"ULTIME NEWS" 
6 Maggio 2005  - da Stampare e distribuire -

< Nei prossimi mesi un Partito Socialista di tutti i Socialisti >
 
E’ ora che i socialisti, presenti sul territorio, "si ribellino" ai piccoli apparati di interesse di qualche singolo  per dare vita, dopo più di dieci anni ad una ritrovata unità socialista, punto di partenza per costruire un nuovo percorso storico-politico per l’italia.
Ormai il primun-vivere dei due partitini, che si richiamano al socialismo democratico italiano, non basta più e rischia di determinare la fine di una grande cultura politica.

 Ad un grande ruolo politico si devono prestare oggi i socialisti : rafforzare la presenza della tradizione socialista italiana per scuotere la sinistra dal lungo letargo al fine di elaborare le condizioni per la costruzione di un grande partito socialista come esiste in tutta Europa. Questa è la vera e significativa responsabilità alla quale i socialisti devono dare risposta a partire da oggi.

Creare una grande sinistra socialista in Italia, che trovi linfa dalla storia del Movimento socialista italiano, deve essere il  grande progetto politico di tutti i socialisti.

I vertici nazionali dello Sdi hanno accettato il superamento della presenza socialista, ritenendola ormai non più necessaria, e inseguendo il sogno Prodiano hanno confuso il riformismo socialista con il moderatismo e il modello del partito democratico americano. Facendo questo, dimenticano le vere motivazioni che hanno spinto centinaia di iscritti allo Sdi, i quali con grandi sacrifici hanno mantenuto viva una presenza in questi anni difficili.

I vertici del Nuovo Psi hanno riconfermato una collocazione inutile e innaturale in cambio di un paio di riconoscimenti personali a livello nazionale.

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[ <- Inizia a fianco Sx ]

Cari compagni socialisti, è ora di “ribellarsi”  per dare un senso di grande rilievo storico alle fatiche di questi anni.

In vista delle prossime elezioni politiche daremo vita, tutti insieme, a un partito socialista, erede della grande tradizione del socialismo italiano, di tutti i socialisti che ancora oggi si sentono tali. Partito che, nascendo con lo spirito di cui sopra, sia collocato nel centro-sinistra ma in maniera autonoma e fuori dalla “Fed Prodiana”.

Sarà il Partito, finalmente, di tutti i socialisti e in questa direzione deve andare il lavoro di tutti nelle prossime settimane.

I compagni presenti nello Sdi e nel Nuovo Psi a livello Provinciale e Regionale si facciano carico di avviare una “ribellione” nei confronti dei vertici nazionali che ormai hanno deciso di abdicare in cambio di piccoli interessi personali.

Tra qualche mese saremo pronti e sicuramente ci saranno tutti i socialisti, escluso forse qualche singolo vertice, che dimostrerà in quel caso il vero significato della sua presenza in questi anni: l’acquisizione di qualche piccolo interesse personale.

All’interno di numerose Federazioni provinciali dello Sdi e del Nuovo Psi si stanno elaborando dei documenti in questo senso e tutti socialisti, anche al di fuori delle due organizzazioni partitiche, devono farsi carico di sostenerli.

La sinistra  e il mondo sindacale sono divenuti inermi nel costruire un modello sociale alternativo che possa, in una società che è radicalmente cambiata, essere garante di quella giustizia sociale per la quale abbiamo sempre lottato e per la quale i socialisti devono continuare a lavorare.

Solo con una forte e testarda presenza del riformismo socialista la sinistra potrà riacquisire quello spirito di elaborazione politica in grado di dare risposte ai giovani di oggi e di domani, ai genitori e ai nonni che  avvertono l’insicurezza dei propri figli. Una grande responsabilità  per costruire “un paese migliore”.

Daniele Delbene - Presidente Nazionale Costituente Pse Membro Coord. Nazionale Socialismo è Libertà

 Brevi News.... ELEZIONI IN SICILIA 15 - 16 MAGGIO 2005

PARTINICO (PA) Socialismo è Libertà

Si è svolta Domenica 24 Aprile a Partinico la presentazione della lista, promossa da Socialismo è Libertà, in vista del rinnovo del Consiglio Comunale.

