E' scomparso Luigi Vertemati storico dirigente del Psi milanese

dalla newsletter dell'Avanti! del 11 Gennaio 2011

Luigi Vertemati
foto Il ricordo di Carlo Tognoli e un articolo "profetico"
UN SOCIALISTA A TUTTO TONDO
Un leader autodidatta di famiglia operaia

 E’scomparso dopo una lunga malattia Gigi Vertemati, storico dirigente socialista dellaFederazione milanese del Psi. I funerali si svolgono oggi pomeriggio a Milano.Lo vogliamo ricordare con affetto con un pensiero che gli rivolge Carlo Tognolie ripubblicando un suo articolo uscito sulla Critica Sociale nel 1994, nelprimo numero della ripresa della rivista dopo l’interruzione di due annidurante Mani Pulite, in cui già allora Vertemati avanzava una propostalungimirante che è un auspicio ancora attuale sia dell’Avanti! che dellaCritica. Inviamo questa newsletter dedicandogli la testata dell'Avanti! che oggi lo avrebbe inorgoglito.

di Carlo Tognoli

Socialista a tutto tondo, Luigi Vertemati halasciato di sè un ricordo estremamente positivo per quello che riguarda irapporti umani. Sempre disponibile al dialogo, uomo di mediazione, ma non dicompromesso, era attento alle esigenze politiche e personali di coloro cheinterloquivano con lui.

Autodidatta, proveniente da una famigliaoperaia, era uno degli esempi di promozione sociale consentita dall’impegnopolitico nell’ambito del partito socialista e delle istituzioni.

Attivista e dirigente del movimento giovanilesocialista, sostenne la politica autonomista di Pietro Nenni avviata dopo larivoluzione ungherese del 1956 contro il regime comunista che segnò la rotturadel patto di unità d’azione tra PSI e PCI.

Segretario della Federazione milanese del PSIdal 1972 al 1976, mantenne sempre un timbro ‘autonomista’ di nettadifferenziazione dal partito comunista anche quando prese le distanzeall’interno del PSI dalla corrente di Nenni e Craxi per aderire a quella diFrancesco De Martino.

Consigliere comunale e sindaco di Bernareggio,suo paese natale, fu consigliere e assessore regionale dal 1972 al 1989, quandofu eletto deputato europeo.

In occasione della costituzione della giuntadi sinistra nel 1975 condivise la linea che portò alla alleanza del PSI con ilPCI (dopo 14 anni di centro sinistra) per evitare un ‘compromesso storico’milanese che avrebbe schiacciato i socialisti tra DC e PCI e messa in forse la‘leadership’ socialista al comune di Milano.

Nella Regione Lombardia fu assessore piùvolte, al lavoro, all’artigianato, all’urbanistica, all’ambiente evicepresidente con Giuseppe Guzzetti.

Fu protagonista di scelte politicoamministrative importanti nel periodo in cui era in corso la trasformazionesocioeconomica  della Lombardia nelpassaggio dalla società industriale a quella postindustriale.

L’area della Pirelli Bicocca fu oggetto, conil Portello Alfa Romeo, dei primi interventi del Comune di Milano, quando erosindaco, sulle industrie in via di dismissione.

La Pirelli, allora in grave difficoltà, decisedi chiudere la produzione di pneumatici a Milano. Ciò avrebbe determinatoriduzione dell’occupazione e delle potenzialità di ricerca tecnologica diun’azienda ‘leader’ nel settore.

Vertemati gestì con grande equilibrio quelladifficile vertenza che sfociò nella ‘cassa integrazione’ per i lavoratori e inuna variante urbanistica approvata dal comune per la creazione di un ‘polotecnologico’, accompagnato da volumetrie per uffici e residenze, che avrebbegarantito risorse alla Pirelli.

Le cose andarono poi diversamente negli anni’90, perché il polo tecnologico si rimpicciolì, mentre aumentarono ledestinazioni residenziali (l’inserimento della seconda università - che avrebbedovuto insediarsi a Porta Vittoria, nella stazione di entrata del ‘passanteferroviario’- fu l’alibi per cambiare l’obbiettivo) e l’Arcimboldi fu la‘ciliegina’ per rendere più appetibile la sostanziale modifica delle finalitàoriginarie.

Tuttavia la visione che allora avevamo dellosviluppo urbanistico di Milano rimane valida e testimonia della capacità diinterpretazione dei mutamenti epocali in corso che avrebbero cambiatostrutturalmente il volto della città e del suo hinterland senza crearepericolosi traumi sociali.

In una lunga intervista rilasciata a RobertoVallini (‘Tutti i governi della Lombardia’) sulla esperienza regionale e sullaprospettive della nostra democrazia, Luigi Vertemati dopo avere ricordato ilsuo impegno per rendere più rapido e ‘decisionista’ l’iter delle deliberazioniregionali, aggiunge che ‘i fondamenti cui ancorarsi restano la libertà e lapartecipazione’.

“Non è con la via giudiziaria che si da vita auna nuova democrazia”.

