Socialisti del Pdl liberatevi del Cav

di Rino Formica 
da Il Riformista del 16 mar 2011

Cari compagni, conosco la vostra storia, conosco i vostri tormenti, conosco il vostro orgoglio, ma conosco anche le ragioni profonde della ribellione che in questi diciotto anni di errante navigare vi hanno spinto a essere fuori dal vostro campo tradizionale di partecipazione civile e di predilezione culturale. Dopo l’89, il crollo del muro di Berlino e l’equivoca svolta occhettiana, un gruppo nutrito di socialisti e comunisti (l’area riformista) promosse il “movimento per la sinistra di governo” volto a recuperare il nucleo vitale della storia complessiva della sinistra per costruire in Italia un grande partito in grado di interpretare la storia e l’anima del socialismo italiano ed europeo. Quel movimento raccolse grandi consensi, ma fu spento, nel 1992-1993, dalla crisi del Psi e dalle scelte di un Pds che pensava di lucrare sulla crisi esistenziale socialista e rappresentare una “nuova sinistra”, più o meno sommersa. Un disastro. Arrivò Berlusconi. Creare un insieme di forze in un’area moderata e tollerante sotto la guida di un fruitore delle comodità del vecchio ordine, fu per molti socialisti una scelta obbligata. Chi ha resistito a queste tentazioni aveva due vie davanti: o consegnarsi a una sinistra perdente in politica ma resistente nelle radici dei contropoteri, o lavorare nella semiclandestinità per aprire un varco nella continuità di regime truccata da rottura di ciclo. Coloro che hanno scelto la prima soluzione hanno sentito la mortificazione di essere rinchiusi in un protetto serraglio da circo itinerante, coloro invece, che hanno optato per la seconda ipotesi, hanno dovuto sopportare i colpi che i tempi lunghi di una transizione sanno infliggere ai sopravvissuti di una grande storia. L’effetto congiunto della sterilizzazione del patrimonio socialista, consegnato alla sinistra antisocialista e del lento esaurirsi della vena culturale revisionista del socialismo sommerso, carica, voi socialisti nel centro-destra, di una immensa e, forse, imprevista responsabilità: dichiarare chiusa la fase della resistenza democratica all’interno di un contenitore che non ha risposto alla originaria speranza di poter garantire una dialettica nuova e costruttiva alle spinte plurime della società. Oggi il vostro immobilismo ci riproduce il film della timidezza di Craxi che non volle capire sino in fondo la “rottura dell’89”. Allora non si seppe costruire l’alternativa a una crisi istituzionale di sistema. L’implosione dell’89 mise in luce l’ulteriore impoverimento delle “risorse naturali” della Carta costituzionale (il ruolo dei partiti, il primato della politica, gli equilibri tradizionali dei poteri). La società si era fatta adulta e si era politicizzata liberandosi dalla mediazione dei partiti. Ma in quali forme ciò avvenne? Le ingenuità e le incertezze della società che voleva rappresentanza senza la mediazione dei partiti, ritenne che la sola riscrittura dei linguaggi politici e delle relazioni tra i gruppi facesse germogliare l’idea, sbagliata ma suggestiva, di poter governare la complessità con la semplificazione delle formule politiche e con l’accorciamento della catena dei poteri. La crisi della politica produce il devastante fenomeno del capo carismatico, dominus di unica istanza e luogo esclusivo per la sintesi dei conflitti. Noi socialisti avevamo da tempo (dal Midas) maturato la consapevolezza che la rottura del legame politica-società-istituzioni, avrebbe prodotto una eccezionale domanda di nuovo riformismo che sarebbe entrata in drammatica rotta di collisione con una parte dei poteri strutturati e del ceto politico dominante e culturalmente ostile a ogni forma di rottura revisionistica. Mani pulite è il momento catartico di questo groviglio e nello stesso tempo funziona da contrasto a ogni svolta in versione revisionistica. Alle culture politiche si sostituiscono fulminanti intuizioni e narrazioni post-ideologiche; vecchi strumenti combinati con nuovi linguaggi vengono adottati per selezionare le classi dirigenti. Ma su tutto domina un imperativo: conservare il patto costituzionale, espellere i corpi estranei anticostituzionali, ricucire lo strappo costituzionale fissando, però, una nuova scala gerarchica tra i poteri nella quale la politica non sia più il dominus ma sia la forza servente di una logica extra e ultra politica (le leggi regolatrici della moralità civile amministrata dalla giurisdizione e non dalla politica che si rinnova). Lo sconfinamento dei poteri al di fuori del quadro politico degli equilibri istituzionali, non fa solo vittime di prima linea, ma devasta e modifica la morfologia del terreno del gioco democratico. I socialisti che Berlusconi imbarcò nell’Arca di Noè, furono schiavi ai remi, ma siccome erano i più bravi salirono sul ponte di comando, ma non convinsero il capitano a capire che una rotta senza bussola porta nelle secche o su gli scogli. Così è avvenuto! Non vi chiedo di prendere la scialuppa e di abbandonare la nave, ma se volete salvare un popolo che deve sostenere la rinascita del paese con la fine di una transizione tutta giocata all’insegna dell’antipolitica, dovete mettere sottocoperta il capitano, curarlo e sbarcarlo in un porto sicuro. A voi tocca il compito di riprendere la guida delle forze del revisionismo istituzionale, politico e sociale. Voi potete farlo perché venite da una scuola di liberi pensatori, di refrattari al dominio del potere, e di ribelli alla subalternità sociale. Non vi chiedo di passare con altri, ma di essere voi stessi sino in fondo. Berlusconi quando scoppiò Mani pulite, rinnegò Craxi e si sentì sciolto da ogni vincolo di gratitudine. Voi invece, dovete essere riconoscenti per l’ospitalità accordatavi, ma non obbligati a masticare capsule di cianuro, perché ciò che avete dato è molto di più di quanto vi è stato concesso. E non voglio ricordare che il Cavaliere spesso ha fatto finta di non conoscervi. Spero di rivedervi presto in campo. P.S. Vedo che intorno al Pdl spuntano come funghi velenosi personaggi che in forme truffaldine si richiamano al socialismo. Le precondizioni per una ripresa della migliore tradizione dei socialisti italiani è disfarsi dei Lavitola e dei Graziani e del loro verminaio.

 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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