Da La Stampa del 9 dicembre 2008
( Ben due pagine di Intervista a Rino Formica)
"Silvio dittatore? Uno che fa cucù alla
Merkel..."
di Claudio Sabelli Fioretti
Ricordate i nani e le ballerine? La
lite delle comari? La politica sangue e merda? I conventi poveri
mentre i frati sono ricchi? Il poker d’assi di Craxi contro Di
Pietro? Era lui, sempre lui, il potente ministro delle Finanze
socialista, Rino Formica. Quando si sfasciò il Psi tutti i
socialisti si riaccasarono. Chi inseguì gli elettori, trovò
seggi con Berlusconi. Chi preferì la storia, si accomodò negli
angusti spazi offerti dal Pds. Lui scomparve. Si dette agli
studi. Non si presentò più alle elezioni. Smise di votare, o
quasi. E anche le interviste: niente, o quasi. Uscì dalla Prima
Repubblica e non entrò nella Seconda. «Persa la famiglia
socialista non sentivo il bisogno di entrare in un’altra. Nel
1992 avevo fatto un disperato tentativo convincendo Craxi a dare
la segreteria a Benvenuto. Ma Benvenuto crollò. Le pressioni
furono forti».
Da parte di chi?
«Dall’esterno».
Cioè?
«Un mondo complesso».
Che vuol dire?
«Non si può dire».
Perché?
«Insomma, quella fase andava
chiusa con la liquidazione del Psi».
Forze internazionali…
«Quando una piccola potenza fa la
politica di una grande potenza, nei momenti di difficoltà dei
potenti può trovare spazio. Ma quando il potente può fartela
pagare, te la fa pagare».
Un socialista dove deve andare? Stefania è a
destra, Bobo a sinistra…
«Non ho mai criticato chi è
andato di qui o di là. Era un momento di sbandamento. Chi ha
trovato casa, chi il capanno, chi una villa… benissimo. State
dove vi chiama il ventre o l'intelligenza. Ma non manipolate la
storia».
A chi stai pensando?
«A Giuliano Amato… E' un
manipolatore della storia… E' anche l'unico socialista che
viene utilizzato a intermittenza e a rate nel Pd. Sai perché?
Perché tutti sanno che nel Psi Amato contava meno del due di
briscola».
Hai detto che è un bugiardo…
«E' la verità. Un esempio. Alla
famosa riunione della segreteria, quella del poker d'assi contro
Di Pietro, Amato c'era. Intervenne proprio su come fronteggiare
Di Pietro. Il giorno dopo Scalfari scrisse un violentissimo
attacco ad Amato perché aveva partecipato ai lavori della
segreteria pur essendo presidente del Consiglio. Amato mi
telefonò: "Devo fare una smentita. Dirò che non ho
partecipato ai lavori in cui si è parlato di Di Pietro"».
Chiedeva complicità?
«Esattamente. Mi disse:
"Sei l’unico che potrebbe rompermi i coglioni. Posso fare
questa dichiarazione?" Gli dissi: "Falla, va benissimo
per me". E lui la fece».
E tu tacesti…
«Fino a quando cominciò a dire che
non sapeva di questo, non sapeva di quello. Non sapeva niente».
Non sapeva del sistema delle tangenti…
«Come uno che fa parte di una famiglia
dove entra uno stipendio di mille euro al mese ma si vive al
ritmo di 2 mila euro al giorno».
Anche tu sapevi…
«Ma certamente, come no?».
Ma Amato negava…
«Perché non era un intellettuale
organico. Era ingaggiato. Un professionista. Praticamente un
tassista».
Hai detto: «Non sta mai fermo, esiste solo se balla…»
«E’ noto che il decreto
salva-Mediaset l’ha fatto lui».
Quello grazie al quale Craxi riaccese le tv di
Berlusconi…
«Due sono le cose. O l'hai fatto su
commissione e dici: "Vabbé, non me ne fotte niente, mi
hanno ordinato un pacco e io l'ho consegnato…"».
L’intellettuale tassista…
«Oppure dici: "Ci ho messo la mia
convinzione. Lo difesi e lo difenderò"».
E invece non lo difende…
«Ha collaborato con Craxi, ha ispirato
Craxi, ha sostenuto Craxi con dottrina e con sapere».
Dopo la morte di Craxi hai detto: «Non lascio campo
libero ai pentiti ciarlieri».
«Gli ex comunisti».
Pentiti ciarlieri?
«D’Alema, presidente del
Consiglio, offrì di fare i funerali di Stato».
E allora?
«Dopo quello che gli aveva
fatto… dopo avergli impedito di curarsi in Italia…».
