"ULTIME NEWS" 
25 Gennaio 2005  - da Stampare e distribuire -

 
Boselli ha abbandonato la prospettiva Socialista, De Michelis
la reclama ma non ne ha titolo stando nel Centro Destra ......
 
SOCIALISTI PRESIDIARE IL TERRITORIO
PER GUARDARE AL FUTURO
     
I socialisti, in questi anni, hanno trovato la forza e la volontà di mantenere viva una presenza socialista, lo hanno fatto chi per una futura rivincita, chi perché cosciente dell’importanza di una presenza socialista nel futuro, chi per difendere una storia e una cultura di fronte al possibile appropriarsene di altri… Centinaia sono le motivazioni per cui migliaia di socialisti sul territorio, con le loro forze, con le loro risorse, con grandi sacrifici, hanno in questi anni presidiato il territorio e cercato di mantenere viva una presenza socialista, dopo aver subito sulla loro pelle il dolore di un crollo e di una vita per un partito venuta meno da un giorno all’altro.
Oggi intravediamo le prime timide, con mezzo secolo di ritardo, aperture dell’ex Partito Comunista, oggi Ds , alla sua trasformazione in Partito Socialista. Qualcuno, che non è  mai stato e non è ancora del tutto socialista, vuole apprestarsi a divenirlo.Questo sarebbe un dato molto significativo, di grande importanza per l’intera Sinistra Italiana e una vittoria per chi da sempre è socialista. Ma dobbiamo chiederci : << Come può divenire socialista chi socialista non è mai stato, se non avviando un confronto politico con i socialisti tradizionali e di conseguenza con la storia socialista italiana ? >>. Ed ecco che quel momento di riscatto, di importanza culturale e politica, di fronte a cui, chi per un motivo, chi per un altro, ha mantenuto viva una presenza socialista, si sta piano piano avvicinando. Addirittura c’è chi propone, e la cosa non è poi tanto utopistica, anzi potrebbe essere il collante tra le varie anime Ds, di cambiare il nome da Democratici di Sinistra a Partito Socialista Europeo. Dopo tredici anni di fatiche i socialisti, invece di rafforzarsi, di unirsi per divenire interlocutori  di un dibattito e capaci di avviare l’ex Partito Comunista ad un confronto vero, continuano a litigare e a dividersi per motivazioni davvero ridicole e misere rispetto il loro grande ruolo politico.I colpevoli di questo non sono i poveri militanti di base rimasti, le famiglie di tradizione che in questi anni hanno continuato a votare, ma i ”dirigenti “ nazionali e non, i quali, organizzati in piccole nicchie, sfruttano la buona fede di coloro che permettono loro di esistere.Da una parte vi è lo SDI, a cui va attribuito il grande merito di aver tenuto in vita un’organizzazione senza la quale oggi forse non potremmo neppure più parlare di "Socialisti tradizionali", ma che oggi, perseguendo la sola logica della sopravvivenza dei propri dirigenti, si sta giocando per intero il proprio patrimonio. “ Vogliamo il Partito di Prodi “ disse Boselli concludendo l’ultimo Congresso Nazionale dello Sdi a Fiuggi. 
[ Continua a fianco ....]

[ <- Inizia a fianco Sx]


Un Partito di cui tutti i possibili costituendi non vogliono neppure sentir parlare, e di questo ne abbiamo avuto dimostrazione anche dalle ultime prese di posizione di Rutelli e di alcuni dei più significativi dirigenti Ds. Un Partito a cui solo Boselli crede o che forse solo Boselli vuol far credere come realizzabile alla sua base. Un Partito che anche dovesse essere realizzabile non avrebbe più niente a  che vedere con la storia e la cultura socialista, ma che si appresterebbe a posizioni moderate inseguendo il sogno del Partito Democratico Americano.I socialisti dovrebbero ormai, nonostante la loro buona fede, essere coscienti di tutto questo.Non serve essere grandi pensatori per ascoltare ciò che dichiarano le forze politiche con cui si dovrebbe costruire questo partito. Come possono i socialisti rimanere inermi e motivati  per la costruzione di  un percorso politico con coloro che a priori dichiarano di non voler avviare nessun percorso politico, che dichiarano di aver già il loro partito giovane e sufficiente, che dichiarano morta e superata la socialdemocrazia in Italia e in Europa?

Colpevoli sono sì coloro che, consapevoli e responsabili di queste posizioni, continuano ad illudere i propri iscritti, ma lo divengono a lunga andare anche gli stessi iscritti che non vogliono “vedere”, forse perché ormai esausti da una lunga fatica, forse perché speranzosi di un nuovo futuro. Divengono colpevoli verso loro stessi e verso le motivazioni che hanno dato loro forza in questi difficili anni. Colpevoli di non consentire a chi è più giovane la possibilità di avere un partito socialista domani, colpevoli di non consentire al nostro paese di avere una grande cultura di governo per i prossimi anni.

Dall’altra parte il Npsi, che ha appena concluso il suo Congresso Nazionale, nel quale ha cercato di farsi portavoce di quanto sopra citato, cadendo subito dopo nelle piccole logiche di interesse e in totale contraddizione con quanto affermato poco prima. Un Partito che, consolidando un’alleanza con il Centro Destra, nega a priori il suo possibile ruolo politico di continuità storica.

Cosa possono i socialisti consapevoli? Non possono che continuare gli sforzi nel mantenere ancora viva una presenza socialista nel territorio e contribuire a rafforzarla per mettere in discussione le strade intraprese da entrambi i partiti socialisti nella speranza di riportarli sulla retta via.Visto che non esistono solamente i buoni presupposti, ma anche le esigenze quotidiane, proprio per dare continuità alla tradizione e al ruolo socialista, i socialisti devono impegnarsi per creare le condizioni di una presenza socialista ,alle prossime elezioni Regionali, in contrapposizione al Centro Destra, e in autonomia nel centro sinistra.

 di Daniele Delbene

 Brevi News.... dalle REGIONI
 
Socialismo è Libertà
In Piemonte

  Si è costituito nei giorni scorsi un primo coordinamento Regionale del Piemonte. Il Coordinamento provvisorio che verrà intergrato con altri compagni nei prossimi giorni attualemte risulta composto da:
 
Tressoldi Giovanni, Gastaldi Eugenio, Maurizio Satta, Piero Dottino, Silvia Taverna, Ruggero Francesco, Graffiano Pino , Silvia Scansetti.

Sèl a Grammichele 
Commemora
Bettino Craxi 

  
Il gruppo di Socialismo è Libertà di Grammichele  (CT) in occasione dell'anniversario della morte di Bettino Craxi, ha organizzato un incontro in memoria del leader socialista.
Il gruppo grammichelese ha colto l'occasione per riavviare un dialogo tra le diverse anime socialiste cittadine che non sono riuscite ancora a trovare una sintesi. L'incontro si è tenuto presso il Centro Studi P.Calamandrei di Grammichele.
La Spezia, Socialisti Uniti alle Comunali

 Grazie all'operato costante , alla quotidiana presenza nello scenario politico della Provincia Spezzina, Socialismo è Libertà è riuscita a segnare un piccolo passo verso il superamento della diaspora socialista in Provincia della Spezia. Infatti Marte 16 Gennaio a Sarzana tutte le anime socialiste hanno costituito il Comitato per la lista di Comune Socialista, nel centro Sinistra, per le elzioni del Comune di Sarzana.<<Questo risultato, commenta Cristian Ferrari Coordinatore per Sarzana di SèL, è un primo passo singnificativo per la nostra realtà territoriale, in un comune dove il Psi raggiungeva percentuali del 25 .-°. Il nostro obiettivo era comunque quello di rendere questo segnale un punto di partenza per la creazione di una lista socialista unitaria anche per le elzioni Regionali, purtroppo gli interessi personali e di partito hanno portato i due interlocutori Sdi e Npsi a dividersi nuovamente in Liguria, sminuendo a mio avviso anche il risultato ottenuto a Sarzana. Come si suol dire meglio poco che niente anche se tante volte il niente sarebbe  più chiaro... Il nostro impegno sarà quello, cogliendo il risultato Sarzanese, che io sono convinto sarà molto significativo, di continuare dopo le regionali con più forza il nostro sforzo per dare continuità ad una storia ed a una cultura deve essere protagonista della nascita di un grande partito socialista come esiste in tutta Europa progetto che ha bisogno di una forte unità dell'area socialista tradizionale. Ad ogni modo, anche per le Regionali, non ci rassegnamo e pertanto continueremo a lavorare per la presentazione di una lista socialista, nel centro sinistra, di tutti i socialisti che ancora sentono la necessità di definirsi tali...>>>
 
