Formica: «Colajanni comunista libertario»

Intervista a Rino Formica su Il Riformista di Matteo Lo Presti  - 3 Novembre 2011

Domani, alle ore 10.30, nella la biblioteca della Camera dei Deputati in via del Seminario si terrà l’incontro Attualità di Napoleone Colajanni e del suo volume “Capitalismi”(ed. Sperling e Kupfer 2006).Cinque anni fa moriva Napoleone Colajanni, una lunga vita dedicata alla lotta politica: dopo una breve esperienza socialista, nel ’46 si iscrive al Pci, sarà parlamentare per molti anni, studioso rigoroso delle dinamiche economiche. Polemico e generoso, intelligente e scientificamente capace di interpretare i labirinti della vita sociale, la bontà e l’attualità delle sue ricerche vive nel libro Capitalismi ed. Sperling e Kupfer, edito pochi giorni dopo la sua morte. Rino Formica, parlamentare e ministro socialista, che ha conosciuto Colajanni negli anni della giovinezza, dalla sua memoria prodigiosa e dal suo archivio personale estrae ricordi importanti «Ho conosciuto Colajanni, a Roma nel luglio del 1945. Aveva diciannove anni, io uno in più: era la prima riunione del Consiglio Nazionale della Federazione Giovanile Socialista. Insieme a Lucio Libertini e ad un tale Cipolla veniva dalla federazione di Palermo. Io segretario dei giovani di Bari. Nel Bollettino della Fgs, che si chiamava Il Compagno compare una sintesi dei fondamenti del suo pensiero: una analisi della situazione sociale nelle campagne meridionali, una critica alle posizioni riformiste della Cgil. Presentò un ordine del giorno sul problema, venne respinto. Tornò in Sicilia, si iscrisse al Pci, anche se la storia racconta che confessò al segretario del partito che lui comunista non era. Era un comunista libertario e sulla sua cultura industriale hanno influito gli studi in ingegneria». Colajanni, è noto, coltivava interessi variegati e molteplici. Gli studi lo portavano tendenzialmente ad avere posizioni moderate, sia nelle analisi sull’industria pubblica e privata, sia per il rispetto, ricambiato, che aveva per Cuccia e Mediobanca, sia per l’attenta considerazione per il Terzo Mondo e le strategie dell’Eni, sia per il mondo del lavoro. Non dimentichiamo che veniva eletto a Torino. Non si trovò quindi impreparato quando il mondo comunista entrò in crisi Fu tra i primi a mettere in discussione la crisi del socialismo reale, cioè di un comunismo senza libertà e non attenua la ricerca per individuare uno spazio di comunismo libero nella pluralità dei sistemi politici ed economici. Ebbe qualche simpatia per Rifondazione Comunista, ma non aderì. Cercò ci spiegare che l’attacco ai socialisti era un’offensiva di destra per colpire la democrazia organizzata nei partiti e nei sindacati. Credeva nel cambiamento, ma avrebbe voluto che l’esperienza comunista non fosse buttata via; era consapevole che le difficoltà superavano il desiderio ideale per ricostruire un comunismo riformato. Uscì dal partito quando Occhetto divenne segretario. Non smise mai di combattere per sostenere le sue idee. Ci ritrovammo insieme a compagni come Macaluso, Cervetti, Tamburrano, Del Bue e altri per costituire la cooperativa “l’Unione” da cui nacque poi la rivista le Ragioni del Socialismo. Colajanni presentò un suo personale documento. In quel documento si diceva che la sinistra diventerà forza di governo se non si sottoporrà a plastiche facciali. Era una riflessione importante così come sarà importante nella fase finale della sua vita lo studio sul fenomeno della globalizzazione, non solo come fenomeno di liberalizzazione economica, ma come crisi delle democrazie e dei capitalismi. Non c’è solo il capitalismo nelle forme esasperate del mercato, così come non c’è in politica solo il modello delle democrazie occidentali (vedi la Cina). Come coordinare la pluralità dei sistemi economici e democratici? Sul modello europeo, Colajanni ha scritto cose importanti, interrogandosi: chi comanda in Europa? L’Europa deve funzionare come le vecchie democrazie? La politica deve tornare ad essere il “dominus”, perché quando economia e politica sono una ancella dell’altra si inciampa nelle situazioni che tutti conosciamo. Era stato lungimirante Colajanni? Le sue ricerche sono sempre originali, era un anticonformista, un bastian contrario di alto livello; in un mondo che ama il pensiero grigio e vago, Colajanni introduceva una scossa di pensiero differente e non chiuso in rigidità dogmatiche.

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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