E' una crisi di sistema,
 il premier ne tragga le conseguenze

Lettera di Rino Formica al Foglio del 1 Giugno 2011

E’ da tempo che ci interroghiamo su la qualità della crisi, covata per vent’anni ed esplosa oggi in forme diverse nel bacino ricco del nord e nelle terre precarie ed inquinate del sud (a Milano l’alluvione trova le canalette della tradizione municipale socialista, a Napoli il movimento magrebino imita la tradizione dei “boia chi molla”). La crisi non è di una parte politica, ma è di sistema ed è tutta interna ad un incontrollabile ed incontrollato caos finanziario ed economico sovranazionale. In Italia la sovrapposizione tra crisi istituzionale e crisi politica richiede uno sforzo di razionalità in più da parte nostra. Il ballottaggio di domenica ha consegnato agli elettori una scheda diversa da quella utilizzata nella consultazione del 15/16 maggio. Nella prima domenica si votò per le forze politiche nazionali mescolate con le forze spontanee dei movimenti e con quelle dell’opportunismo localistico; nella seconda domenica si è votato in forma referendaria su uno scontro istituzionale in atto (Berlusconi sostenuto dal voto popolare e presidente della Repubblica eletto nel Palazzo). Il voto delle due domeniche ci fa vedere le due facce della crisi. Domenica 15 maggio il confuso pluralismo politico sanziona la fine del bipartitismo coattivo. Il voto referendario di domenica 29 (pro o contro Berlusconi) è senza appello: a Berlusconi il popolo ha revocato il mandato. E’ la caduta dell’uomo solo al comando. Il Cavaliere vive questa deposizione con stupore e con angoscia. E’ stupito perché credeva che la politica fosse solo messaggio/comunicazione ed è angosciato perché ha identificato la tutela del patrimonio privato con lo sviluppo della ricchezza della nazione. Il Parlamento non riflette gli umori e le tendenze presenti nel paese. Oggi siamo nell’ultimo metro della strada del tramonto. In politica la resistenza oltre il ragionevole non trova estimatori. In guerra l’atto eroico e irrazionale è ricordato nelle tradizioni popolari con orgoglio perché è l’offerta dell’estremo sacrificio al crudele e avverso destino. E’ la differenza che c’è tra politica mediazione democratica e politica soluzione finale autoritaria. Berlusconi non capisce, perchè è entrato tardi e male in politica. Invece Ferrara e tanti altri consiglieri politici di lungo corso non possono sostenere una linea di ultima spiaggia. Questa resistenza fa male al paese. Purtroppo io penso che la deposizione del Cavaliere non avverrà nelle stanze della politica. Forse, la celebrazione del rito del 25 luglio è più facile che avvenga nelle sale dei consigli di amministrazione di Mediaset e della Mondadori. Berlusconi è diventato un ostacolo per gli interessi suoi e dei suoi familiari. L’ordine del giorno Grandi lo presenterà Confalonieri.

 Rino Formica

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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