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 News.... dalle Regioni : CAMPANIA
 
* * *Per problemi tecnici, di cui ci scusiamo, vi proponiamo solo
ora il resoconto dell'incontro avvenuto il 13 Dicembre scorso a Salerno
 
Sèl,Forum Socialista a Salerno
 
 

 SOCIALISTI UNITI: coltivare le radici per costruire il futuro” è questo il tema del forum-congresso tenutosi il 13 dicembre a Salerno presso l’Hotel Mediterranea.Manifestazione organizzata dalla Costituente Riformista Campana federata con Socialismo è Libertà.La sala Giove dell’hotel è piena, anche se la manifestazione comincia con due ore di ritardo (l’inizio era previsto per le 15). Del resto c’è Carmelo Conte che si esibisce in casa, aggiungici la presenza di un big della politica italiana come Rino Formica, ed ecco che il richiamo per tutti i Socialisti veri della Campania diviene irresistibile. Infatti si registrano presenze di militanti anche dalle province di Napoli e Avellino.

 
I lavori sono stati aperti da Enzo Bove, coordinatore provinciale della Costituente Riformista Campana che ha sottolineato i fallimenti delle riforme del governo Berlusconi  nel campo delle politiche sociali che non danno risposte concrete a problemi quali la povertà e le disuguaglianze sociali.Bove ha poi evidenziato l’esigenza di avviare il processo di riunificazione dei socialisti in Campania presentando una lista unitaria alle prossime regionali. Dopo i saluti del Radicale Michele Capano, ha preso la parola il giovane compagno Marco Lamonica che ha ribadito l’esigenza di un partito socialista unito a sinistra nel quale devono trovare grande spazio i giovani. Lamonica si č poi soffermato sulla situazione economica italiana evidenziando come mentre tante famiglie “non arrivano a fine mese”, il mercato dei produttori di navi di lusso, ha avuto un incremento del 150%, segno tangibile che il governo rappresenta soltanto gli interessi dei ricchi.
Lamonica, Formica, Picone
 Hanno poi preso parola vari esponenti della Costituente riformista Campana (Fera, Arenare, Livrieri), il segretario provinciale di Salerno dei DS Alfredo D’Attorre e il sindaco di Salerno Mario De Biase, prima degli interventi conclusivi del prof. Modestino Acone, di Carmelo Conte e di Rino Formica. Si comincia con il prof. Acone che ha affermato: «I socialisti sono divisi perché non c’č un’idea comune socialista che unisce: c’č bisogno dell’ottimismo della volontŕ,come diceva Craxi, da contrapporre al pessimismo della ragione.Essere socialisti oggi č piů difficile rispetto al secolo scorso, perché c’č una societŕ molto piů complessa, ma l’obiettivo č sempre quello di rafforzare lo Stato sociale», da professore di diritto non poteva poi non soffermarsi sulla situazione della giustizia italiana che č ancora caratterizzata dalla lentezza dei processi.E’ poi la volta di Carmelo Conte che esordisce con una domanda: «Si puň cambiare senza aprire le porte ai giovani in politica?.............c’č una tirannide della maggioranza di centrodestra, ma anche nell’opposizione senza programmi che dimentica i problemi reali del Paese.............
Bisogna rimuovere le rendite di posizione..............la politica č dinamica,le condizioni vanno cambiate», finale spettacolare come al solito con il prolungato applauso euforico dei fedelissimi.Dopo 4 ore di dibattito arriva finalmente il momento delle conclusioni affidate al Presidente di Socialismo č Libertŕ on. Rino Formica.La presidenza lo ringrazia per aver ascoltato tutti gli interventi senza muoversi dal suo posto, Formica ironizza : «Sono di vecchia scuola! » poi attacca « dopo 10 anni i socialisti riprendono il filo di una riflessione politica............dobbiamo distinguere il guasto particolare che č naturale nello scontro politico dal guasto di sistema.............nel quadro istituzionale vince la linea dell’antipolica..............c’č una frattura tra societŕ civile e istituzioni……………Prodi non rappresenta nessun punto di equilibrio………………..all’estero eravamo conosciuti per la nostra tradizione politica: i Partiti, i militanti. Adesso c’č il vuoto, il declassamento delle funzioni della politica. » poi tira fuori una statistica di Renato Mannhaimer pubblicata il giorno stesso sul Corriere della Sera, č un sondaggio che riguarda i giovani e il loro interesse alla politica, i dati sono inquietanti, il campione di ragazzi intervistati ha un’etŕ tra i 18 e i 29 anni: alla domanda “Quando pensi alla politica cosa ti viene in mente?”solo il 7% risponde IMPEGNO, per tutti gli altri č NOIA, INDIFFERENZA, RABBIA E DISGUSTO; alla domanda “Quanto sei interessato alla politica?” il 73% risponde che non gli interessa per niente. «E’ la piů grande distruzione di un patrimonio» chiosa Formica.Gli ultimi due punti dell’intervento di Formica riguardano la legge elettorale «crea effetti devastanti soprattutto al Sud. Al Nord sta introducendo il vizio del notabilato: le liste dei governatori sono di una gravitŕ incredibile, minacciano la democrazia» e l’unitŕ socialista, vero tema della serata,« Negli anni 60 si formano nelle due sinistre, classi dirigenti che hanno le stesse radici, ma che sono in forte competizione tra loro. Negli anni 80 Craxi disse ai comunisti:”l’ unitŕ socialista č qua, nel PSI, quindi venite e unitevi”, č un po’ come vogliono fare oggi i DS, ma non č questa la strada.Tra i diessini c’č grande unitŕ, ma strategie troppo diverse. Auspico un dibattito vero nei DS, anche se quello che ci sarŕ  a Gennaio non č un vero congresso visto che si terrŕ a tre mesi dal voto. I tedeschi dell’ SPD fanno in questi casi 2 congressi: uno solo programmatico, l’altro, l’anno successivo nel quale non ci sono elezioni, dove eleggono gli organismi. Il vero congresso sarŕ l’urna elettorale quindi.Adesso noi socialisti dobbiamo aggregarci il piů possibile per strati successivi, per cerchi concentrici»I lavori si sono conclusi alle 21 passate, dirigenti e militanti sostano alcuni minuti per i saluti e qualche foto. Un costruttivo pomeriggio di riflessioni riformiste. Unica nota per me negativa aver chiesto, alla Presidenza, per tre volte di parlare, inutilmente.
 
di Fabio Picone - Membro Direzione Naz. Socialismo è Libertà - Costituente Pse Campania 
 
 Alcuni Articoli dai Giornali dalla Rassegna Stampa giornaliera
 

Dal Corriere della Sera  21 Gennaio 2005

 

