«L’Italia è malata di moderatismo»E Nichi applaude il socialista Schulz

Intervista a Nichi Vendola - di Luigi Spinola da Il Riformista del 12 Ottobre 2011

NOTIZIA - ARTICOLO

Bruxelles. «In Italia un discorso del genere sarebbe proibito – s’infervora Nichi Vendola – e questo mi fa girare i coglioni, posso dirlo?». Lo dice. E plaude rabbiosamente a Martin Schulz, che sprona “i compagni”europei a preparare una risposta di sinistra alla crisi. Il presidente della Regione Puglia è a Bruxelles per partecipare a Open Days, l’annuale kermesse delle città e delle regioni d’Europa dedicata alle politiche di coesione della Ue. Nichi Vendola è qui per parlare di “gestione sostenibile dell’acqua”. L’evento però è segnato dal dibattito sulla proposta della Commissione Europea per il nuovo bilancio 2014- 2020. Suscita polemiche e preoccupazione l’idea di legare erogazione dei fondi strutturali e conti in ordine, minacciando la sospensione dei contributi ai Paesi che non rispettano il Patto di Stabilità. Martin Schulz interviene all’incontro del gruppo Pes nel Comitato delle regioni, l’organo consultivo per le politiche regionali presieduto da Mercedes Bresso, che si è già schierata contro la «condizionalità macroeconomica». Sono passati più di otto anni da quando il presidente del Consiglio Italiano lo paragonò a un «kapò». Per il leader dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici – che da gennaio potrebbe diventare presidente del Parlamento europeo - l’epico scontro con Silvio Berlusconi è ancora il miglior biglietto da vista. Ieri però Schulz ha scaldato la piccola platea ricordando la differenza che passa tra i progressisti e Nicolas Sarkozy, «anche se quando parla contro le banche il presidente francese sembra Karl Marx dall’esilio». L’intervento di Schulz entusiasma anche Nichi Vendola, che vi trova una conferma dell’anomalia italiana. «Il socialismo europeo e i partiti socialdemocratici hanno un livello di dibattito interno, di riflessione e di proposta globale infinitamente più avanzato di quello che si vede in Italia» dice al Riformista. «Da noi l’Europa e l’europeismo nascono e muoiono all’interno del recinto della Banca Centrale Europea. Un tempo il faro era Altiero Spinelli, adesso è Trichet». Ed è secondo Vendola un fenomeno che riguarda «soltanto questo luogo malato di provincialismo e di moderatismo che è l’Italia». Cosa ha detto Schulz che in Italia il partito Democratico non dice? In Italia sarebbe inconcepibile la contestazione radicale all’europeismo sotto forma di rigorismo monetarista e di liberismo. Schulz segnala che dobbiamo ricostruire una legittimazione politica e democratica del Vecchio Continente. E comincia da una proposta semplice: parlamentarizzare la crisi economica. Perché il parlamento europeo di che parla se non parla della crisi? Della crisi parlano istituzioni non legittimate, bancarie e finanziarie, e non parlano le istituzioni politiche. Ma come si fa a discutere dei problemi di bilancio se non si dice qual è l’idea che si ha dell’Europa? È un Europa che ha 22 governi conservatori o liberali su 27, registra Schulz. Non stupisce che il dibattito sulla crisi sia dominato dall’imperativo dell’austerity… Per questo dobbiamo farci sentire. Il bilancio dell’Unione Europa e i bilanci degli Stati nazionali scritti sotto dettatura delle istituzioni bancarie e finanziarie prevedono, nel loro complesso, la fuoriuscita dal welfare. Bisogna dirlo che andiamo in questa direzione. Io sono convinto che l’Europa senza welfare non esista più. E vorrei avere un luogo dove parlare di queste cose. Qui a Bruxelles è possibile, in Germania è possibile in Francia è possibile, e anche nel Regno Unito. In Italia no. Una volta che il luogo si trova, qual è l’alternativa progressista – o socialista - nella gestione della crisi? Meno tagli e più interventismo per sostenere la crescita, come propone Hollande in Francia? Il tema di una grande sinistra che rilancia l’Europa non è solo quello della crescita ma della sua sostenibilità sociale e ambientale. Serve una rinnovata vocazione a coniugare modernità e uguaglianza. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di una sinistra che vuole tornare a governare. E perché c’è tanta timidezza in Italia? Credo l’abbia spiegato bene Alfredo Reichlin in un articolo sull’Unità. In Italia più che in altre parti d’Europa la sinistra ha preso lucciole per lanterne, scambiando il liberismo per riformismo. Altrove le cose vanno diversamente. A Londra discutono della crisi del blairismo. C’è una riflessione in corso anche in Germania e nel Psoe in Spagna. Le forze progressiste stanno ponendo la critica alle ricette liberiste al centro del programma di governo. In Italia questo non accade. Di domenica nelle omelie c’è la critica di costume del liberismo, dal lunedì al sabato c’è la soggezione culturale e politica alla farmacopea liberista. Vista la situazione, toccherà anche a me diventare riformista.

Esprimi la tua opinione clicca di seguito :         

              


 

Aggiornato il: 19 gennaio 2013

www.domanisocialista.it

Free statistics