" SPECIALE NOTIZIE " 
25 Aprile  2006  - da Stampare e distribuire

  

 Il Partito Democratico, la fine della sinistra d'ispirazione riformista.
I socialisti devono aprire un dibattito sul futuro della Sinistra Italiana

Intervista a Daniele Delbene Presidente
della Costituente Nazionale Pse e membro della
Segreteria Nazionale di Socialismo è Libertà

Cosa ne pensi del risultato elettorale nel suo complesso ?

Sicuramente un risultato inaspettato per i più.
Il centro-sinistra era convinto di stravincere, il centro-destra veniva dato per superperdente e, a parere di molti, il paese non ne poteva più di quel “tiranno di Berlusconi “. Il risultato elettorale ha dato un esito alquanto diverso. Il centro-sinistra ha vinto formalmente, ma non politicamente.

In che senso ?
In questi ultimi anni, per cause di svariata natura, è aumentato il costo della vita e con esso  le difficoltà per molte famiglie italiane. E’ aumentato in maniera esponenziale il numero di  coloro che vivono in una condizione di nuova povertà.
Se si va ad analizzare il voto, ci si rende conto che Berlusconi ha raggiunto quasi il 50% del consenso elettorale, grazie anche al voto di buona parte dei più bisognosi. E’ questo il dato che dovrebbe far riflettere. Bisogna chiedersi come mai un elettorato che dovrebbe avere come interlocutore naturale il centro-sinistra, o meglio la sinistra, ha per buona parte riconfermato, come del resto era avvenuto 5 anni fa, il proprio consenso a Berlusconi.
Probabilmente il centro sinistra è parso agli elettori come una coalizione unita dal primario desiderio di togliere il posto di comando a Berlusconi e non invece come una coalizione che voleva portare il nostro paese in una direzione differente da quella proposta dalla CDL e in grado di dare risposte alle necessità crescenti del nostro paese e dei più deboli.
Ne emerge una difficoltà della sinistra a dialogare e a rappresentare la propria base naturale di elettori. Quando una forza politica o una coalizione non riesce più a dialogare con la propria base e le proprie realtà sociali, vi è una sconfitta politica.

Ma a tuo avviso, quale è la motivazione di questa incapacità della sinistra a rendersi credibile nei confronti dei propri elettori naturali ?

Va ricercata nel profondo, in un  mancato revisionismo. La sinistra ha bisogno di avviare una seria riflessione al suo interno, senza cercare scorciatoie che non vengono comprese dai cittadini

A cosa ti riferisci ?

A questa ricerca di semplificazione “ forzata” , ulivismo e partito democratico, che porta la sinistra d’ispirazione riformista in un percorso dove prevale un  moderatismo senza anima e colori ben definiti.

Quindi ritieni un male la costruzione del Partito Democratico ?

Sarebbe la fine della sinistra d’ispirazione riformista nel nostro paese. Sempre più ci si allontana da  una sinistra riformista con connotati culturali ben definiti e sempre maggiore sarà la difficoltà a rappresentare parte del paese. Non a caso sono aumentati i consensi per la sinistra più radicale.

Ma l’Ulivo ha ottenuto un buon risultato ?


Il consenso dell’Ulivo, come quello di Forza Italia, sono risultati che prescindono da motivazioni di carattere politico. Sono figli della campagna elettorale che è stata prevalentemente improntata su Prodi e Berlusconi. Quando compariva Prodi vi era il simbolo dell’Ulivo, quando Berlusconi quello di Forza Italia.


Quindi ritieni che sia solo un risultato dettato dalla campagna mediatica ?

Si.

Quale è l’alternativa per la sinistra?

Avviare nella sinistra una seria riflessione, mettere da parte il Partito Democratico, per porre la questione Socialdemocratica. L’Italia ha bisogno di una sinistra di governo, ma con ideali,valori e colori ben definiti; questi possono essere rappresentanti, come del resto avviene in tutti i paesi Europei,da un grande Partito del Socialismo, o Socialdemocratico che si riconosca nel PSE.

Venendo a noi cosa ne pensi del risultato delle varie liste socialiste ?