SULLA QUERCIA LA ROSA SOCIALISTA

di Paolo Franchi

A furia di litigare su primarie e dintorni, rischia di passare sotto silenzio una novità in un certo senso storica, preannunciata ieri da Simone Collini in un ampio e informato articolo sull’ Unità : «Non č piů una semplice ipotesi» che, al congresso, i Ds cambino nome e simbolo. La proposta, avanzata dall’ex vicesegretario del Psi Valdo Spini, e sottoscritta, tra gli altri, da Alfredo Reichlin, Bruno Trentin, Giorgio Ruffolo e Pasqualina Napoletano, ha ricevuto in molti congressi provinciali «un consenso trasversale» alle quattro mozioni, quasi sempre maggioritario. E Piero Fassino fa sapere sin d’ora di apprezzarla: non puň non essere d’accordo, lui che socialdemocratico si considera da un pezzo, con l’idea di rendere piů esplicito il riferimento al socialismo. Vaghezze? No. Giŕ circola, al Botteghino, un bozzetto. L’acronimo Pse, che attualmente, nel simbolo, se ne sta in basso, e piccolino, sale nella corona, e viene scritto finalmente per esteso: Partito del socialismo europeo. La scritta: Democratici di sinistra, invece, si fa piů piccina e, mestamente, scivola in basso. La Quercia resta, si capisce, al suo posto. Ma la Rosa del socialismo europeo cresce coprendone la maggior parte del tronco, fin quasi a sfiorarne la chioma. Questioni che non interessano nessuno? Neanche. E non solo perché la novitŕ si profila all’indomani del diniego opposto da Francesco Rutelli a una possibile deriva socialdemocratica dell’Alleanza. In politica, i nomi e i simboli contano assai. A destra, al centro e a sinistra. Ma soprattutto a sinistra. E in particolar modo nella sinistra postcomunista italiana. Come sa bene, per restare al nostro caso, chiunque ricordi le attese e le polemiche che circondarono 15 anni fa la scelta del nome e del simbolo del partito: alla fine Achille Occhetto, battendo senza troppe difficoltŕ le resistenze dei riformisti, riuscě a fare in modo che, nel primo come nel secondo, di socialismo non vi fosse traccia. Si disse allora che richiamarsi in qualsiasi modo al socialismo avrebbe significato avallare, di fatto, le pretese «annessionistiche» di Bettino Craxi, e fornire un argomento formidabile a chi denunciava la cosiddetta «deriva craxiana» del partito. Fondate o no che fossero queste tesi, sono passati tre lustri. I Ds, entrati nell’Internazionale socialista anche grazie all’assenso (decisivo) di Craxi e dell’allora segretario del Psdi, Carlo Vizzini, sono oggi parte a pieno titolo e in prima persona di tutte le istituzioni del socialismo europeo e mondiale. Che senso avrebbe mai essere socialisti sotto ogni cielo, tranne quello di casa propria? Convengono che non ne avrebbe alcuno un po’ tutti i diessini. Anzi, l’idea di un richiamo forte al socialismo europeo, e quindi alla socialdemocrazia, entusiasma soprattutto quelli che fino a pochi anni fa, per non finire socialdemocratici avrebbero fatto di tutto. Curioso. Ma, se è per questo, un po’ curioso è anche il fatto che gli elettori di 9 e forse 10 regioni (quelle in cui i riformisti dell’Ulivo presenteranno il listone unitario) la storica novitŕ del nuovo simbolo e del nuovo nome non la troveranno sulla scheda.

 
 RASSEGNA STAMPA GIORNALIERA
 
 
Vi informiamo che da alcuni giorni è attivo un nuovo spazio, aggiornato quotidianamente, in cui sarà consultabile una rassegna stampa degli articoli piů significativi di area socialista pubblicati sui maggiori quotidiani.

- Dal Resto del Carlino -20 Gennaio 2005

 

Psi gara per il simbolo ripudiato

 
di Francesco Ghidetti
 

Roba da Ibuprofene. Sì, quell’analgesico tosto quando la testa ti scoppia. Per capire che cosa s’è scatenato nei palazzi della politica sul nome socialista, occorre sentirsi davvero bene. In ordine: lo storico marchio con la scritta Psi, Partito socialista italiano è ora di proprietŕ dello Sdi, vale a dire di Boselli e Villetti che, sin dall’inizio, si sono schierati col centrosinistra. E lo Sdi lo presenterà sin dalle prossime Regionali. Poi: il Nuovo Psi, vale a dire Gianni De Michelis e Bobo Craxi — fieramente e fedelmente schierati con Berlusconi «perché non è questa la sinistra che ci piace» — si riunisce a congresso da domani a domenica. E, visto che le avances a Boselli di fare liste uniche fuori dai Poli sono state cortesemente ma fermamente rifiutate dallo Sdi («state a destra e non esiste in nessuna parte del mondo»), ecco che il leader De Michelis afferma, perentorio come ai vecchi tempi: «Noi dichiareremo chiusa la diaspora socialista». Come? Eliminando dal simbolo dei socialisti ‘di destra’ l’aggettivo Nuovo e mettendoci solo Psi. Non è finita. Da aprile del 2004 Valdo Spini, uno dei migliori allievi di Riccardo Lombardi, uno che conosce a memoria tutti gli scritti di Carlo Rosselli, già vicesegretario del Psi, ora deputato della Quercia combatte una battaglia campale — con Ruffolo e Benvenuto — perché i Ds mettano piů in rilievo le parole socialismo europeo nel simbolo, magari ingrandendo la Rosa che verrebbe così a coprire parte del tronco della Quercia. E l’iniziativa, giudicata da molti come una cosa per ‘appassionati’, in realtŕ marcia spedita. E trasversale. Tanto per cominciare il leader Fassino è d’accordo. Il che, come dire..., non è poco. E poi, proprio ieri, hanno aderito Giovanni Berlinguer (l’icona della sinistra ds) e Fulvia Bandoli. Dopo, pensate un po’, Cesare Salvi (il ‘duro e puro’), Alfredo Reichlin (vecchia guardia), Bruno Trentin, Pasqualina Napoletano, Pietro Folena (vedasi definizione per Salvi), oltre a 600 iscritti. Spini gongola, ma mantiene un understatement invidiabile: «Stiamo assistendo alla conclusione di un equivoco. Vi ricordate quando c’era il Pds? Aveva la stessa sigla degli ex comunisti della Ddr... Insomma, ora l’approdo è definitivo. E non rischiamo che qualcuno voglia annegare la nostra identità di socialisti liberali europei. E Rutelli sia piů rispettoso...». E pensare che tutto questo agitarsi avviene proprio il 19 gennaio, a cinque anni dalla morte di Craxi, mentre 250 fedelissimi sfilano dal Parlamento all’emblematico hotel Rafael. Anche lui, Bettino, è stato riscoperto: a destra, a sinistra, al centro. Con la figlia, Stefania, animatrice della fondazione intitolata al padre, che mette paletti a difesa della memoria dicendosi equidistante (anche se, obtorto collo, preferisce Berlusconi a Fassino). Con don Baget Bozzo che celebra una messa a suffragio del leader del Psi. Con Lucio Barani — craxiano leggendario, sindaco di Villafranca in Lunigiana — che chiede al Papa di beatificare Bettino. Con richieste varie di ritorno della salma in Italia. Addirittura Intini, ora colonna portante dello Sdi, appare turbato: «Ma no, io sapevo che prima o poi la parola socialista sarebbe tornata in auge. Certo, che accelerazione...». Mentre Villetti — anch’egli Sdi — ammonisce: «Non facciamo i provinciali! Il nome socialista circola, con forza, in tutt’Europa. Come poteva restare negletto in Italia?». Dunque, socialista è tornato trendy. Va di moda. Proprio mentre Rutelli ritiene superati i dogmi della socialdemocrazia. Singolari coincidenze. Ma state tranquilli, la battaglia continuerà. Perché c’è sempre la questione dei giornali socialisti. C’è l’Avanti! della domenica (Sdi); c’è L’Avanti! (animato dal forzista ex socialista Cicchitto); ci sarŕ Il Socialista Lab (a fine febbraio in edicola per De Michelis). E l’Avanti! vero, il quotidiano? Ancora non s’è conclusa la causa giudiziaria. Il curatore č tal Michele Zoppo, lo stesso che ha dato il simbolo Psi a Boselli... L’Ibuprofene si trova in farmacia. E non c’č bisogno di ricetta.