Come poteva D’Alema farlo tornare in Italia a curarsi?
Era latitante. «Un governo forte poteva risolvere
questo problema. Bastava un decreto per farlo curare a Milano».
I funerali di Stato non ci furono. «Bobo e Stefania non vollero. Fu un
errore gravissimo. Coprì la contraddizione».
Perché Craxi non tornò? Massimo due giorni di
galera… «Quando alla fine del 1993 c’era la
certezza che ci sarebbe stata una sventagliata di provvedimenti
coattivi, io posi il problema a Craxi: "Abbiamo tutti il
dovere di rimanere qui. Questa vampata si spegnerà. Si tornerà
ad una maggiore serenità di valutazione"».
Che cosa rispose Craxi?
«Ad un atto ingiusto io non
resisto. Io andrò via».
Non hai cercato di convincerlo?
«Gli dissi: "Commetti un
errore gravissimo. Nei confronti della comunità che ti ha
voluto bene e nei confronti di te stesso"».
Non ti ascoltò.
«Craxi aveva un grande bisogno di
aria, di libertà. La sola idea di essere chiuso gli sarebbe
stata fatale».
Tu inventasti i nani e le ballerine.
«L’assemblea nazionale».
Eri contrario.
«Non solo io. Tutta la sinistra,
Signorile in testa. Ma quando si votò ci fu l'unanimità. Craxi
mi spiegò: "E’ stato facile, gli ho dato venti
posti"».
Oggi c’è il pericolo di una deriva autoritaria?
«La dittatura è la forma più
dura, più spietata di sacralità della politica».
E allora?
«Quello di Berlusconi è un
partito barattolo, un contenitore, come quello di Veltroni».
E allora?
«Il leader di un partito
barattolo è immune dalla dittatura: proprio lui è il grande
picconatore della sacralità della politica. Fa "cucù"
alla Merkel… Te lo immagini dittatore?».
Recentemente hai polemizzato con Bassanini. L’hai
definito craxiano e lui se l’è presa. Dice che era
lombardiano.
«Talmente lombardiano che nel ’79
aveva fatto il programma di governo di Bettino. E fu sostenuto
alle elezioni dai craxiani. I lombardiani sostenevano Cicchitto».
La sede e l’utenza del telefono della corrente
lombardiana di Roma erano pagate da Licio Gelli…
«E’ vero. E non mi risulta che il
lombardiano Bassanini avesse mai preso le distanze da questa
faccenda».
La corrente lombardiana, la più a sinistra, in casa di
Gelli?
«Il problema è Signorile».
Cioè?
«Era simpaticamente disinvolto…».
E allora?
«Non voglio riaprire polemiche con lui».
Dietro i lombardiani c’era Gelli?
«Gelli non stava dietro… Gelli
era un intelligente speculatore».
La P2…
«La P2 era una copertura. Serviva, su
suggerimento dei servizi Nato, a non fare accorgere nessuno
dell’esistenza di una rete clandestina, un club, dove erano
iscritti tutti i capi dei servizi. Qualcosa di eversivo. E Gelli
era un drittone».
Ma poi la P2 è scoppiata…
«Solo quando in America hanno sentito
che cominciava a puzzare, che Gelli si era montato la testa, che
voleva mettere sotto Calvi, mungendogli soldi. E che voleva
fottersi il Corriere della Sera».
Dietro la P2, l’America…
«Io ho fatto parte della commissione
P2. Nella lista c'era anche Randolph Stone, capo della Cia in
Italia. Figurava come imprenditore. Quelli dell’elenco sono
stati sentiti tutti. Tranne Stone. In Commissione continuavo a
dire: "Ma vogliamo convocare Stone?"».
Cosa ti rispondevano?
«Niente».
E tutto questo significa…
«Che Stone Gelli lo ha messo lì a
garanzia che stava svolgendo una funzione per conto loro…
Com’è che questa loggia non ha mai avuto, nella sua vita, una
riunione?».
Com’è?
«Era una casella postale».
Gelli era potente. Nominava le alte cariche…
«Un vecchio trucco democristiano.
Quando sapeva che c'era una nomina, prometteva a tutti i
candidati di interessarsi. Alla fine, quello nominato, era
conquistato per sempre».
C'è ancora la P2?
«Sotto altre forme ce ne saranno
centomila».
Tu facesti il nome di Belzebù… di Andreotti…
«Si pensava che la P2 fosse un luogo
di raccordo nazionale. Invece aveva una spinta sovrannazionale».
Che c'entra Andreotti?