Dalle recenti consultazioni elettorali i dirigenti socialisti dovrebbero trarre consiglio e avviare una seria riflessione sugli esiti di entrambe le liste che li hanno visti protagonisti.
L’elettorato tradizionalmente socialista non ha voluto premiare nessuna delle liste presenti ritenendole, evidentemente, non all’altezza del compito di rappresentanza politica e-o poco chiare nella loro preposizione.

La Rosa nel Pugno sarebbe dovuta partire da una base elettorale di circa il 3 % ( Radicali + SDI) , e vista l’enorme visibilità avuta sui media, avrebbe dovuto ottenere un risultato molto più consistente. Il risultato ottenuto è stato del 2,5 % .Se consideriamo un voto di opinione, pur minimo, grazie alla visibilità e a tematiche specifiche di cui si è fatta rappresentante, e se teniamo presente un minimo consenso di tradizione radicale, ne emerge che del risultato ottenuto poco rimane attribuibile all’elettorato socialista.

Il Nuovo Psi, che alle ultime Europee, se pur in un contesto politico differente, ha ottenuto più di un 2 % , oggi, alleato con la DC di Rotondi, ha ottenuto una risposta elettorale da parte degli elettori socialisti alquanto deludente, a conferma dell’incomprensione dell’alleanza.

I Socialisti di Bobo Craxi, presenti in poche regioni, pur essendo l’unica lista chiaramente socialista ha pagato la fretta con cui si provveduto a realizzarla e le scelte del leader risultate, evidentemente, poco comprensibili dall’elettorato socialista.

Cosa è mancato in queste liste ?
La base socialista vuole chiarezza, unità e un chiaro progetto politico, al contrario di quanto avvenuto fino ad oggi con finte alleanze che cambiano ogni anno, spesso in contraddizione l’una con l'altra. Probabilmente buona parte dei Dirigenti Socialisti è accecata dalla bramosia della conservazione delle proprie posizioni personali per comprendere quale debba essere il proprio ruolo politico.

Secondo te cosa dovrebbe fare questa “base militante socialista” ?
Se non si vuole chiudere definitivamente una tra le più significative esperienze politiche Italiane e determinare quindi la fine di una grande cultura politica che, dopo più di un secolo, ancora oggi è attuale e fondamentale per contribuire all’elaborazione di quella sinistra di governo di cui parlavo prima , i militanti socialisti e con loro quei dirigenti, che ancora si sentono responsabili del loro ruolo politico, devono abbandonare la loro rassegnazione e prendere immediatamente una forte posizione.
In questo contesto le nuove generazioni di dirigenti socialisti devono, da subito, mobilitarsi prendendo coraggiose prese di posizioni in tutti i Direttivi Comunali, Provinciali, Regionali e in tutte le sedi opportune di entrambi i partiti socialisti.

Quali devono essere gli obiettivi a sostegno di queste forti prese di posizione ?

Riunire i socialisti in una casa comune per contribuire insieme ad aprire la questione socialdemocratica, di cui parlavo prima, nella Sinistra Italiana.

Ma lo SDI e la Rosa nel Pugno hanno deciso che intendono perseguire la costruzione del Partito Democratico?
E’ una decisione che se dovesse essere confermata ridurrebbe ulteriormente la Rosa nel Pugno ad una aggregazione Radicale con qualche generale, senza truppe, di provenienza socialista.

I socialisti sono rimasti tali perché coscienti del proprio ruolo politico per il futuro del nostro paese. Oggi quel ruolo diviene determinante per costruire una nuova e grande sinistra di governo di cui c’è forte necessità.

I socialisti, con o senza “i colonnelli”, sapranno individuare il proprio compito politico coerentemente con le motivazioni che li hanno spinti a non abbandonare mai.

 

 
 NOTIZIE & EVENTI
 
Costituente Nazionale PSE
 Nuovo Coordinamento in Sardegna

25 Aprile 1945

Intervista a Guido Sarritzu Capogruppo SDI Consiglio Comunale di Quartu Sant'Elena

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a voler costituire un Coordinamento della Costituente Pse nel tuo territorio ?  Perchè credo fortemente nell'unità di tutti i socialisti.