 

-Dal Dillo ad Alice Web -

 

Di Pietro un  cattivo esempio per le giovani generazioni

 
Alice intervista Antonio Lenza, membro della costituente Partito Socialista Europeo: “La presenza socialista a sinistra con lo SDI è vuota di elaborazione politica. Quella nel centrodestra lacera un secolo di storia. Il nostro ruolo e obiettivi”. 
Leanza

Cos'è la Costituente PSE? E' un'organizzazione nazionale di giovani e meno giovani che si pongono l'obiettivo di rendersi protagonisti per la nascita di una grande forza del riformismo socialista che si ispiri ai valori del Socialismo Internazionale ed Europeo.

Pensiamo che ciò possa realizzarsi partendo dai giovani e dalla formazione di una nuova classe dirigente socialista, ma per far ciò è fondamentale anche l'apporto di coloro in grado di tramandare esperienza e tradizione. In questo un grande contributo culturale e di formazione stiamo ricevendo dal movimento politico-culturale “Socialismo è Libertà” con il quale ci poniamo l'obiettivo politico comune di aggregare le forze laiche e socialiste e riformiste che si riconoscono nel Partito Socialista Europeo. Ciò sarà possibile solo dopo una scossa culturale e politica della sinistra italiana. In tal modo si avvierebbe il definitivo superamento della “anomalia italiana”.

Quanto c'è di nostalgico e di innovativo nel vostro Progetto?

Costruire una grande forza socialista nel solco della tradizione storica del socialismo italiano non significa affatto ridare vita al vecchio PSI. Negli oltre dieci anni passati dalla sua scomparsa, il Paese è cambiato in maniera, per alcuni aspetti, radicale. 

Noi dobbiamo dare una risposta ai problemi d'oggi non a quelli di ieri. Il passato non va certo rinnegato ma altrettanto certamente va profondamente rinnovato. A noi la diaspora socialista non interessa più; essa esiste per qualche dirigente che ne trae profitto personale. Siamo socialisti non per nostalgia, ma perché coscienti dell'importanza di una presenza socialista di fronte le scelte del nuovo millennio. Costruire una forza socialista nel centrosinistra significa anche scuotere la sinistra da un lungo letargo. Qui sta l'innovazione: la presenza di una formazione socialista può colmare un vuoto d'elaborazione politico culturale ed avere grande ruolo di contaminazione e maturazione politica nell'ambito della sinistra italiana, che oggi appare non in grado di adeguare i suoi valori tradizionali alle trasformazioni della civiltà attuale.

Perchè crede che l'Italia abbia ancora bisogno dei socialisti?

L'Italia ha bisogno di socialisti capaci di interpretare il socialismo, i valori che esso storicamente ha rappresentato applicati in questa epoca al fine di evitare le esasperazioni tipiche dei linguaggi estremi. I nuovi interpreti nell'azione politica ovviamente non possono che essere definiti i socialisti di domani.

Quale, quindi, la vostra collocazione: con il centrosinistra, con il centrodestra o terzo polisti?

Non esiste un socialismo di destra. Accettiamo la logica bipolare, ma crediamo che un sistema elettorale proporzionale consenta che vi sia una maggiore coerenza fra le formazioni politiche e le opinioni e gli interessi economici e sociali presenti nella società civile. Quindi di favorire la rappresentatività.[ continua a lato... ]

A Boselli che sta con l'Ulivo e a De Michelis che sta non la CDL cosa si sente di rimproverare e proporre?

La presenza socialista a sinistra con lo SDI è soltanto nominale e vuota di elaborazione politico culturale. Boselli addirittura lavorando per il "Partito di Prodi", come da lui definito, intende sancire il superamento di una presenza socialista. Altri, seppur manifestando l'esigenza di una presenza socialista, riaffermando l'alleanza con il centro - destra ne snaturano il ruolo e contribuiscono alla lacerazione di un secolo di storia e di una cultura.

Meglio il Di Pietro magistrato o quello politico?

Il Di Pietro, per quanto estremo nella sua azione giudiziaria, rappresentava una novità; il Di Pietro politico non lo è assolutamente. Ritengo che chi si accanisce contro i conflitti d'interessi sia stato il primo a beneficiarne. Sebbene i libri di storia semplificano troppo la realtà, penso che su Di Pietro si potrà sintetizzare così: si è tolto la toga dopo avere messo fuori gioco con un'azione giudiziaria un'intera classe politica, ed è diventato deputato e ministro della Repubblica. Non è un esempio per i giovani e per il rinnovamento della politica.

Quali sono le vostre priorità programmatiche?

Io sono di Catania, e vorrei tanto che nell'agenda politica italiana riemergesse con forza una questione Meridionale, che deve essere parte integrante ed inscindibile della politica economica nazionale. La questione meridionale oggi sembra essere stata risolta senza mai essere stata affrontata adeguatamente. Probabilmente il governo della Casa della Libertà crede che lo sviluppo delle aree più arretrate del Paese possa risolversi affidandosi al mercato e al lasseiz-fare. Io penso che ci sia bisogno di una politica di stampo keynesiania. I ritardi di competitività e la drammaticità della situazione occupazionale sono tali che impongono un forte coordinamento centrale dello Stato, che cerchi di riequilibrare innanzitutto il gap infrastrutturale del meridione cercando di indirizzare i risultati della ricerca scientifica nel campo della sostenibilità ambientale e delle fonti energetiche; di favorire gli insediamenti aziendali garantendo la sicurezza del territorio contro la criminalità e una minore burocrazia.

Angela Basile
 

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

 

Fronda socialista sulla lista matera

 
Sono molti i socialisti, secondo Michele Cascino, coordinatore regionale di Socialismo e libertà, che non si rassegnano all'idea di aderire alla lista unitaria per le regionali. «La buona tenuta dello Sdi nelle ultime elezioni provinciali - secondo Cascino - avevano riacceso una fondata speranza di successo per la prossima consultazione. L'apertura del Nuovo Psi, alimentava la speranza di portare a compimento una sintesi unitaria, per dare cosě corpo in Basilicata ad un unico soggetto politico di matrice riformista e socialista, confermando la natura di partito di sinistra, custode della propria autonomia e protagonista attivo, e non residuale, di una sinistra di governo». Secondo Michele Cascino «stupisce anche l'acquiescenza dei Ds e l'accettazione della Margherita, i primi perchč eredi del centralismo democratico, i secondi, forse per l'incasso, peraltro meritato, del presidente. E lo Sdi? Mistero! Forse l'ubbidienza a Prodi o per meglio dire al partito di Prodi che, trovandosi come Giovanni senza terra, vuole un suo partito, non fidandosi di quello degli altri». Il coordinatore regionale di Socialismo è libertà sostiene infine che «le alleanze sono necessarie e indispensabili in politica per vincere l'avversario, ma lo snaturamento dei partiti, per decisioni di vertice, sono al limite tra democrazia formale e democrazia totalitaria».
 
 Le vostre Lettere :                                 Scrivici : domanisocialista@libero.it
 
 Lettera 1

OPINIONE SULLE PRIMARE

Il centrosinistra dà il via alle primarie e i cittadini rispondono.Da un certo punto di vista, se vogliamo, sono state delle primarie ancora imperfette ma sicuramente si č sempre  sulla strada giusta quando si coinvolge l’attore principale che è o che sarebbe dovuto sempre essere  la gente, i cittadini, l’elettorato.Imperfette perché comunque ci si è trovati di fronte una scelta già decisa dai vertici proponenti una minima rosa di nomi ma è un primo passo importante, un passo che dovrà farne degli altri se si vuole trasformare l’idea di democrazia in fatto concreto.

