Presunto “pactum sceleris” con la magistratura
Perchè la questione è caduta nel  quasi silenzio generale?

Lettera di Rino Formica al Foglio del 21 Aprile 2011

Caro Direttore,

l’uso politico della giustizia non è una facoltà negativa esercitata solo dai magistrati.

E’ utilizzabile ed è utilizzata da coloro che possono mettere in moto la macchina della obbligatorietà dell’azione penale.

E’ da oltre un anno che il Presidente del Consiglio chiama in causa in forma allusiva il Presidente della Camera per un presunto “pactum sceleris” con la magistratura.

Ma domenica 17 aprile con linguaggio chiaro  ha dichiarato in assemblea pubblica e con diffusione radiotelevisiva che il patto infrange l’art. 289 C.P. (attentato contro organi costituzionali) e che il  resoconto dell’incontro gli era stato riferito “parola per parola” da un magistrato presente alla riunione.

Un ministro del Governo (l’on. Rotondi) ha confermato ed ha  offerto un identikit del magistrato ( prossimo alla pensione e pronto ad esternare direttamente).

Perchè la questione è caduta nel  quasi silenzio generale?

Non conosco  le ragioni per tanta diffusa paura di verità, ma una osservazione mi sento di farla: non è questo un esempio da manuale dell’uso politico della giustizia esercitata da chi conosce i fatti e con  astuzia politica fa emergere a piccole dosi vicende e circostanze che coinvolgono la vita della Repubblica?

Un’ultima considerazione sento di fare: se un popolo perde il gusto di chiedere luce sui meccanismi che regolano la vita istituzionale della Repubblica, bisogna far scattare l’allarme perchè è il segno della perdita di fiducia nello Stato e nella forza di coesione della comunità.

E ciò avviene mentre l’ufficialità celebra il 150° dell’Unità.

                                                                                          Rino Formica

 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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