Da “giovane dirigente” socialista quale prospettiva auspichi per il futuro della sinistra Italiana?
Che riprenda il vero ruolo che per storia le compete e che oggi sembra aver perso.

Ritieni utile in questo contesto l’unità dei socialisti ? 
Fondamentale.

A tuo avviso cosa dovrebbe fare una “nuova classe dirigente socialista” ?
Investire sui giovani prima di tutto, smettere di litigare e riflettere sul nostro passato, sulle tante conquiste ottenute nel sociale,nel mondo del lavoro, senza dimenticare che è necessario voltare pagina, e ricordarsi che siamo nel 2006!!!

Cosa ne pensi del risultato elettorale ottenuto dalle varie liste di area socialista e cosa è mancato ?

L'unità, la determinazione nel volere veramente tornare grandi, sono valori fondamentali per il raggiungimento di un buon risultato. Oggi il risultato elettorale non è soddisfacente.

Vuoi dire qualcosa agli attuali dirigenti nazionali socialisti di entrambe le formazioni ?
Sono tutti compagni di grande caratura politica e culturale, dovrebbero lasciare da parte beghe personali e sete di potere e contribuire alla rinascita di un grande partito socialista del quale il paese ha veramente bisogno.

Vuoi dire qualcosa alle “nuove generazioni dirigenti socialiste” presenti nelle altre regioni d’Italia in entrambe le formazioni di area?
Uniamoci, e lavoriamo con entuasiasmo se crediamo nel progetto di unità socialista, sono convinto che abbiamo tante pagine di storia ancora da scrivere.

Quali iniziative intendi promuovere per contribuire a quanto auspicato sopra?
Incontri, dibattiti, come già stiamo facendo nella nostra città con il coinvolgimento di tutte le forze di ispirazione socialista.

Una frase con cui vuoi concludere questa breve intervista ?
Io ci credo

Sessantuno anni fa, il 25 Aprile del 1945, il Comitato di liberazione nazionale dichiarava l’insurrezione. Il nostro paese riconquistava la libertà e la democrazia.Il fascismo, infatti, aveva usato la violenza ed aveva giocato sulle divisioni e sugli errori dei partiti democratici; era riuscito ad imporsi su una democrazia fragile che aveva espulso dalla vita dello Stato le masse di orientamento socialista e quelle cattoliche.

La resistenza fu resa possibile e più forte, invece, grazie al fatto che le grandi forze popolari seppero trovare la loro unità e coinvolgere tanti italiani.La resistenza fu combattuta da 250.000 partigiani, ma fu sorretta dai 650.000 militari italiani internati perché si rifiutarono di servire nella Repubblica di Salò.Con la resistenza erano solidali tante famiglie angosciate per i loro cari al fronte a combattere una guerra perduta, i sofferenti per la mancanza dei generi di prima necessità, i molti lavoratori deportati in Germania per alimentare la macchina bellica tedesca.

Resistenza fu la partecipazione di oltre un milione di lavoratori agli scioperi del Marzo 1944.

La guerra di Liberazione ha permesso all’italia di riscattarsi non solo da una lunga dittatura e dalle sue vergognose guerre di aggressione, ma soprattutto di presentare una nuova classe dirigente, formatasi in clandestinità sui forti ideali democratici e libertari della tradizione europea.

Tutto questo ha ridato dignità al nostro paese che è riuscito a riorganizzarsi con le proprie forze politiche civili. Da questa esperienza è nata la nostra Costituzione, che come tutte le costituzioni è emendabile e riformabile, ma che poggia su un sistema di valori forti più attuali che mai.

Nonostante tutto, in un Europa che si sta dando tra molte difficoltà una sua Costituzione, l’Italia è l’unico paese che tenta di cambiare la propria, mettendone dichiaratamente in discussione il patto fondante, i valori, le radici.

Noi socialisti, coscienti di quanto sia costata all’Italia ed ai lavoratori la riconquista della democrazia, riteniamo che il tentativo di manomissione della nostra costituzione da parte delle destre vada respinto con la massima determinazione.

