E Giulio incalza Silvio: lascia finché sei in tempo

Da: di Andrea Cangini da Il Quotidiano Nazionale
Date: 03 nov 2011
Time: 19:26:59

NOTIZIA - ARTICOLO

UNA DOMANDA (retorica) sotto forma di lettera aperta è comparsa sulla prima pagina del Riformista: «Riteniamo che tu abbia il dovere di chiarire quali sono le ragioni della rottura che si è determinata tra il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia». La domanda è formalmente rivolta a Giulio Tremonti, le firme sono quelle del direttore del quotidiano, Emanuele Macaluso, e dell’ex ministro craxiano, Rino Formica. Ovvero, rispettivamente: un buon amico (e consigliere) del capo dello Stato e un buon amico (e consigliere) del medesimo Tremonti. UNA STRANA ed evocativa coppia. Ci siamo informati, se potesse rispondere Tremonti la metterebbe così: «Io e Berlusconi abbiamo rotto perché gli ho detto che, per salvare tanto il Paese quanto se stesso, deve dimettersi. Il problema, ormai, non è la speculazione né la Grecia: il problema è Silvio Berlusconi». Concetto che, evidentemente, sia Giulio Tremonti sia Giorgio Napolitano hanno interesse a far circolare. Hai visto mai... A passare in rassegna l’esiguo numero di suoi confidenti, emerge tutto il pessimismo del ministro dell’Economia. La premessa: «Ogni giorno che passa si restringono i nostri margini di manovra e quel che sarebbe bastato fare una settimana fa risulta insufficiente oggi». Ma il premier non ne prende atto. TREMONTI racconta di quando, poche settimane or sono, a lui e a Gianni Letta Berlusconi assicurò che «la crisi sta per finire. Ho personalmente parlato con decine imprenditori e tutti mi dicono che il loro fatturato è in crescita. E poi, basta osservare che la pubblicità su Mediaset ha ripreso a tirare...». Uscito da Palazzo Grazioli, feroce fu il commento del ministro: «Berlusconi non si rende conto di quel che sta accadendo. Finge di non sapere che la pubblicità su Mediaset non risponde a regole di mercato, ma al fatto che l’azienda è di proprietà del Presidente del Consiglio...». Segue profezia: «Caduto il premier, i fatturati pubblicitari di Mediaset e del Giornale crolleranno così come crollarono quelli dei giornali democristiani e socialisti con la fine della Prima repubblica». Delle due, ragiona il ministro, l’una: «O Berlusconi vive ormai fuori dalla realtà, oppure si rende conto di tutto, ma non molla per non danneggiare gli interessi delle sue aziende. Più che il posto di premier sembra premergli il patrimonio...». Se così fosse, sarebbe un errore di calcolo. «Ad oggi — ha confidato pochi giorni fa Tremonti — Silvio è ancora nelle condizioni di indicare il nome del suo successore a palazzo Chigi, ma più passa il tempo più questo potere gli verrà precluso». Pare che il tempo sia ormai quasi scaduto. DI TUTTO ciò è ragionevole abbiano parlato ieri Giulio Tremonti e Giorgio Napolitano, lassù al Quirinale. Ad accomunarli, anche la preoccupazione per lo stato della democrazia. In Italia e non solo. Dare una base parlamentare larga a decisioni prese da soggetti (la Bce, l’Europa) non eletti da nessuno è un evidente scrupolo del capo dello Stato. Quanto a Tremonti, raccontano sia d’accordo col quotidiano comunista il Manifesto, l’unico ieri a giustificare la scelta del governo greco di indire un referendum sulle misure imposte dall’Ue. Parlava della Grecia pensando all’Italia, Tremonti: «Perché quando poi entreranno in scena gli ispettori del Fondo monetario internazionale, che per regolamento danno istruzioni esecutive ai governi, cosa distinguerà il nostro Paese da una qualsiasi repubblichetta centrafricana commissariata dalla finanza internazionale?».

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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