Il Ruolo del Presidente oggi

di Emanuele Macaluso da Il Riformista del 14 Maggio 2011

Ieri, Ernesto Galli della Loggia, ha affrontato il tema del ruolo del Presidente della Repubblica sintetizzato dal titolo dato dal Corriere al suo editoriale: “Supplenza necessaria”. Lo scritto di Ernesto è interessante e contiene molti spunti su cui riflettere.
Il primo di essi è nell’incipt dell’articolo là dove si dice che dal 1992, data in cui secondo Galli della Loggia entrò in crisi il sistema politico che aveva tenuto a battesimo la Repubblica, si sono verificate “modifiche sostanziali profonde” nei poteri esercitati dal Presidente della Repubblica. Poteri di garanzia e protagonismo. Se penso alle presidenze di Pertini e di Cossiga constato che già allora si era verificata un’accentuazione dei poteri a cui ho accennato, anche perché il sistema politico italiano, negli anni settanta-ottanta, conosce molti scossoni: stragi, terrorismo, P2, intrighi nazionali e internazionali, forti tensioni nelle forze politiche. Basta ricordare due fatti che coinvolsero le istituzioni: il rapimento e l’uccisione di Moro, le dimissioni del presidente Leone. Successivamente le irate parole di Pertini sulla P2 e in occasione del terremoto in Irpinia provocarono una crisi del governo. Le picconate di Cossiga misero in forte evidenza che uno degli assi portanti del sistema politico, la DC, entrava in forte tensione. E fu lo stesso Cossiga nel suo discorso di Edimburgo, dopo il crollo del muro, a dire che con l’89 cambiava tutto. Quell’anno il Pci, fu chiamato non solo a fare la svolta della Bolognina, che Occhetto fece, ma a definire una nuova strategia della sinistra. Cosa che non fecero né lui né Craxi il quale pensò invece di tornare a Palazzo Chigi col CAF. Un disastro.
La crisi di cui parla Della Loggia non ha quindi avuto una guida. E allo sfascio dei partiti si è sostituito quel che vediamo.
Scrive Galli della Loggia: “La questione vera è che il presidente della Repubblica è diventato il dominus effettivo della scena politica del paese”.
Ed elenca correttamente le cause di questo fatto: il bipolarismo approssimativo e senza regole … governi di destra privi di adeguate rappresentanze nell’èlite tradizionale, formazioni politiche nuove e aleatorie, coalizioni mutevoli, una classe politica incolta e in molta parte inesperta”. Manca un altro dato, a mio avviso essenziale: una sinistra con un profilo netto e una strategia leggibile. In questo caos politico, di questo si tratta, Galli della Loggia osserva che “Napolitano sta svolgendo con avvedutezza ed equanimità la parte che la storia gli ha assegnato”. Vero. Ma per ricostruire un sistema occorre anzitutto ricostruire le forze politiche: questo dovrebbero fare le persone più consapevoli, a destra e a sinistra, dei rischi che corre la democrazia. E le riforme necessarie dovrebbero essere frutto di un confronto “arbitrato” dal Capo dello Stato. Il quale, non è difficile capirlo, ha avuto e ha un solo obiettivo: garantire una dialettica virtuosa tra le forze politiche e sociali per costruire un sistema politico che possa fare uscire il paese da una crisi istituzionale grave e pericolosa. Se non si attiva questa procedura, le preoccupazioni di Rino Formica che vede un biennio carico di tensioni e di guerriglie di tutti contro tutti, è nelle cose.
Dopo le elezioni, quindi, si apre una fase politica nuova, ma anche imprevedibile. E non saranno nè le proroghe della presidenza né un’improbabile impegno nella politica attiva di Napolitano a dare risposte a questioni cui solo le forze politiche in campo possono dare risposte adeguate. È questo un banco di prova per tutti.

 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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