 
Alcuni articoli dalla Rassegna Stampa Giornaliera di Domani Socialista

 

 

 

DALLA DIREZIONE REGIONALE DELLO SDI CALABRESE

 DAL CROTONESE

Un'intera classe dirigente da oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista 

La "Rosa " è stato un fallimento 
Ai temi sociali e del lavoro preferito l'attacco alla Chiesa

di Luigi Rocca, Direttivo Regionale SDI – Rosa nel Pugno - Calabria

 La classe dirigente dello SDI, meno di 6 mesi fa, ha preferito intraprendere un percorso con i Radicali alla possibilità di agevolare l’unità di tutti socialisti, ritenendo questa prospettiva ormai superata. Si è condotta un'agguerrita campagna elettorale contro la chiesa, a sostegno di poche e marginali tematiche, tralasciando il cuore e l’anima culturale socialista che da sempre trova motivazione e vitalità: nel sociale, nel mondo del lavoro ed in una ben definita interpretazione della società e dell’economia. Al contrario di quanto sostenuto dai nostri dirigenti in campagna elettorale, mai si era registrato, negli ultimi dieci anni, un così ampio spazio mediatico e di sostegno al voto, passando da Vasco Rossi per arrivare alla stessa Radio Radicale. Sei mesi di prime pagine sui giornali e sui telegiornali. Premetto che chi scrive manifestò pubblicamente la sua non condivisione politica del progetto “Rosa nel Pugno”, ritenendo questa, come peraltro dimostrato oggi dai voti, la continuità dell’esperienza Radicale Italiana e la messa in discussione, per non dire la fine, di quella socialista. Nonostante questa mia convinta e pubblica opinione, per senso del dovere, ho portato il mio massimo contributo elettorale insieme a tutti i compagni della sezione di Isola C.R., ottenendo nel mio Comune, dove precedentemente al mio impegno lo SDI quasi non esisteva, il 10 % dei voti. Faccio questa premessa per far comprendere quanto sia legittimato oggi a prendere una posizione in merito a quanto accaduto. La Rosa nel Pugno è stato un fallimento, l’ennesimo fallimento per lo SDI, dopo il Girasole, Ulivo, Segni , Dini ecc.. La Rosa nel Pugno è stato l’ennesimo fallimento per un’intera classe dirigente che da oggi non ha più la legittimazione del popolo socialista per condurre la vita organizzativa del Partito. Una classe dirigente che, in questi anni difficili, facendosi forza del lavoro, della credibilità e del consenso di migliaia di compagni di base sul territorio, invece di porsi quale rappresentante delle motivazioni di questi migliaia di umili e semplici socialisti, ha preferito vivere di tattiche utili alla tutela di sole posizioni personali. Non sono qui a chiedere, e nemmeno mi sognerei di farlo, le dimissioni a Boselli, Villetti, Intini e a tutta la classe dirigente dello SDI , perché sono convinto che, essendo persone intelligenti, sarà questa la strada che vorranno spontaneamente intraprendere nei prossimi giorni. Serve oggi una nuova classe dirigente, fatta di uomini semplici, ma che abbiano il coraggio di mettersi in discussione e siano soprattutto animati da una grande passione politica. Proprio per questo motivo sono fiero di aver fatto parte della Costituente Nazionale PSE la quale si è rivelata in questi anni un centro di maturazione e formazione per migliaia di giovani e umili dirigenti socialisti. L’Italia ha bisogno di un grande Partito del Socialismo, come esiste in tutta Europa; questo deve essere lo spirito che dovrà animare una nuova e futura classe dirigente socialista.

I socialisti a Pergola: "Seri c’è più lo Sdi ?"