Queste primarie se lette attentamente ci dicono quattro cose:  prima fra tutte che i cittadini vogliono dire la loro non a cose fatte ma essere presenti dall’inizio e scegliere, partecipare nell’indicare da chi vogliono essere rappresentati.Seconda cosa la vittoria di Niki Vendola ha sbuggiardato chi dava per certa la candidatura di Boccia ritenendo una farsa le primarie del centrosinistra, voce che č circolata dall’inizio sia da destra sia nello stesso centrosinistra e che ha scoraggiato molti  non andando a votare per non fare l’ennesima inutile comparsata. (primarie che dovrebbe essere fatta sempre per legge) Terzo punto l’elettorato non si è lasciato pilotare dallo sparuto numero che staziona nelle stanze dei bottoni e che vorrebbe sempre e comunque che sia fatta la sua volontà, ciň vuol dire che qualcuno dovrebbe fermarsi a riflettere per capire chi conta veramente.In ultimo la scelta dell’On. Vendola, con uno scarto di voti di oltre 2.217 certamente non pochi come qualcuno vorrebbe fare credere tenendo conto della novità delle primarie, degli scoraggiamenti succitati ed anche dalla rigida giornata invernale, è stata una scelta che ha indicato una persona attenta << …ai temi della pace, delle difesa dell’ambiente, soprattutto della centralitŕ della dimensione individuale>>.

Senza togliere nulla all’altro candidato anche se poco conosciuto ai piů al contrario di  Vendola che, a parte il suo storico curriculum politico,  ha dimostrato sempre di agire e parlare con l’anima toccando i cuori delle persone, di tante persone che hanno dimostrato intelligenza anche perché privi da pregiudizi ipocriti ingabbiati da  visione piccola, incivile ed arcaica  che ancora per alcuni è pane quotidiano.In un’intervista televisiva, che ho avuto il piacere di ascoltare, alla domanda provocatoria rivolta all’On. Vendola a cui si chiedeva semmai avesse tolto l’orecchino in caso di elezione a Presidente della Regione il deputato nella sua genuinità ha risposto piů o meno cosě: sicuramente no, è un ciondolo che mi ha regalato 22 anni fa mia madre e se poi una persona deve essere giudicata da un ciondolo credo sia proprio triste….>>

I pugliesi hanno dimostrato d’essere un popolo che sa scegliere una persona per quello che è nel profondo dell’animo, l’On. Vendola nel suo profondo è una bella persona, è un giornalista soprattutto è un poeta e Dio solo sa quanto la Puglia e  il mondo intero abbia bisogno di poesia, di quella poesia che sa leggere fra le piaghe del mondo e si spende concretamente per poterne sanare, se non tutte, gran parte delle cause determinate dalle irresponsabilitŕ e superficialità da chi , magari, non ostenta  ciondoli ma la cui piccola ed ipocrita statura intrisa da perbenismo bugiardo intinto nelle proprie veritŕ ritenute da essi stessi  assolute ha reso il mondo quello a cui assistiamo quotidianamente angosciati ed impotenti.

Un poeta ed un uomo storicamente di sinistra  alla Regione Puglia? Spero di si.Queste primarie vanno lette attentamente, per quel che mi riguarda vi leggo tanta voglia di partecipazione democratica , una richiesta di partiti attivi e di chiara identità, soprattutto un ritorno di una vera sinistra sensibile ai piccoli e gravi problemi della gente , una sinistra con un’anima dopo tanto sdragionare di convenienze e di  solo mercato fine a se stesso .

Un’anima  attenta , pulsante, profonda con cui i pregiudizi si dissolvono nel rispetto della libertŕ, di una libertà compagna inseparabile del rispetto per se stessi e per  gli altri nel considerare ogni uomo una persona a cui la vera democrazia partecipata ne riconosca gli stessi  diritti  e gli stessi doveri umani ed universali,  per un mondo unico e migliore che gli ultimi eventi nel sud est asiatico ci ricordano essere unica patria.

Un mondo  in cui è doveroso prendere coscienza che nella società della globalizzazione i problemi degli altri, lo si voglia o no,  sono anche i nostri.Un mondo bisognoso, oggi come non mai, di uomini e donne che si riconoscono in una politica che pone l’uomo al centro dei suoi programmi e della sua azione, quella che quando appena accenna, attraverso primarie sia pure ancora imperfette, a dare il via alla partecipazione democratica il cittadino risponde e fa sentire la sua voce che scompagina nella sua imprevedibilitŕ democratica ma  dal giusto sapore vero e genuino e soprattutto intriso di speranza per un futuro e, in questo caso, di una Puglia  possibile.

Anna Prato - Socio Fondatore Socialismo è Libertà - Lecce 

Lettera 2

 
LO SDI CORNUTO E MAZZIATO
 
Cari Compagni,
ancora una volta siamo lo zerbino della Gad.
La "nostra" compagna Pia Locatelli è stata sacrificata sull'altare dell'ulivismo.Infatti come è a Voi noto č stato candidato l'"ulivista" Sarfatti.Forse perche la "nostra" non lo era abbastanza?O perché ostentava un aggettivo ancora tanto vituperato quale quello "socialista"?Chissŕ!Intanto Mastella (con il suo 0,....%) si sfilaccia dalla GAD per rivendicare un ruolo all'interno del centro-sinistra (ma si scrive con il trattino o senza?) e per non essere come quei gregari che nelle grandi corse ciclistiche a tappe faticano assai, ma al momento opportuno devono spostarsi per far posto alla star di turno.Sono d'accordo con Mastella; quantomeno gli Uderrini stanno dimostrando di avere un partito ed una dignità politica.E lo SDI? Ancora una volta "cornuto e mazziato".Sarebbe stato troppo scomodo per l'asse DS-Margherita candidare una "socialista". E se mai avesse vinto? Troppa grazia, i socialisti avrebbere cominciato a riaggregarsi e questo (per volontŕ dei DS - ovvio) non deve succedere.chiudo con un auspicio: NON DEMORDIAMO
 
Massimo Lotti
 

 Lettera 3

 
COSA RIMANE DEL CRAXISMO ?
 
