C’è il Rendiconto e c’è il Regolamento

di Rino Formica da Il Riformista del 18 Ottobre 2011

Scalfari nella celeste omelia domenicale, dopo aver istruito il Papa e la Chiesa sul da farsi per il ritorno dei cattolici in politica, è ritornato sul tema delle dimissioni del Governo, anche dopo il voto di fiducia. Stiamo ai fatti. 1- L’art. 94 della Costituzione è chiaro ed esplicito: “Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni” 2- L’art. 72 del Regolamento della Camera è altrettanto chiaro ed esplicito: “Non possono essere assegnati alle Commissioni progetti di legge che riproducano sostanzialmente il contenuto di progetti precedentemente respinti, se non siano trascorsi sei mesi dalla data della reiezione”. 3- In 63 anni di democrazia parlamentare repubblicana il Rendiconto non era mai stato bocciato. Il Rendiconto registra fatti avvenuti, quindi o è falso o è vero. A sproposito vengono citati i precedenti Goria e Andreotti, ma in quei casi ad essere bocciato fu il Bilancio e non il Rendiconto. 4- Le conseguenze della bocciatura del Rendiconto sono note a tutti. Niente assestamento del bilancio, blocco del bilancio a legislazione invariata, paralisi dello Stato. Come ha risposto il Governo? 1- Il ministro dell’Economia e delle Finanze con nota del 13 ottobre 2011 ha trasmesso alla Corte dei Conti, “ai fini del riesame per l’ulteriore seguito parlamentare le risultanze del Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2010, identiche a quelle già esaminate e parificate” dalla Corte dei Conti. Cosa ha rilevato la Corte dei Conti? 2- Dalle verifiche effettuate emerge la corrispondenza tra i dati contenuti nelle risultanze del Rendiconto generale dello Stato 2010 ricevute in data 13 ottobre 2011 e quelle parificati nel giudizio in data 28 giugno 2011. La conclusione della Corte dei Conti riconferma il giudizio di parificazione e non riapre la procedura. La Corte dei Conti ha compiuto uno sforzo ragionevole per aiutare le Istituzioni a vivere. Scalfari a questo punto si accorge che è molto impopolare chiedere la paralisi dello Stato e si infila in una ardita interpretazione della Costituzione ed espone una temeraria tesi: “solo un nuovo governo può aggirare l’ostacolo dell’art. 72 del Regolamento della Camera”. È una vera bestemmia dire che la discontinuità dei governi è anche una discontinuità nell’applicazione dei regolamenti parlamentari. Noi pensiamo che il Presidente della Camera debba sentire la Giunta del Regolamento a cui è deferito il compito di licenziare “pareri su le questioni di interpretazione del Regolamento”, e debba prendere atto che la decisione della Corte dei Conti ha aperto una strada corretta per aggirare gli ostacoli formali. Giocare alla paralisi dello Stato è ciò che il Presidente della Repubblica e la Corte dei Conti hanno cercato di evitare. È forse per questo motivo che Scalfari è “indignato”. 

Fraterni saluti.

Rino Formica

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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