La felicità dei banchieri 

di Rino Formica da Il Riformista del 28 Ottobre 2011

La politica può entrare in un cono d’ombra, ma non scompare. Quando riappare splende di luce solare e ci aiuta a vedere ciò che l’oscurità aveva nascosto. L’Europa c’è. Non è l’Europa dei popoli sognata da Colorni e Spinelli con il Manifesto di Ventotene, e non è l’Europa delle Patrie auspicata da De Gaulle. È l’Europa gerarchicamente ordinata, con una classifica aperta per tutti gli Stati meno che per la Germania che occupa il posto fisso di capolista. Questa posizione la Germania ha saputo conquistarla non con la forza militare, ma con la disciplina e il rigore che ha saputo imporre a se stessa nella produzione e nel lavoro. Il tallone di una nazione su una comunità di nazioni è sempre pesante, anche se non è tallone militare. Le tecnostrutture della comunità europea non possono non essere che al servizio della potenza guida. A Bruxelles è andato di scena lo psico-dramma europeo. Tutti i capi di Stato e di Governo difendevano fieramente il proprio Paese, ma alla fine tutti (anche la Francia) hanno dovuto prendere atto che la linea era stata dettata dal Parlamento di Berlino. La Germania ha deciso di difendere l’Euro, di salvare le banche, di ridimensionare il modello sociale europeo, e di controllare le politiche di bilancio dei singoli Stati. La Bce e il Efse si regoleranno in base a questa linea. In Germania si può anche accettare un sacrificio finanziario (la perdita sui titoli greci) se vi è una contropartita economica (va segnalato l’incontro degli industriali tedeschi con il primo ministro greco), ma per gli altri Paesi tutto sarà più difficile. Cosa avviene in Italia? I banchieri sono felici, i sindacati sono arrabbiati, e il governo mangerà il panettone a Natale. Dell’occupazione giovanile e del Sud se ne parlerà in altra occasione. Nessuno si chiede: in quale clima si svolgeranno le prossime elezioni politiche nei paesi dell’Europa non tedesca? Tensioni sociali, tendenze nazionalistiche mai estinte, antieuropeismo latente, possono mescolarsi in un cocktail esplosivo. Quando la Bce e il Efsf invieranno gli ispettori autorizzati a dare istruzioni ai governi, come fanno gli ispettori del Fmi nei paesi poveri, cosa ne sarà dei parlamenti nazionali e del sistema democratico organizzato? Macaluso ha posto un problema a Tremonti e alle forze politiche insofferenti: dite la vostra verità, dite quale è la vostra linea di Europa in cui debba valere il principio una testa, un voto. Se non l’avete, riposate in pace. E ciò vale anche per i banchieri. La loro tranquillità riposa sulla tranquillità del Paese. I banchieri europei e quelli nazionali dovrebbero ricordare un antico monito: quando il banchiere abusa dello stato di necessità diventa usuraio e dovrà essere trattato da strozzino.

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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