Grazie, Luigi per quello che hai fatto e perquello che ci hai lasciato.

Un articolodi Vertemati, attualissimo, sulla Critica del 1994
"DOPO BERLUSCONI, ASSEMBLEA COSTITUENTE"

di Luigi Vertemati - Quanta confusione ci circonda, quanti rischi per tutti: cittadini, istituzioni, economia, rappresentatività del Paese. Eppure ci avevano spiegato che con il “nuovo che avanzava” saremmo andati incontro alla stabilità, all'efficienza dello Stato e di tutto il Paese. Chissà se tra i tanti padri e padrini del nuovo ci sono ancora quelli che in questi anni hanno saputo pronunciare solo “sentenze” senza appello per tutto quello che si è fatto in cinquant'anni di democrazia.
Certo anche l'Italia, come altri paesi europei, aveva bisogno di cambiare, di trovare nuovi equilibri istituzionali e modi più trasparenti nella politica, nell'economia, nella sua vita civile; ma, visti i risultati, è del tutto evidente che la cura alla quale è stata sottoposta era sbagliata, non avendo dato nessuno dei risultati promessi. Proprio per questo, nonostante le difficoltà e le amarezze, è giunto il tempo per tutti i riformisti, a partire dai socialisti, di riprendere l'iniziativa e tornare fra la gente.
Le attuali divisioni dell'arcipelago socialista e riformista non possono essere di impedimento per iniziative comuni. Le cose da fare sarebbero molte, a me pare però che la più urgente fosse quella che oltre dieci anni fa chiamammo la “GRANDE RIFORMA” istituzionale ed elettorale. In tempi confusi come l'attuale anche formule giuste come il bisogno di “nuove regole” rischiano di assomigliare ai vecchi imbrogli. Tutte le cure “miracolose” messe in atto in questi ultimi anni: la preferenza unica come la nuova legge elettorale, si sono dimostrate foriere di instabilità, mettendo a dura prova la pazienza del Paese e della sua gente.Lo stesso modello referendario abrogativo in materia elettorale deve essere usato con molta prudenza perché ha già concorso a creare illusioni fornendo risposte inadeguate come molti di noi avevano sostenuto fin dall'inizio.La polemica strumentale di queste settimane sul “GOVERNO DELLE REGOLE” è fuorviante perché non tocca al Governo definire le nuove regole. Il Governo deve governare e non può sostituirsi al Parlamento o al corpo elettorale ai quali spetta la definizione delle regole.
La strada più trasparente disponibile, se si vogliono sul serio le ”NUOVE REGOLE” è quella di andare all'elezione di un' “ASSEMBLEA COSTITUENTE”.
La prima iniziativa su cui misurarsi, se i riformisti vogliono ancora avere un ruolo primario nella difficile fase politica e civile del Paese, e quella di dare vita rapidamente ad un COMITATO PROMOTORE per formulare al Parlamento ed al Paese la proposta di elezione, con il sistema proporzionale ed in concomitanza con le elezioni regionali, di una “ASSEMBLEA COSTITUENTE”.
La “Proposta di legge di iniziativa popolare” sulla quale andare tra la gente a raccogliere le firme dovrebbe contenere:

1° - la composizione dell'Assemblea (100/150 membri);
2° - il sistema elettorale con il quale eleggerla (proporzionale)
3° - i compiti che gli verranno affidati (revisione della Costituzione e del relativo sistema elettorale con parti colare attenzione ai rapporti istituzionali: Presidente della Repubblica - Capo del Governo - Governo - Parlamento - Magistratura - Regioni - Enti Locali;
4° - i tempi entro i quali l'ASSEMBLEA COSTITUENTE deve concludere i lavori (non oltre i 12 o i 18 mesi) 5° - le modalità di approvazione della nuova Costituzione da parte del Parlamento e del “Popolo Sovrano” partendo da ciò che prevede la Costituzione in vigore.
Ecco un terreno d'iniziativa per tutti i riformisti a partire dai socialisti oggi divisi e dispersi.L'Italia repubblicana è nata con il contributo di tutti ma, nel 1946 ad incidere sui risultati del referendum tra Repubblica e Monarchia fu la determinazione e l'impegno dei socialisti, con alla testa Pietro Nenni, che non ebbero timori nell'andare fra la gente a sostenere la Repubblica, quando tutti gli altri erano timorosi e prudenti. La “NUOVA ITALIA” non può nascere sulle macerie e sulla confusione nella quale trovano spazio solo i fautori di divisione e di sventure, per riuscire ad essere democratica, solida e forte, la NUOVA ITALIA deve reggersi su di un disegno ed un progetto chiaro al quale abbiano concorso tutti con pari dignità.I socialisti, i riformisti, tutti coloro che sono sul serio intenzionati a costruire il nuovo senza criminalizzare nessuno e senza imbarbarire ulteriormente lo scontro, devono assumere l'iniziativa per l'elezione di una nuova ASSEMBLEA COSTITUENTE. 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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