Alla presentazione della lista, che vede in un cerchio il simbolo Socialismo è Libertà vicino a quello dei Repubblicani sotto il nome di polo laico-riformista, erano presenti i promotori tra cui Vito Fiorino, l' On Fiorino   e Daniele Delbene.

 
 

Costituente PSE  Catania:Unità Socialista

(da La Sicilia ) COSTITUENTE PSE << Unità Socialista per un grande partito>> Il valore del socialismo tra tradizione e rinnovamento generazionale è stato al centro del dibattito organizzato dal movimento Socialismo è Libertà di Catania. Hanno partecipato al covegno i resposabile nazionale Daniele Delbene , Nicola Carnovale , Antonio Leanza, Dario Specchiale e Vito Fiorino, erano presenti anche l'On. Salvo Andò e Giacomo Mancini.Tutti i presenti hanno concordato sull'obiettivo dell'unità socialista quale punto di partenza per la costruzione di un grande partito socialista di stampo europeo.

 Ciò significa un netto rifiuto della linea di superamento della cultura e della tradizione socialista adottata dallo Sdi con la scelta della Federazione dell'Ulivo. << Siamo stanchi di listoni senza identità pseudo riformisti - ha detto il responsabile regionale DArio Specchiale - che danno per superata la presenza socialista; se i dirigenti attuali non vogliono farsi carico della responsabilità di rappresentare l'identità socialista allora ce ne faremo carico direttamente noi giovani >>.

Partinico. L'ombra della mafia e il ruolo dei Socialisti
  di  Vito Fiorino Resp. Prov. Palermo Costituete Pse- SèL
 
La tempra di una classe dirigente  si misura soprattutto dal valore delle battaglie che porta avanti,in particolare nelle zone di “frontiera”,quando bisogna stare in prima fila all’interno di realtàsocioeconomiche complesse,che richiedono un impegno coraggioso e disinteressato per chi voglia concorrere alla sconfitta di un fronte mafioso,politico e clientelare che riscuote consensi strumentalizzando il bisogno che schiaccia il cittadino inerme.A Partinico, paese ad alta densità mafiosa dell’entroterra palermitano,Socialismo è Libertà ambisce a diventare  un punto di riferimento certo  per chi sente la necessità di un’inversione di rotta che restituisca dignità e primato alla politica.Le elezioni  amministrative per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale del 15 e 16 maggio prossimi,rappresentano quindi un banco di prova importantissimo per testare non solo la capacità  elettorale del movimento-che a Partinico si presenta  come unica espressione socialista assieme ai repubblicani-,ma soprattutto per capire se il socialismo può ancora  come in passato recitare un ruolo di primo piano nell’interpretare le esigenze di una comunità martoriata dalla violenza del nuovo corso di cosa nostra e di Bernardo Provenzano;ovvero la mafia delle strategie più avanzate che colpisce gli ultimi ;guardandosi bene però dal creare martiri che porebbero risvegliare sentimenti di rigetto,ostili al proprio disegno criminoso.La mafia che non spara più se non come estrema razio,per sfuggire dai riflettori della cronaca,per scomparire dai pensieri della gente.La mafia invisibile che vuol farsi dimenticare,per alimentare  nelle coscienze l’illusione di una vita normale o peggio ancora,quando la rassegnazione tocca il picco più alto,la certezza di una convivenza civile con il fenomeno mafioso.Per questo  da socialisti sentiamo sulle nostre spalle una grande responsabilità,un dovere nei confronti dei nostri concittadini ai quali chiediamo di riporre in noi la fiducia nel cambiamento ,pur sapendo di doverci confrontare in un duello ad armi impari contro gli eterni professionisti delle clientele e del consenso.Seguiamo con amarezza lo spettacolo odioso  quotidianamente confezionato a destra  e a sinistra dagli “avanzi”del vecchio PSI,principali attori di un “presente inesistente” per i socialisti che,ironia della sorte,non riescono più a recepire la crescente domanda di socialismo che viene proprio  dal cuore pulsante della società.Adesso Spetta a noi giovani il compito di ripristinare il filo rosso della nostra storia,l’eredità del socialismo appartiene soltanto a chi è disposto a raccoglierla.

