Svolta Pse in Europa. E il PD?

Da: di Emanuele Macaluso da Il Riformista
Date: 26 nov 2011

Ieri sono stato favorevolmente colpito dalla risoluzione approvata l’altro ieri a Bruxelles dal Consiglio del Pse - il Partito del Socialismo europeo - con cui si avvia la preparazione delle elezioni europee che si svolgeranno nel 2014. È un buon segno, anche se manca un’analisi delle situazioni in cui oggi sono chiamati ad operare i partiti della sinistra europea. Su questo tema il nostro giornale si è impegnato e io stesso ho scritto alcuni editoriali critici sul Pse. Il fatto nuovo è che la Presidenza ha valutato criticamente il comportamento tenuto nelle scorse elezioni, quando il Pse non presentò un programma comune frutto di un’analisi e un candidato unico da proporre per la guida della della Commissione europea. I conservatori, al contrario, concordemente proposero Barroso. I conservatori del Ppe vinsero e Barroso è ancora il presidente dell’esecutivo comunitario. Nel documento si dice che il Pse vuole lanciare «un modo nuovo di far politica nell’Unione europea». È un primo passo. Questo risveglio pone un problema al Pd, il quale non aderisce al Pse e quindi non parteciperà alla scelta collettiva del programma e del candidato. Infatti, il regolamento prevede che ogni partito socialista (sono 33) può proporre un candidato e chi avrà più preferenze sarà indicato da tutti. Mentre lo scontro politico si consuma sui caratteri che ha assunto la crisi e sul ruolo che dovrebbe assolvere l’Europa, può il Pd restare separato da tutti i partiti della sinistra e non partecipare alla elaborazione di un programma comune e di un candidato unico? Le elezioni si svolgeranno nel 2014, ma la lotta politica e l’orizzonte da dare ad essa è problema dell’oggi. L’idea che il Pd potesse promuovere in Europa uno schieramento più ampio di quello che comprende i partiti socialisti, “I progressisti”, si è dimostrato assolutamente inconsistente. I centristi, anche l’Udc di Casini, stanno nel Partito popolare o in quello liberale. Non ho dubbi sull’esigenza che un partito socialista deve tendere a coinvolgere forze collocate al centro, in Italia e in Europa. Ed è giusto operare affinché nei partiti socialisti convivano persone e gruppi diversi, quindi cristiani di ogni religione, cattolici e anche aderenti ad altre tendenze. Il socialismo europeo ha, come è detto anche nella risoluzione del Pse, una vocazione inclusiva. Tuttavia, le alleanze sono possibili se un partito ha una sua identità; anche europea. Oggi direi, soprattutto europea. Per il Pd queste, ormai, sono scelte ineludibili.

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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