DUE INTERE PAGINE DI INTERVISTA A RINO FORMICA

"Renzi non ha capito:si brucerà da solo,
ancora un pò e sarà tolto di mezzo"

Intervista a Rino Formica su Il Fatto Quotidiano del 30 aprile 2015 - di Truzzi Silvia

Ne Il tempo ritrovato, Proust sostiene che “Le vecchie canaglie della politica, una volta ripescate, vengono sempre rielette”.
E siamo qui, in un grande studio a due passi da Piazza Venezia, per parlare (anche) di un Paese che ha sempre fatto poco i conti col passato. Rino Formica, classe 1927, è lontano dalla politica dal 1994. Ma non per questo ha smesso di osservarla: e come si capirà dalla conversazione che segue, lo sguardo è tutt’altro che miope. Forse perché appartiene a quella generazione in via di esaurimento che saltò la giovinezza.Passò dall'adolescenza alla maturità. Improvvisamente"

Lei è stato ragazzo, a Bari, durante il Fascismo.
Anticipai la licenza liceale: bisognava accelerare.S’intravedeva già nel '42 la fine del Fascismo, la preoccupazione era capire che cosa sarebbe successo dopo. Ebbi la fortuna, nel liceo scientifico che frequentavo, di avere professori molto bravi, tra cui l’antifascista Ernesto de Martino. E un
professore di religione che fu poi l'ispiratore spirituale di Aldo Moro, monsignor Mincuzzi. ).

Ricordo che nel 1942 portai a scuola un opuscolo delle edizioni Avanti (il programma dei comunisti di BakuninLo avevo trovato nella libreria di mio padre. Il professore di tedesco, un fascista critico, trovò il libro, e con fare paterno mi disse:‘ Guarda che te lo devo sequestrare' . Ma dopo avermi dato uno scappellotto mi disse:‘Ti segnalerò al professore di religione ’.

Che c’entrava il professore di religione?
Mincuzzi aveva il compito di tutelare i dissidenti. E fu così che dopo l'ora di religione mi chiamòe mi disse: ‘Ma che fai il comunista?’ e io: ‘Ve ramente mio padre è socialista e repubblicano’.
Mincuzzi mi invitò in Arcivescovado dove incontrai un giovane professore, Aldo Moro: mi fece una lezioncina spiegandomi che era giunto sì il momento per una scelta èolitica, ma non doveva essere di partito. Dovevamo orientarci per una svolta istituzionale. Ma non avrei se guito questo consiglio: successivamente aderii al Partito socialista. Non fu facile, perché quando il 18 novembre 1943 mi presentai alla sezione del Partito in via Andrea da Bari, non trovai disponibilità all'accoglimento. Ebbi un primo scontro con il Collegio dei probiviri.

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