Perché il Pd parlerà Napolitano

Da: di Francesco Damato da Il Tempo
Date: 15 mag 2011
Time: 22:50:01

NOTIZIA - ARTICOLO

Lo fa dalla direzione del suo giornale, che non a caso si chiama proprio Il Riformista, cercando con un sapiente uso di aggettivi di mettere scaramanticamente Napolitano al riparo da una esposizione ancora più grande o diretta di quella attuale. Così, dopo avere definito "una impossibile possibilità" la rielezione dell'attuale capo dello Stato, proposta nei giorni scorsi da Rino Formica, ha voluto ieri definire "improbabile" l'ipotesi di "un impegno di Napolitano nella politica attiva" dopo il Quirinale. Essa era stata prospettata il giorno prima, sempre sul suo giornale, dall'amico Massimo Teodori. Quest'ultimo, stimatissimo professore universitario, storico ed ex parlamentare radicale, aveva auspicato, in particolare, "un acclamatissimo presidente della Repubblica che prenda con coraggio la testa delle forze sane della Nazione", in alternativa al raddoppio del suo mandato, fra due anni. Ed aveva brillantemente mutuato l'immagine e le parole da "quel visionario di Godgift", lo pseudonimo di uno o anche più giornalisti apparentemente stranieri, ma forse anche italiani, autori di un fantaromanzo sul dopo-Berlusconi recentemente pubblicato dall'editore Fazi con questo titolo: "I 99 giorni che travolsero il Cavaliere". Del quale viene immaginata la sconfitta finale proprio ad opera di un presidente della Repubblica decisosi, o lasciatosi convincere, a investire nel ritorno alla politica attiva la popolarità meritatamente guadagnatasi al Quirinale. L'immaginazione al potere, reclamavano nel mitico, ma non troppo, 1968 i giovani che dovrebbero essere adesso attorno ai 60 anni. Fra di loro ce ne furono di talmente sprovveduti, e infami, da inseguire il nuovo persino con il terrorismo, facendo per nostra e loro stessa fortuna un grandissimo fiasco. Ma hanno fatto fiasco, sia pure meno tragico, anche molti altri che, sfuggiti alle lusinghe o solo alle occasioni della violenza, hanno realizzato da parlamentari, intellettuali o dirigenti di partito la sinistra oggi all'opposizione. Che, da garantista e libertaria come si proclamava o voleva apparire, si è ridotta a scommettere sui magistrati, sui processi, anche i più strampalati, persino su un puritanesimo d'accatto, dopo tutta la libertà dei costumi predicata nel 1968, per sconfiggere l'odiato Berlusconi. Dal quale nel 1994 si vide soffiare con una bruciante campagna elettorale la vittoria ch'essa considerava ormai acquisita dopo avere fatto fuori, sempre con l'aiuto dei magistrati, Bettino Craxi. E con lui tutti gli altri partiti di governo della cosiddetta Prima Repubblica. Il bilancio fallimentare di una sinistra riuscita a liberarsi di Craxi ma non dei propri limiti, delle proprie velleità, delle proprie contraddizioni, della propria supponenza morale e delle proprie poco commendevoli origini, quelle comuniste, ancora oggi vantate ed esibite con mostre e nastri, si ritrova anche nell'analisi della situazione politica che ha fatto ieri Macaluso. Il quale ha scritto, fra l'altro, che manca oggi "una sinistra con un profilo netto e una strategia leggibile": una sinistra che sarebbe ora di formare, visto che non è riconoscibile nel Pd. Di cui Peppino Caldarola, appena separatosi dal Riformista, ha accusato Macaluso di "volere il K.O." parlandone ieri in una intervista a Italia Oggi. La mancanza di una sinistra credibile e riformista, come è stata recentemente auspicata da Napolitano in un convegno dedicato al suo compianto amico e compagno Antonio Giolitti, non è un elemento secondario ma, secondo Macaluso, "essenziale" per analizzare l'attuale confusione della politica italiana e capire le ragioni per le quali è diventato così centrale e sotto certi aspetti salvifico il modo in cui il presidente della Repubblica svolge il suo ruolo. E potrebbe svolgerne in futuro uno diverso, più attivo e diretto nella politica. Mi permetto di prendere in prestito da Macaluso il felice ossimoro dal quale è partita tutta questa vicenda, alla quale noi qui al Tempo abbiamo voluto prestare la massima attenzione. Penso che sia da considerarsi "una impossibile possibilità" non solo il raddoppio del mandato presidenziale proposto da Formica, ma anche l'ipotesi di un Napolitano che, conclusa la fatica del Quirinale, stimoli e magari realizzi la formazione di un partito di sinistra davvero riformista: quella che qui abbiamo già definito una edizione alla grande della Rosa nel pugno di ricordo pannelliano. E che Massimo Bordin a Radio radicale ha tradotto in questi giorni in "un triumvirato Macaluso-Formica-Pannella con riferimento a Napolitano" ritenendolo "difficile" sì, ma felicemente in grado, se riuscisse veramente a realizzarsi, di produrre intanto "un'opposizione riformista e garantista", al posto di quella pasticciona e giustizialista di oggi. Che ritengo condannata a perdere di nuovo con Berlusconi, o con un candidato alla successione a Palazzo Chigi ch'egli volesse proporre la prossima volta separando, come dice il nostro direttore Mario Sechi, la leadership dalla premiership. Bordin, in verità, si è anche lasciato scappare un amichevole ma malizioso sospetto, commentando l'interesse "a destra" per le riflessioni e i movimenti di questi gagliardi vecchi della sinistra italiana, intellettualmente più giovani di molti che lo sono solo all'anagrafe. È il sospetto che sia un'attenzione un po' da gufi, essendo comoda a Berlusconi l'opposizione così com'è. Con noi l'amico Bordin si sbaglia di sicuro, e di grosso. Una sinistra veramente riformista, moderna, garantista ci interessa, e piacerebbe tantissimo, semplicemente perché utilissima al Paese, non importa se all'opposizione o al governo. Anche al governo, quindi. Non è colpa nostra se per desiderarla, e forse anche per farla, in questa sfortunata sinistra italiana bisogna essere centenari, o quasi. Sono gli scherzi della storia.

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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