 Cari compagni,
Mi pregio inviarvi questo contributo sull'eredità di Bettino Craxi:
Due domande mi sorgono spontanee su Bettino Craxi:
- Cosa rimane del craxismo?
- E' ancora attuale? 
Riguardo la prima, non ho alcuna difficoltà ad ammettere che accolsi l'ascesa di Bettino al timone del Psi con molto interesse. Era come una salutare scossa ad un partito che, detto con le sue parole, era "ammalato nel sangue". Di Bettino mi piacevano la lucidità di analisi e la determinazione "teutonica" nel perseguire il suo progetto politico. In un "pollaio con troppi galli", come era il Psi di allora, era assolutamente necessaria una guida sicura e determinata che mettesse ordine al marasma politico nel quale il partito stava sprofondando. Per noi socialdemocratici, autonomisti della prima ora, rappresentava una rivincita morale sulla demagogia e sul massimalismo imperanti a sinistra. Bettino si dimostrò anche un abilissimo stratega, spiazzando con mosse tempestive ed estremamente efficaci quanti all'interno del partito erano ancora psicologicamente succubi del Pci e legati ad una impostazione ideologica decisamente antistorica.
Il Psi "cambiò pelle", come allora si diceva, e grazie alla segreteria Craxi compiva notevoli passi avanti verso una concezione europea del socialismo democratico, nel solco della strada tracciata venti anni prima da Giuseppe Saragat e dal Psdi. L'orgoglio socialista, sepolto da troppi anni sotto il peso di rapporti di "mezzadria" sia verso il Pci che la Dc, riprese vigore, infondendo uno spirito nuovo anche a noi socialdemocratici. Ricordo ancora con estremo piacere l'orgoglio che come italiano provai quando Bettino si impose all'America di Reagan sul caso di Abu Abbas. Come contraltare si sviluppò in cospicue frange del Pci e della Dc un sempre meno latente odio verso l'uomo che aveva osato scompaginare i loro piani consociativi.In seguito, secondo il mio modesto parere, qualcosa si inceppò nell'efficiente ed oliato meccanismo messo in moto da Bettino. La situazione di degrado della politica italiana e la grande difficoltŕ nel farvi fronte lo contagiň, via via perse la forza propulsiva dei primi anni di segreteria ed egli si concentrò primariamente sul rapporto sempre piů competitivo con l'alleato democristiano, perdendo di vista gli obbiettivi strategici di lungo periodo. I risultati negativi di tale ridimensionamento delle aspettative furono la implicita conferma della mancanza di una vera alternativa socialista e la sottovalutazione della questione morale. Quest'ultima fu debitamente sfruttata dai suoi nemici per decretare la fine di un sistema che ormai poggiava su una corruzione dilagante. La portata politica della caduta del muro di Berlino, avvenuta nell'89, non fu purtroppo compresa da Craxi nella sua interezza e pochi anni dopo fu lui a ritrovarsi spiazzato da eventi che non aveva saputo prevedere e prevenire.
Se devo quindi tirare una conclusione sull'ereditŕ del craxismo è quella di considerare validi i primi anni di segreteria, modesti quelli centrali e negativi gli ultimi, soprattutto quelli che vanno dal 1987 al 1992. 
Riguardo alla seconda domanda, il craxismo senza Bettino Craxi è per me improponibile, sarebbe come pretendere che un corpo possa vivere e agire senza la testa. La sua ricerca di una vera autonomia, il suo orgoglio di socialista, la sua determinazione e il suo coraggio (quando ancora la malattia non era diventata pesante da sostenere) sono ancora oggi una lezione di attualitŕ. Peccato che manchino interpreti autorevoli come lui.
 
Fraterni saluti.
Alessandro D'Ovidio - P.S.D.I. Lodi
 
 Lettera 4 

 Appello per

la nascita di un Partito

di giovani Socialisti Europei

 

Care Compagne, Cari Compagni,

I Socialisti devono mettercela tutta per dare un futuro Socialista alle generazioni che verranno. Nella societŕ attuale c’č tanto bisogno dei Socialisti.Il percorso è ancora irto ed in salita, ma ce la faremo.Le esigenze sono due.La prima è di unitŕ e di visibilità politica.La presenza Socialista deve essere percepibile e, ove si vota con la proporzionale, deve andare ad una lista che sia SOCIALISTA bocciandosi i candidati che pur definendosi “socialisti” sono inseriti in liste di aggregazione politica ai due poli sia nella c.d. lista unita dell’Ulivo che in Forza Italia o in civiche di coalizione.

La presenza Socialista deve essere percepibile nella collocazione politica fuori della Casa per la libertŕ (i Socialisti non possono mai stare a destra), ma con la stessa, ove la legge elettorale non è proporzionale, devono essere stipulati incessantemente accordi elettorali contro questo centro-sinistra cattocomunista e fin quando quest’ultimo ha la dirigenza cattocomunista dei D’Alema, De Mita, Rutelli e C.

La seconda esigenza, ma seconda non per importanza, č l’esigenza di favorire un ricambio generazionale venendo incontro al monito del compagno Rino Formica che ci ha ricordato che “… i progetti o li fanno i giovani, contro i meno giovani, o sono progetti senza futuro …”.  Chiedo ai compagni candidati di oltre 40 anni di favorire questo obiettivo.Questo obiettivo NECESSARIO puň essere concretamente attuato - se veramente lo si vuole - facendo risultare eletti, sia per le elezioni regionali ed amministrative 2005 che per le elezioni future compagni candidati con meno di 40 anni. Questo obiettivo NECESSARIO puň essere tecnicamente attuato - se veramente lo si vuole - con l’impegno dei candidati meno giovani, i Senior del Socialismo, a dimettersi dalla carica, se eletti, dopo le prime sedute permettendo il subentro dei candidati giovani che seguono in lista. Questa staffetta tra i Senior del Socialismo che si dimettono in favore dei piů giovani, per favorire la nascita di un partito di giovani Socialisti Europei, sarŕ un segnale forte di continuitŕ tra la migliore tradizione Socialista e le aspettative future.

 

Biagio Di Maro

 SEGNALACI LE INIZIATIVE LOCALI
 
 
 
INVIACI LE TUE OPINIONI
 
 
 
Lettera 6

 
 DAL FORUM DI SALERNO UN
APPELLO PER UNA POLITICA
E UN RUOLO SOCIALISTA IN ITALIA

Egregio direttore,

il 13 dicembre si è svolto a Salerno un forum-congresso della  Costituente Riformista-SocalismoèLibertà dal tema:  unitŕ dei socialisti,coltivare le radici per coltivare il futuro.All’appuntamento hanno preso parte centinaia di militanti,dirigenti,giovani riformisti accorsi in massa per ascoltare i tre big dell’evento: CARMELO CONTE,MODESTINO ACONE,RINO FORMICA moderati da Gabriele Cavallaro.Al forum,aperto da Enzo Bove-segretario provinciale della Costituente Riformista-,ho cercato di dare  il mio modesto contributo articolando il mio intervento su due piani distinti ma interconessi:il contributo che una vera e definitiva unità socialista puň apportare alla coalizione di centrosinistra; l’importanza e l’improcastinabilità,per noi socialisti,della ricomposizione della diaspora e della ricostituzione di un fiero e autorevole Partito Socialista unitario e moderno.Indugiando maggiormente sul primo punto ho posto l’attenzione sull’indispensabile contributo mediatorio tra le due grandi Tradizioni(Popolarismo e Progressismo)che caratterizzano maggiormente la coalizione,contributo che diventa“sussidiario”se si tiene conto del deficit riformista espresso negli ultimi tempi dalla leadership prodiana e da significativi segmenti della GAD. Tutto ciò si è evinto particolarmente dal tema delle tasse,tematica peculiare alla concezione e alle finalità che assegniamo allo Stato. Un centrosinistra moderno  capirebbe che lo Stato-badante,matrigno non è piů praticabile perché rischia di diventare cinico e impersonale difronte ai problemi dell’ individuo.Il welfarestate all’italiana non regge la sfida dei tempi e il suo disavanzo si ripercuote rovinosamente sulle giovani generazioni.Lo Stato deve essere uno strumento di libertŕ non una sua limitazione;deve,necessariamente, diventare uno Stato-regolatore:garantire gli standard di vita,incentivare la sussidiarietŕ attraverso la leva fiscale,gestire il risparmio per creare opportunitŕ e sviluppo compatibile. Un centrosinistra avanzato e modernamente riformista direbbe limpidamente che le tasse devono sě essere tagliate,ma in modo diverso da come vuole farlo Berlusconi e il suo governo;troverebbe la copertura combattendo energicamente l’evasione perché in Italia 25.000.000 di contribuenti dichiara 1000 euro al mese e solo 22.000  piů di 250.000 euro,ma nel 2003 vengono acquistate oltre 100.000 vetture di lusso e la nautica di lusso aumenta le vendite del 150%;i conti non tornano. Il governo B.,invece,mentre trova 100.000.000 di euro togliendoli alla SOGIN che,a sua volta,li preleva sulle nostre bollette della luce,non paga le indennità di trasferta agli ispettori fiscali;questa è la peculiarità della politica fiscale della destra,questa ,la differenza con il centrosinistra. Per quanto riguarda l’unitŕ dei socialisti non basterebbe un intero supplemento,mi consenta solo di rivolgere un accorato appello a Fausto Corace,Stefano Caldoro,Carmelo Conte affinché riescano,in tempi brevi,a ricomporre questa stupida e puerile diaspora che danneggia così tanto il Socialismo; affinché,come ha detto l’On.Conte a Salerno,si riapra il ragionamento e si dica ai compagni socialisti presenti nelle varie sigle di partito che è giunto il tempo di creare un unico soggetto politico in grado di avanzare una proposta dal basso.Noi giovani  socialisti vi ringrazieremmo per sempre.