«Andreotti sapeva…»
Quindi non pensi che sia il grande vecchio dietro a
Gelli…
«No, lui non guidava Gelli. Però che
ci fosse una casella postale di un luogo che aveva una sua
legittimità, a livello internazionale, lo sapeva».
Lo hai definito "un grande inquinatore"…
«Sbagliavo. Lui è un grande uomo di
Chiesa. E' il vero capo di governo vaticano prestato all'Italia.
Nel suo studio ho visto un quadro molto bello di Guttuso. C'è
una serie di cardinali. E sotto la dedica: "Al cardinal
Andreotti" e una figura mezzo cardinale e mezzo laico. Lui».
Perché Cicchitto si è iscritto alla P2?
«Si era aperta la successione a
Lombardi. Cicchitto sapeva che Signorile era protetto dalla P2».
Signorile non era della P2.
«Sicuramente aveva rapporti. Signorile
è sempre stato molto levantino, abile».
Il piano di rinascita democratica di Gelli non ti sembra
quello di Berlusconi?
«Il piano non è per nulla un
elenco di azioni eversive. Bisogna essere onesti: il piano di
rinascita è il piano comune che hanno sia il Pd che Berlusconi.
Un giorno ero con Macaluso e leggemmo una presa di posizione del
Pd. Commentammo: "Ma questo è il piano di Gelli!"».
Tu sei sempre stato poco diplomatico. Hai definito
Signorile «uno stupido».
«Signorile non è uno stupido. Forse
in qualche occasione si comportò da stupido».
Merzagora «un uomo poco serio»…
«Quello sì. Quando ero segretario
amministrativo del Psi scrisse in forma allusiva che avevo fatto
una speculazione sui titoli Ferruzzi. Lo querelai. Lui non si
fece mai dare l'autorizzazione a procedere… sviò, svicolò.
Fece di tutto per non andare davanti al giudice. Lui che aveva
uno yacht che batteva bandiera panamense».
Gaetano Scamarcio disse che non ti si doveva affidare
nemmeno la gestione di una salumeria…
«Fu un eccesso di zelo da parte degli
amici di Andreotti. Cercavano qualcuno della mia parte che mi
desse fastidio. Trovarono Scamarcio».
Franco Reviglio disse: «Non potevo avere un successore
peggiore alle Finanze»…
«Io non potevo avere un predecessore
più inesperto».
Perché inesperto?
«Era un professore universitario ma si
occupava molto più del sottogoverno che degli studi».
Sei favorevole alla pubblicazione delle intercettazioni?
«Ciò che si riferisce ad una
responsabilità grave va pubblicato. Ma l'operazione difficile
è la lettura delle intercettazioni. E la depurazione. Poi
bisogna considerare il grado di sensibilità dell'opinione
pubblica. Io non voglio fare i nomi… ma insomma quando Mattei
si occupava di petrolio… se avessero intercettato le sue
telefonate per avere il favore dello Scià…».
Il Pci è stato il grande intercettatore e il grande
intercettato, dicesti una volta…
«Il Pci, con l'aiuto dei sindacati,
aveva i suoi uomini all'interno delle società telefoniche…
poteva ascoltare tutte le telefonate che voleva. Bastava
combinare bene i turni…». Che cosa pensi dei politici di
oggi? «Non hanno la bussola».
La bussola è l'ideologia?
«L'ideologia, un insieme di valori…».
Per Berlusconi ideologia è un insulto…
«Berlusconi è l'interprete delle
tendenze di fondo del Paese. Ordina un sondaggio, legge i
risultati e si adegua. Ai miei tempi compito della politica non
era conoscere la realtà, ma forzare il corso delle cose. Adesso
si sta dietro il corso delle cose».
Chi è che non ti piace a sinistra?
«Il trasformista. Quello che fa la
scelta e poi cerca il consenso. Oggi abbiamo una classe
dirigente trasformista, che produce trasformismo. Sia a destra
che a sinistra. Sia Berlusconi che Veltroni».
Berlusconi lo conosci?
«E' venuto un paio di volte al
ministero».
Ti eri occupato della famosa Iva di cui si parla tanto
adesso. Dicono che facesti un piacere a Berlusconi concedendogli
l'aliquota del 4%.
«Alla Rai, per il canone, veniva
applicato il 4%. La commissione bicamerale dei Trenta chiese al
governo di applicare il 4% per tutti, pubblici e privati».
Che impressione ti fece Berlusconi?
«L'avevo conosciuto ancora prima, nel
1977, a una riunione al circolo di Aniasi. Me lo aveva segnalato
Craxi: "Troverai un giovane imprenditore milanese, uno che
potrebbe anche essere amico nostro". Non mi fece una grande
impressione. Capelli lunghi e tanta brillantina. Mi dette
fastidio. Pensavo che la brillantina fosse di destra».
