a far riscoprire radici e motivazioni
fondanti al Partito Socialista Europeo e all’Internazionale Socialista
per determinare una sempre maggiore giustizia sociale.
A questo proposito, il ritorno dell’Avanti! ci offre una concreta opportunità. Non solo un giornale -
il nostro giornale - ma un luogo di incontro, confronto ed elaborazione
su cui ergere un nuovo e prossimo progetto politico. Alla lungimiranza
di Rino Formica l’onere di indicare la via da seguire e a tutti i
socialisti la responsabilità nel dare il necessario sostegno.
La conferenza nazionale sarà il luogo in cui l’Avanti!
tornerà ad essere di tutti i socialisti e, se sapremo essere uniti,
il punto di partenza di una nuova stagione socialista per il nostro
paese!
Daniele
Delbene |
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