Marco Lamonica - Cost. Riformista - Pse - SèL Campania

 
 Lettera 4 

 
Elena Orlando

Riflessioni socialdemocratiche

Era il 1947 quando un uomo di nome Giuseppe Saragat fondò il P.S.D.I. Ed il suo partito si ritrovò a governare, in Italia, per circa 30 anni, assieme a repubblicani e socialisti, formando la prima coalizione di centro-sinistra.E' il Gennaio 2005 ed improvvisamente, dopo una "toccante" affermazione dell'on. Francesco Rutelli (peraltro successivamente rettificata dallo stesso leader della Margherita), che da Fiesole ha sentenziato "no a egualitarismo e socialdemocrazia", si apre un dibattito tra le forze politiche di centro-sinistra.L'on. Giorgio Carta dichiara che "i valori della socialdemocrazia appartengono alla sinistra in modo indelebile e permanente". E questa credo che sia la splendida sintesi del dibattito subito nato sul tema.
Lo spirito socialdemocratico che ispira le società europee è alla radice del nostro modo di intendere i diritti e rappresenta, dal dopoguerra in poi, un modo di guardare ad essi che ha costituito una caratteristica peculiare delle società europee.Tuttavia, occorre considerare un aspetto a mio parere piuttosto importante: l'assetto della democrazia europea si sta avviando verso una più tradizionale tendenza liberaldemocratica e conservatrice tipica degli Stati Uniti d'America e delle grandi potenze degli ultimi anni. 
Il prof. Paolo Viola, ordinario di Storia moderna presso la facoltò di Scienze politiche dell'Università di Palermo, in una recente intervista si pone e ci pone una interessante domanda: la socialdemocrazia è una determinazione socialista del concetto di democrazia o, piuttosto, si può definire come una determinazione democratica del socialismo?Ecco allora emergere questioni più complesse.
Nonostante la globalizzazione e le significative vicende storiche che negli ultimi anni hanno modificato lo scenario politico ed economico internazionale, resta il fatto che la socialdemocrazia rappresenta un valore irrinunciabile. 
Un caro saluto,
 
Elena Orlando - Costituente Nazionale Pse Catania

 

 L'ANGOLO della CULTURA & della STORIA
 
In ricordo di Bettino Craxi
A CINQUE ANNI DALLA MORTE

 

 

Mercoledì 19 gennaio 2000, alle ore 16.40, moriva Bettino Craxi, un protagonista di primissimo piano della sinistra, e uomo forte del socialismo italiano ed europeo. A cinque anni dalla sua morte intendiamo ricordare questo storico  leader del partito socialista, che ha caratterizzato per diversi anni la politica del nostro Paese, dando un’impronta indelebile e conquistandosi la fama di statista di rango, riuscendo a rompere l’isolamento politico italiano.Egli ha sempre condotto le sue battaglie politiche all’insegna della determinazione e della passione, con il filo conduttore di un innovativo riformismo, ridando nuova linfa all’orgoglio socialista. Tra i suoi più grossi meriti, infatti, vanno ascritti lo svecchiamento del partito rinnovandone l'ideologia: non a caso, sotto la sua guida, i militanti ritrovano l'orgoglio e l'entusiasmo smarriti dopo le tante sconfitte.

Di questo riformismo innovatore ricordiamo la grossa polemica ideologica che Craxi nel 1978 fece nei confronti del Pci, abiurando Marx ed esaltando il pensiero di Pierre Joseph Proudhon, sottolineando tutte le ragioni che conducono ad una sostanziale differenza tra comunisti e socialisti. Quasi a voler sottolineare queste differenze, cambiò anche il vecchio simbolo del partito, togliendo falce e martello su libro e sole nascente e sostituendolo con un garofano rosso, fiore che apparteneva alla tradizione socialista italiana già prima del 1917.Sempre in tema di riformismo, fu proprio Bettino Craxi che parlò per primo di Grande Riforma dello Stato, che deve essere in grado di «cogliere e interpretare in anticipo le esigenze che maturano nella società”; successivamente rilanciò con l'idea di una grande riforma delle istituzioni, dell'economia e delle relazioni socialiIl partito socialista, alla sua guida, riuscì prima ad accreditarsi come "ago della bilancia" della politica italiana e poi a dar vita al Governo Craxi, che fu il primo  a guida socialista (un pentapartito) della storia repubblicana. Di quegli anni sono gli accordi con  il Vaticano per la  revisione del Concordato, l’incidente diplomatico con gli Stati Uniti a Sigonella in Sicilia (quando rifiuta di consegnare agli Usa i sequestratori palestinesi dell'Achille Lauro), il taglio di quattro punti della scala mobile il 14 febbraio 1984. I suoi meriti hanno oltrepassato anche i confini nazionali, tanto che nel 1989 l'allora segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Perez de Cuellar, nomina Bettino Craxi suo rappresentante personale per le questioni del debito dei Paesi in via di sviluppo, e nel ‘90 riceve anche l'incarico Onu di Consigliere speciale per i problemi dello sviluppo e per il consolidamento della pace e della sicurezza.In questi anni, dopo l’impeto dell’ondata giustizialista, fortunatamente la figura di Bettino Craxi comincia ad essere valutata da più parti con maggiore serenità, alla luce di un giudizio più prettamente storico

 Rocca Luigi - Resp. Filosofia e Storia Socialista Costituente Nazionale Pse

 

 L'ANGOLO della CULTURA & della STORIA
 
In ricordo di Pietro Nenni
a 25 anni dalla morte
   
di Giuliano Vassalli
 

Pietro Nenni, nato a Faenza il 9 febbraio 1891 e mancato ai vivi in Roma nella notte del primo gennaio 1980. Molti ricordi tendono ad attenuarsi, ma esistono i compagni che non dimenticano, fortunatamente appartenenti, qualche volta, a generazioni più giovani.La Fondazione "Pietro Nenni" presieduta da Giuseppe Tamburrano, ha pubblicato, con i tipi del benemerito editore Pietro Lacaita, un volume di circa quattrocento pagine, dal titolo "Pietro Nenni. Una vita per la democrazia e per il socialismo". E per ricordare questa vita il 16 maggio si è svolta un'intera giornata al Senato, nella prestigiosa sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Il mattino alla presenza delle due figlie di Nenni, Giuliana e Luciana e del Presidente della Repubblica appena rientrato dai viaggi di Stato in Brasile e in Inghilterra, si è svolta la commemorazione ufficiale, tenuta dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera. Nenni, dal 1946 alla morte, fu membro prima dell'Assemblea Costituente e della Camera dei Deputati e poi del Senato della Repubblica, quale senatore a vita. Al Senato presiedette anzi, come senatore più anziano presente essendo gravemente ammalato Ferruccio Parri, la prima seduta dell'8ª legislatura repubblicana, nella primavera del 1979. Dopo i presidenti del Senato e della Camera presero la parola lo storico gaetano Arfè, il socialista francese Gilles Martinet, già ambasciatore a Roma e genero di Bruno Buozzi, il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuliano Amato. Nel pomeriggio vi fu la vera e propria presentazione del libro sopra menzionato, ad opera d'illustri politologi, Luciano Cafagna, Mario Pirani, Massimo Salvadori, Mario Tronti, seguiti da importanti interventi d'autori di alcuni degli scritti raccolti nel volume. Tutti hanno riconosciuto che Pietro Nenni fu, nel secolo che sta per chiudersi, uomo politico di grande rilievo, avendo attraversato con la propria azione politica eventi cruciali della nostra storia nazionale e di quella internazionale, avendo sofferto per il suo ideale socialista lunghi anni di esilio, carcere, confino e avendo perduto la propria figlia Vittoria (vedova del resistente francese Henri Daubeuf fucilato dai nazisti) nel campo di sterminio di Auschwitz.

