Il nuovo socialismo ricominci dalle idee

  di Gianvito Mastroleo da Il Riformista del 18 Ottobre 2011

a questione del Socialismo di tanto in tanto si riaffaccia nel dibattito pubblico. Se ne occupò anni fa Repubblica, e per quello che progettò come un funerale di prima classe convocò intellettuali di prima grandezza, italiani e di mezz’Europa. Era solo il tentativo, naturalmente destinato a non riuscire, per tentare di seppellire per sempre il Socialismo, e per far posto a un non meglio identificabile progressismo; in effetti si voleva solo preparare la nascita della formazione politica che ebbe la velleità di riassumerla in sé e di superarla. Oggi ci riprova Massimo D’Alema, peraltro in una contraddizione “che nol consente” quando ricopre tuttora la funzione di vice Presidente di quell’Internazionale Socialista da lui stesso definita un ferro vecchio. Ma com’era da prevedersi con il declino del berlusconismo si prepara la ristrutturazione del quadro politico nazionale, si rilancia la questione socialista e si mettono in movimento i pezzi delle culture politiche scomposte. Innanzitutto l’area cattolica, con discrezione secondo la sua tradizione migliore: anche se il cardinale Bagnasco smentisce che ci sia un suo partito c’è chi pensa ogni giorno di più, e non da oggi, a ricomporre un grande partito con solidi riferimenti oltre Tevere; se questo accadrà c’è da giurare che nel Pd di cattolici ne resteranno ben pochi. Il che, forse, non sarebbe un male giacchè la crisi di quel partito, frutto della «non riuscita fisiologica competizione tra diverse linee politiche», si risolverà solo con l’abbandono, forse senza traumi, di uno dei due contendenti. Si muove anche il mondo socialista con un dibattito assolutamente non improvvisato de Il Riformista: non a caso anche in Puglia si è sentita la voce di un esterno al mondo socialista organizzato, Bruno Stamerra, che di fronte all’attivismo dei cattolici dalle colone de La Gazzetta del Mezzogiorno chiama i socialisti a fare altrettanto; e gli fa eco Stefania Craxi, con una risposta che merita attenzione. Sollecitazioni che se hanno il pregio di riproporre la questione, hanno anche il limite di pensare solo al modo con il quale il Socialismo si organizza e sul quale conviene soffermarsi. A sinistra, entro l’anno il Psi va verso l’Assemblea congressuale, più che per eleggere organismi a rischio di autoreferenzialità, per una riflessione generale sulla politica e un dibattito sul suo destino; a destra, Fondazioni che si richiamano al socialismo non stanno a guardare. Dopo lunghi anni di assenza o di marginalità politica il punto vero della questione socialista in Italia è da dove ricominciare; sapendo che la ripartenza dalle attuali forme organizzate sarebbe ben difficile, giacchè ad un Psi sarebbe immediatamente contrapposto un Nuovo Psi, o altre simili diavolerie, e tutto diverrebbe impossibile come è stato in tutti questi lunghi anni. Ai residuali riferimenti organizzativi dei cattolici, venuta meno nel 1994 la Dc loro partito unico, la Chiesa cattolica, rafforzando la sua soggettività in ambito politico, in questi anni non ha fatto mai mancare il supporto culturale. Non altrettanto ai socialisti, per i quali D’Alema teorizza il superamento di quella cultura come obsoleta, pensando alla mutazione del corpo sociale (la classe operaia) originario; ma trascurando che i ceti operai delle fabbriche di fine ottocento oggi sono i milioni di giovani (e non solo) inoccupati o precari che si agitano per ogni dove, con i loro nuovi diritti, quello ad uno studio degno del nome e le protezioni a rischio sul posto di lavoro; oppure, ai milioni di giovani che lottano nel mediterraneo ai quali occorre garantire un orizzonte di sicurezza e di diritti umani, di democrazia, di laicità. La verità è che l’idea di socialismo (certo, di un nuovo socialismo) inteso come «mondo di relazioni tra le persone che non sia guidato solo dalla ricerca del profitto ma da una genuina solidarietà verso gli altri, dalla visione laica dello Stato» e delle sue relazioni, non solo è tuttora di per sè attraente, come scrive Mario Ricciardi. ma è largamente presente in una società che con l’avanzare di antiche disuguaglianze e nuove povertà, con l’affievolirsi della coscienza laica ne avverte urgente bisogno: né più e né meno di quanto accadde ai suoi albori. Infatti in Europa il socialismo non sia messo così male come in Italia, strano che sfugga al pur molto attento D’Alema, visto che in Francia qualche milione di cittadini sta attivamente partecipando alle primarie interne per scegliere lo sfidante di Sarkozy. La verità è che un ventennio di elaborazione culturale socialista pressoché clandestina si fa sentire, eccome!; ed ha lasciato campo libero a coloro che pur di non pronunciare quella parola preferiscono tuttora “progressisti” o “democratici”, dimentichi che perseverare è solo diabolico! La ripartenza del socialismo italiano, perciò, se vorrà essere unitaria deve avvenire secondo l’ordine naturale del processo; e cioè prima i fondamentali del socialismo italiano per il XXI°, e solo dopo la forma organizzata in partito. 

 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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