Avevi visto giusto…
«Alla fine ci mettemmo a parlare in un
salottino. Mi disse: "A me piacerebbe fare la
politica". Io gli chiesi: "Che cosa vorrebbe
fare?". E lui: "Il ministro degli Esteri". Quando
tornai a Roma lo raccontai a Craxi. Craxi si mise a ridere:
"Ma chi cavolo è questo qui? Ma che si tolga di
torno"».
Poi però cambiò idea… si precipitò da Londra per
fargli il decreto che riaccendeva i suoi ripetitori… sembrava
un suo suddito…
«Craxi voleva rompere gli schemi del
monopolio dell'informazione».
Di Berlusconi hai detto: «Le sue posizioni mutano
secondo le convenienze».
«Gli aristocratici della monarchia
sabauda industriale di Torino dicevano: "Ciò che fa bene
alla Fiat fa bene all'Italia". Berlusconi pensa la stessa
cosa. Quello che fa bene a Mediaset fa bene all'Italia».
Cosa pensi delle leggi ad personam?
«Una volta si diceva che le leggi sono
come banconote: messe controluce, in filigrana si vede la testa
del Re».
Oggi si vede la testa del Re anche se non le metti
controluce.
«Il sistema democratico dovrebbe
risolvere la questione. Basterebbe la chiarezza».
Esempio?
«Avrebbero dovuto dire: "Portiamo
davanti al Parlamento il fatto che sono stati compiuti atti
giudiziari che configurano un caso di persecuzione". La
società liberale aveva risolto questo problema. Il "fumus
persecutionis" era la ragione per la quale non si dava
l'autorizzazione a procedere. Ma lo chiamava col suo nome».
Berlusconi ti piace?
«E' stato un innovatore. Ha svelato
l'animo profondo di questo Paese, moderato e individualista. Ha
messo in evidenza i difetti italiani e li ha chiamati virtù».
Gioco della torre. Bobo o Stefania?
«Li butterei giù tutti e due…».
Perché?
«Non danno un bello spettacolo».
Cioè?
«Fanno pensare che Craxi non fosse
capace di insegnamento».
De Michelis o Boselli?
«Boselli è modesto. E' la
sottoburocrazia comunista dell'Emilia».
Martelli o Intini?
«Di Martelli uno si affeziona
all'intelligenza. E alla capacità chirurgica di intervenire sui
fatti. Intini è più schematico. E' un vecchio funzionario
bolscevico. Non butto nessuno dei due. E' già avvenuta una
strage di socialisti per mano altrui».
Visco o Tremonti?
«D’Alema, quando gli dissero che
Visco stava facendo una politica fiscale contro gli operai,
disse: "Visco è sia contro gli operai che contro gli
industriali. E' contro tutti". A Visco manca la visione
politica. Tremonti è aperto al nuovo. Se uno non sapesse,
penserebbe che Tremonti è di sinistra e Visco è di destra…».
Tremonti di sinistra?
«Strutturalmente di sinistra. Ha la
capacità di essere raffinatamente doppio».
Mentana o Vespa?
«Mentana ha una sua capacità
creativa. Butto Vespa. Porta a porta potrebbe essere il Bignami
della politica. Invece è Novella 2000».
Mieli o Mauro?
«Tutti e due hanno sulla coscienza il
fatto di aver partecipato al falò dei socialisti. Ma butto
Mauro perché è il più antisocialista».
Repubblica o Corriere?
«Il Corriere è antologico. Mantiene
una linea di fondo di ispirazione realistica. Repubblica è
fuori stagione. E' l'unico grande giornale in Italia che riesce
ad essere nostalgico apparendo innovativo. Nostalgico, peggio
che conservatore. Nelle sue pagine non c'è una riga che non
appartenga allo strapassato».
Qual è il giornalista che proprio non sopporti?
«Se ti dovessi dire quello che mi dà
fastidio… però mi dispiace dirlo perché… insomma è
Scalfari. Invecchia male. E' diventato insopportabile. E' di una
faziosità antica. Dà un giudizio sui partiti politici secondo
le esperienze di 40 anni fa. Secondo i suoi riconoscimenti o i
torti o gli insuccessi che coltivò allora».
Sarà mica innamorato ancora di De Mita…
«Sicuramente no. Ma non ha mai detto
una parola sull'errore di quell'innamoramento. Lui è ancora al
punto che De Mita è bravo perché cercava di fregare Craxi».
Perché Scalfari ce l'aveva con Craxi?
«Perché era quello che voleva essere
lui. Il segretario del Psi».
|