Qualcuno ha tuttavia fatto rivivere l'idea di un Nenni "politico - soprattutto - della comunicazione", quasi ad attenuarne (come in ogni storico sarebbe, in linea astratta, legittimo) il valore nell'azione di cospirazione, di lotta, di maturazione e di governo. E allora è a questo proposito che sento di doverne rivendicare non solo il valore di autentico "leader", come ho fatto in uno degli scritti raccolti nel volume, ma anche il grande contributo recato in momenti essenziali della nostra vita nazionale.
L'azione di Nenni fu, infatti, decisiva in almeno tre momenti: nella lotta contro il fascismo, nella grande battaglia per la Repubblica per la Costituente, nella fondazione del primo centro-sinistra. Nella lotta antifascista egli fu certamente compagno a tanti altri, di vari partiti: una minoranza, ma tuttavia molti e valorosi, che resistettero ad ogni lusinga, patimento, cedimento per venti e più anni. Tuttavia ebbe una posizione trainante, per presenza in ogni decisione rilevante, per il valore esponenziale riconosciutogli in campo internazionale, oltre che per il suo vigore di tribuno. E inoltre per la partecipazione alla difesa della Repubblica spagnola contro il golpe di Franco e insomma per la visione del carattere essenziale che la resistenza al fascismo aveva per il futuro dell'Italia.Il secondo momento, veramente magico e cruciale, nel quale Nenni si gettò con tutte le sue forze, fu quello degli anni 1944, 1945 e 1946 quando si aperse la contesa sulla forma monarchica o repubblicana dello Stato che nasceva dalle rovine e si cominciò a discutere sull'assetto del nuovo Stato e sui principi ai quali avrebbe dovuto ispirarsi la sua Costituzione. Nenni fu al tempo stesso il massimo artefice della vittoria repubblicana e il massimo promotore, come vicepresidente del Consiglio e ministro per la Costituente, della preparazione della Costituzione, alla cui redazione lavorò poi l'Assemblea Costituente, da lui voluta con tenacia ed ardore senza pari. Infine, negli anni Sessanta, dopo comprensibile travaglio e il superamento di tante difficoltà, Nenni fu, insieme ad Aldo Moro, l'artefice del primo "centro-sinistra". La storia forse non ha ancora emesso un giudizio definitivo su questa esperienza e stagione politica, la cui formula è stata rinnovata, con componenti diverse, nella seconda metà degli anni Novanta. Comunque si trattò ancora una volta di un atto di coraggio e di un'autentica azione politica: ben al di là di una mera "politica della comunicazione".Ma il capolavoro di Pietro Nenni politico e patriota rimane rappresentato dalla Repubblica e dall'Assemblea costituente, obiettivi raggiunti nello stesso giorno fatidico del 2 giugno 1946. Queste poche cose meritavano di essere ripetute su Pietro Nenni, grande figura di italiano, al quale sono stati dedicati nel corso degli anni molti volumi e che con i suoi Diari e altre opere di storia vissuta ci ha lasciato un grande retaggio di riflessioni e di meditazioni, ben lontano dall'essere sorpassato dal tempo.

 di Giuliano Vassalli

 
 
 L'ANGOLO della CULTURA & della STORIA
   
E’scomparso un grande umanista italiano
 
 
Luigi Rocca
 

E’scomparso un grande umanista italiano.

Eugenio Garin, che è morto nel pomeriggio del 29 Dicembre a Firenze, a 95 anni, era infatti una di quelle personalitŕ di cui è difficile ritrovare lo stampo. Tale lo rendeva la molteplicitŕ degli interessi e delle passioni culturali.Filosofo, letterato, storico del pensiero sia antico che contemporaneo, studioso della politica, egli ha offerto la prova che si può vivere attivamente nel proprio tempo conservando un forte sentimento del passato.Fiorentino di adozione, era nato a Rieti il 9 Maggio 1909, si considerava soprattutto uomo di scuola.La famiglia di Garin, savoiarda di Albertville, aveva optato per l’Italia all’atto della cessione della Savoia alla Francia. Sia questa scelta storico – familiare, sia l’aver vissuto in varie città a seconda degli incarichi di suo padre e poi suoi, dava al suo essere italiano un connotato piů forte: d’elezione appunto.Sentiva Firenze come sua patria, avendovi compiuto tutti gli studi fino alla laurea, accanto a maestri la cui lezione lo avrebbe segnato a lungo. Erano Ludovico limentani , professore di filosofia morale, ebreo, scolaro di Roberto Ardigò e lo spiritualista Francesco De Sarlo. Erano, l’uno e l’altro, antifascisti. E ciò, nella Firenze del 1925, era una scelta di campo impegnativa e rischiosa.Crociano o gentiliano ? Ecco una scelta apparentemente obbligatoria per uno studioso della sua generazione. E tuttavia Garin si è sempre sottratto al dilemma. Stimava imprescindibile l’influenza dell’uno e dell’altro; e nel dichiarare questa doppia ascendenza filosofica amava ricordare tante pagine del suo amico Guido Calogero.

Di Croce lo attraeva il modo di concepire l’attività storiografica e molti aspetti della vita morale; di Gentile, invece, lo affascinavano il metodo, lo scrupolo filologico con il quale egli faceva storia della filosofia. E poi c’era l’importanza che Gentile dava al Rinascimento, la passione spesa nel rivendicare l’attualità di quel passato. Garin, specialista dell’umanesimo fra i piů celebri al mondo, riconosceva di essersi specchiato in quelle intuizioni del filosofo siciliano.Politicamente, il filosofo era stato costretto a prendere la tessera del fascio nel ’32 per poter partecipare ai concorsi universitari. Mai, perň, era stato un fascista attivo.Tuttavia, non condivideva la tesi negazionista di coloro che sostengono l’inesistenza di una cultura fascista. Per Garin il fascismo intrattenne rapporti intensi e continui con l’intellighenzia; instaurò con la gente di cultura un dialogo agitato e continuo. Era una pratica frequente la “dissimulazione onesta”.In intellettuali che pure furono politicamente fascisti, come Pirandello, Garin leggeva soltanto la fine di ogni sicurezza, l’angoscia tipica del loro tempo.Fra i personaggi politici del suo tempo stimava Gramsci del quale ammirava lo sforzo di conciliare il socialismo con l’istanza della libertŕ, di ripensare la cultura italiana come storia degli intellettuali.Considerava Togliatti un uomo di notevolissima cultura, un professore universitario mancato. Anche se non prese mai la tessera del Pci, fu sempre vicino a quel partito, finchč esso ebbe vita.Ideologicamente, perň, non si proclamň mai marxista. Ma non meno insensato gli sembrava pensare che Carlo Marx fosse stato messo in soffitta nel 1989, una volta per tutte. E che fosse ormai obbligatorio mettersi ad urlare: Viva Adamo Smith!Negli ultimi anni lo aveva angosciato la guerra del Kosovo. Vi scorgeva la drastica smentita di un’ idea d’Europa da lui sempre coltivata: come il luogo deputato della cultura, dalla Grecia all’Islam, dai Normanni agli Svevi, dai Balcani al mondo slavo. Con l’Italia al centro di questa visione umanistica, al di là di ogni banale nazionalismo.In una pagina del suo libro “Dal Rinascimento all’Illuminismo”, Garin aveva contrapposto la disperazione della Verità alle trionfali certezze di Hegel. E ora, alla fine di un secolo che aveva quasi interamente  percorso, sentiva con maggior sofferenza quel disinganno.Eccoci qui, ribadiva, senza alcuna certezza. Su niente

 Rocca Luigi - Resp. Filosofia e Storia Socialista Costituente Nazionale Pse