FANO Riflessi del voto:
nello Sdi si litiga sul flop ..

di GIUSEPPE BINOTTI PERGOLA

 

 

– «Se un successo elettorale della Rosa nel Pugno - interviene il segretario di sezione Stefano Fratesi - avesse dato torto a tutte le nostre preoccupazioni e critiche già manifestate in occasione del congresso provinciale di gennaio e confermate nell’assise regionale di marzo rifiutandoci di firmare il documento di adesione alla fusione tra Sdi e i Radicali, ora non torneremmo sull’argomento. Purtroppo i nostri timori su questa fusione si sono dimostrati reali. L’elettorato socialista è particolarmente fedele al proprio simbolo e alla sua tradizione e mal sopporta operazioni di cartello, fatte all’ultimo momento, inseguendo un facile successo elettorale. Su “Il Messaggero” Seri afferma che d’ora in poi la Rosa nel Pugno non può che crescere, lasciando intendere che si prosegue come se niente fosse successo. A questo punto chiediamo a Seri di dirci se esiste ancora il Partito Socialista Democratico Italiano e, se non esiste più, quando è stato sciolto? Sono interrogativi semplici ma che esigono una risposta chiara per tutti i compagni. Per questo, la sezione Sdi di Pergola chiede che sia promossa una riflessione in cui tutte le sezioni Sdi e gli organi direttivi provinciali e regionali poi possano esprimersi in merito alla linea politica calata illiberalmente dall’alto prima delle ultime votazioni, senza affrontare a priori un dibattito partecipato degli iscritti al partito. Ritengo che debba essere una prassi che dopo una consultazione politica o amministrativa si promuova una riflessione con tutti gli iscritti, un confronto in cui tutti possano esprimere civilmente le proprie idee e civilmente essere ascoltati».

di OSVALDO SCATASSI

 

 

FANO - La roccaforte socialista di un tempo è un'anima  inquieta e perplessa davanti al risultato politico che la riduce a termini ancora più esigui. Fuori gioco il Nuovo Psi, la Rosa nel pugno non ha raccolto il consenso auspicato, nonostante al Senato sia stato avvertito l'effetto traino di Massimo Seri, il candidato locale. Si fa sentire chi ha contestato fin dall'inizio il connubio "innaturale" con i Radicali. È il caso dell'ex segretario Sdi, Giovanni Cicerchia, che chiede piazza pulita di un'intera classe dirigente: "Si dimettano i responsabili di questo fiasco, dal nazionale fino al locale". Cicerchia tuona contro un'alleanza elettorale "squallida e dannosa", togliendosi "la più amara delle soddisfazioni: io l'avevo detto". "Mi offende - prosegue Cicerchia - pensare che Seri si candidi a guidare il rinnovamento. Il rinnovamento può nascere solo da persone nuove o da chi, come me, si è sempre comportato da socialista vero e non da politico ambizioso. Abbiamo consegnato la sede a figure provenienti dalla Uil, con il bel risultato di creare un dualismo mai esistito fra partito e sindacato. L'esperienza della Rosa nel pugno ha provocato un doppio danno: spazzati via i socialisti da destra e da sinistra, messa in difficoltà l'Unione. Sono disposto a dare una mano alla rinascita, purché l'attuale classe dirigente si dimetta in blocco". Cicerchia è stato fra i protagonisti del progetto 'Unità socialista', operazione raffreddata dalla nascita della Rosa nel pugno, cui continua a guardare con interesse il Nuovo Psi craxiano. "Lottare per tornare insieme paga di più", afferma il consigliere comunale Euro Paterniani, che intanto ribadisce "tutto l'appoggio alla maggioranza comunale: sta lavorando molto bene". Politiche, sì, ma le recenti elezioni sono un crocevia importante per questa città laboratorio, sempre sotto monitoraggio per le sue ricorrenti anomalie. Giudicano in avanzata il consenso del centrodestra e dei rispettivi partiti sia Alberto Santorelli (Fi) sia Federico Sorcinelli (An) sia Davide Del Vecchio Udc, che per lo Scudocrociato parla di "risultato eccezionale". Secondo Renato Claudio Minardi, della Margherita, il giudizio espresso dai fanesi è una "base preziosa da conservare per il 2009, quando per il centrosinistra arriverà il momento di riprendersi il Comune". In linea "con il dato nazionale i risultati a Fano", anche se il partito accusa una perdita di quasi 2.600 voti e di circa 6 punti percentuali rispetto alle Politiche 2001. Il Pdci mantiene le posizioni secondo il segretario Teodosio Auspici, che conferma Fano fra le città del centrosinistra e chiede "un esame di coscienza a chi, in città, si è alleato con il centrodestra: Udeur, Nuovo Psi e La tua Fano". Guarda con interesse all'Ulivo ("Un buon valore politico") il segretario dei Verdi, Giovanni Mattioli. Restando a sinistra, il candidato Andrea Belacchi (Prc) si compiace della progressione registrata in due anni: 3,35 alle Comunali 2004, 5,65 alle Regionali-Europee 2005 e 6,9 al Senato 2006. "Risultato ancora più positivo - conclude - considerando la tenuta del centrosinistra"

