IL POPOLO DEGLI "INCERTI" PER SUPERARE LA REPUBBLICA DELLO "ZERO" E COSTRUIRE UNA NUOVA E GRANDE SINISTRA ITALIANA

Delbene : « Ai “Veltroni” e ai tanti “D’Alema” il popolo degli “incerti” deve ribellarsi »

 

C’è un malessere in questa repubblica, che è stata definita “seconda”, ma che io definirei dello “zero”.
Dello “zero” perchè inesistenti sono le idee che dividono, che portano al confronto e che uniscono gli uomini.
Dello “zero” perchè nessuno produce una visione per il “domani”, che ogni istante diviene “oggi”, lasciando inalterate le problematiche del paese e producendo, al contrario, un regresso sociale che dilaga a macchia d'olio.
Dello “zero” perchè coloro che avrebbero il dovere di disegnare il futuro della comunità, l'unica cosa su cui interagiscono è sui miseri commenti ai comportamenti e ai costumi dei singoli.

Sono infiniti i motivi dello “zero” e ben visibili agli occhi di tutti.

Intanto quelli che erano figli sono diventati padri e la ruota continua a girare creando, ogni giorno che passa, sempre più grandi dislivelli sociali. I bisogni della società crescono esponenzialmente,  mentre l'emancipazione sociale degli individui, senza più guide e progetti, fa aumentare enormemente la forbice tra pochi “benestanti” e il resto della popolazione. Aumentano i mutui per la casa, le rate o i prestiti per l'acquisto dell'auto e ormai di qualsiasi genere di consumo. Gli stipendi mensili, per chi ancora ne ha la certezza, non riescono a soddisfare i debiti che ogni mese aumentano inevitabilmente, così da divenire un'eredità per le nuove generazioni. Fino ad oggi i nonni aiutavano i nipoti, domani dovranno essere questi ultimi “senza stipendio” a preoccuparsi dei loro cari.

Questa non è più l'epoca “dell'operaio”, ma quella dei “mutuati”, dei precari, dei disoccupati, dei cassa-integrati ecc… insomma l'era “degli incerti”.

Ogni tanto, in qualche talk-show, l'unica cosa che taluni sanno proporre come parte importante di una ricetta è l'aumento dell'età pensionabile. Qui alcune domande vengono spontanee.
E' meglio pagare delle pensioni a chi dopo anni di lavoro oramai avrebbe bisogno di un giusto riposo, o pagare le disoccupazioni, le cassa-integrazioni ecc a chi è giovane, intraprendente e ricco di energie?
E' meglio quindi far lavorare chi è più anziano, lasciando chi deve costruirsi una vita e una famiglia nell'oblio dell'incertezza e di un lavoro?
E' giusto che vi siano persone che guadagnano centinaia di migliaia di euro mentre la stragrande maggioranza non riceve quanto indispensabile per una vita dignitosa?
Domande che in qualche caso possono sembrare scontate, ma che banali non sono perchè di questo nessuno si preoccupa più.

Volendo entrare nello specifico si rischia di perdersi a contare le ingiustizie crescenti.

Un esempio, che vale per altri mille, è doveroso porlo. Aumenta la disoccupazione, ma al contempo aumentano anche i pochi che possono percepire, per legge, più stipendi. Non parliamo di doppi introiti per sopravvivere: basta guardare al campo medico, dove uno specialista lavora all'ASL, nel contempo presta servizio magari per una clinica privata e per non bastare oggi può anche lavorare "in proprio" utilizzando però le strutture, le apparecchiature e indirettamente il personale delle ASL pagati dai cittadini. Sicuramente la maggior parte sono persone oneste, ma ci vuol poco ad immaginare che vi sia tutto l'interesse, da parte di taluni, al malfunzionamento della sanità pubblica. E intanto i giovani laureati sono costretti a "bamboccioni a vita" o sono sfruttati, rimanendo inermi di fronte a certe ingiustizie. Se quanto sopra non fosse reso possibile, forse tanti di questi giovani avrebbero un'opportunità per il loro futuro e per portare il loro fresco contributo alla medicina. Invece di “stare molto bene” una persona, vivrebbero dignitosamente almeno due.

Ciò di cui ha veramente bisogno questo paese è una nuova stagione politica e una nuova classe dirigente.

Bisogna superare il concetto personalistico della politica che ha regnato nella repubblica "dello zero" ed è necessario il ritorno alla collegialità delle organizzazioni politiche che sono gli unici luoghi di partecipazione e di confronto democratico. Quest'ultime devono ovviamente essere ripensate e ridisegnate in funzione di una società che è cambiata.

C'è bisogno di ricostruire una nuova e grande sinistra, capace di essere l'interlocutore dei nuovi bisogni, ma che al contempo sappia maturare una propria anima. Una sinistra capace di porre realmente un'alternativa nel governo del paese, con perseveranti e forti idee di cambiamento. Una sinistra capace quindi di unire le esigenze di una società che evolve rapidamente, con la ricerca di una sempre maggiore giustizia sociale. Una sinistra che valorizzi i meriti dei singoli, ma che abbia sempre ben presenti i bisogni della maggioranza e dei più deboli. Una sinistra che abbandoni i preconcetti e che sappia guardare con gli occhi della ragione. La sinistra degli “incerti” e non dei “signori di turno”. Una sinistra che sappia guardare fuori dai confini nazionali, consapevole che le società si governano e si costruiscono nel mondo. Una sinistra che abbia quindi il coraggio di aprirsi alla questione “socialdemocratica”.

Fa sorridere, ma nel contempo è preoccupante, osservare che a proporre le ricette del futuro spesso sono proprio coloro che hanno le responsabilità del presente. Ai “Veltroni” di turno, senza dimenticare i tanti “D’Alema”, che hanno contribuito a distruggere quanto ancora vi fosse realmente di sinistra in questo paese, il popolo degli “incerti” deve ribellarsi. Coloro che hanno i capelli più bianchi hanno il dovere di accompagnare una nuova classe dirigente in questo paese in maniera sana e costruttiva. In caso contrario, avrebbero il dovere e la dignità di farsi da parte. Visto che il buon senso non sembra, nella maggioranza, essere più forte degli egoismi, tocca alle nuove generazioni rimboccarsi le maniche. Queste ultime ovviamente riusciranno se sapranno unirsi su dei progetti comuni nell'interesse del paese della sinistra e non sulle riverenze ai “forti di turno”.

Il paese aspetta una nuova e grande sinistra socialdemocratica: su questa strada è necessario spendere tutte le energie di chi più giovane abbia il coraggio di lottare con tenacia e sacrificio per un futuro migliore.

 

Daniele Delbene

 

 

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Aggiornato il: 19 gennaio 2013

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