 
 ALTRI ARTICOLI DALLA RASSEGNA STAMPA 
SDI CALABRIA. Rocca : La RnP, il fallimento di un'intera classe dirigente  11-04-2006
Elezioni: Calabria - Rocca (Sdi), Rosa Nel Pugno e' Stato Un Fallimento - Agenzia AdnKronos 11-04-2006
I dubbi dello Sdi: noi, oscurati dai radicali (contiene dich. di R.Formica) - Il Corriere della Sera 12-04-2006
Rosa, affondo dei socialisti «Velleitari». «No, decisivi» Formica: un progetto politico frettoloso ed elitario -
Il Corriere della Sera 13-04-2006
Riflessi del voto: nello Sdi si litiga sul flop - Il Messaggero 13-04-2006
Rosa nel pugno riaponde a D'Alema: Metta da parte tatticismi e faccia due conti 14-04-2006
La Rosa è stato un fallimento - Il Crotonese 14-04-2006
Comunali a Cosenza: Socialisti chiamati a raccolta -Giornale di Calabria 18-04-2006
Civitavecchia.I Socialisti insieme - Messaggero 20-04-2006
Barletta. L'idea del Polo socialista è un progetto condivisibile - Gazzetta Mezzogiorno 20-04-2006
Calabria. Chieffallo ( Socialisti ), risultato elettorale deludente. -Ansa 20-04-2006
Rosa all’attacco «La legge Biagi non deve essere toccata» -Corriere della Sera 20-04-2006
MARCHE.I socialisti.. scrivono al Segretario.Ma lo Sdi esiste ancora?- Corriere Adriatico 21-04-2006
Zavettieri presidente dei Socialisti .... - Quotidiano Calabria 21-04-2006
I socialisti a Pergola: Seri c’è più lo Sdi? - Il messaggero 22-04-2006
L’Ungheria resta ai socialisti - Corriere della Sera 24-04-2006

 
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  Eventi & Cultura
 
LA FESTA DEI LAVORATORI

Il primo Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione."Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza. La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all'interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi.

Le origini

Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".

A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

1886: I "martiri di Chicago"

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato.

Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.

1890: per la prima volta manifestazione 
simultanea in tutto il mondo


Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che "una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tute le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore".
La scelta cadde sul primo Maggio dell'anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 Maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l'evento anche per 1891.

Nella capitale la manifestazione era stata convocata in pazza Santa Croce in Gerusalemme, nel pressi di S.Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti. Nel resto d'Italia e del mondo la replica del 1 Maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori.

1891: la festa dei lavoratori diventa permanente

Nell'agosto del 1891 il II congresso dell'Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D'ora in avanti il 1 Maggio sarebbe stato la "festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà".
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1947: L'eccidio di Portella della Ginestra

La pagina più sanguinosa della festa del lavoro venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra, dove circa duemila persone del movimento contadino si erano date appuntamento per festeggiare la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, mentre cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale. La banda Giuliano fece fuoco tra la folla, provocando undici morti e oltre cinquanta feriti. La Cgil proclamò lo sciopero generale e puntò il dito contro "la volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori".

La strage di Portella delle Ginestre, secondo l'allora ministro dell'Interno, Mario Scelba, chiamato a rispondere davanti all'Assemblea Costituente, non fu un delitto politico.

Ma nel 1949 il bandito Giuliano scrisse una lettera ai giornali e alla polizia per rivendicare lo scopo politico della sua strage. Il 14 luglio 1950 il bandito fu ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale a sua volta fu avvelenato in carcere il 9 febbraio del 1954 dopo aver pronunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella

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