A BRONTE (CT)  Lista PSE- SèL

A Bronte in occasione delle prossime elezioni Amministrative del 15-16 Maggio i socialisti avranno una loro lista di riferimento. Infatti il movimento Socialismo è Libertà e la Costituente Nazionale Pse hanno promoso e dato vita alla Lista Pse per Bronte.

 
Articoli dai Giornali dalla nostra Rassegna Stampa-Ultimo Mese
LIGURIA

Dalla Nazione  Aprile2005

 I socialisti uniti nell'area di centro sinistra ottengono il 5.-°

I socialisti uniti nell'area di centro sinistra sfrattano gli ambientalisti con un medico «E' dimostrato che a Sarzana c'è ancora voglia di socialismo». Questo il commento a caldo di Alessandro Pratici, nuovo consigliere della lista "Socialisti per Sarzana", eletto dopo un serrato testa a testa con il capolista alfabetico Silverio Ambrosini. E' doppia la soddisfazione di Pratici, 55 anni, medico di famiglia da 30, socialista senza tessera da sempre, per il proprio successo e per quello insperato della lista socialista. Gli fa eco Sauro Baruzzo, che quella lista ha caparbiamente voluto «Abbiamo fatto le fondamenta, ora dobbiamo costruire la casa dei socialisti», commenta visibilmente felice.. Soddisfatti anche Antonio Ullo, Tiziano Panello e lo stesso Ambrosini per il risultato inatteso che ha consentito a Pratici di dare lo sfratto all'ex consigliere Alfredo Giusti del Circolo Dossetti. Il significato politico del voto sarzanese è chiaro agli occhi del giovane esponente di "Socialismo è Libertà", Cristian Ferrari «Il nostro risultato - commenta - dimostra che i socialisti devono collocarsi in maniera autonoma nel centrosinistra, e che quando si percorrono altre strade, come è accaduto alle elezioni regionali, l'elettorato non ci capisce e quindi non ci premia».

 


PUGLIA

Dalla Gazzetta del Sud    Aprile 2005

Il leader dei Socialisti autonomisti Tedesco: per i socialisti finito il grande freddo

INTERVISTA Il leader dei Socialisti autonomisti Tedesco: per i socialisti finito il grande freddo «Ma subito una nuova classe dirigente» BARIÈ alla quinta legislatura regionale (forse un record nazionale) ed è stato, con 8.760 voti, il socialista più votato di Puglia. Alberto Tedesco, più volte assessore regionale, nel colloquio con la Gazzetta rilancia il progetto dell'unità socialista. Un'area che, con i tre consiglieri dello Sdi, i due di Socialisti autonomisti, il consigliere del Nuovo Psi e altri eletti in altre liste, si raffigura in crescita ed in ascesa, dopo i decenni della lenta ma costante diaspora. Un risultato quello dell'area socialista, forse sorprendente. E' finito il grande freddo? «I primi segnali positivi erano già emersi dalle amministrative degli scorsi anni. Nelle elezioni provinciali e nei Comuni principali, i socialisti hanno riaffermato con forza la loro presenza. Questo significa che c'è una forte rivitalizzazione dell'iniziativa politica dei socialisti, e soprattutto che all'interno della sinistra il vuoto lasciato dieci anni fa non è stato sufficientemente colmato. Una volta che si è attenuata la memoria delle vicende più o meno strumentalmente utilizzate contro i socialisti, l'elettorato è tornato a premiare presenze, nuove o meno nuove, dell'area socialista».

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Una nuova unità dei socialisti potrebbe diventare polo di attrazione per i socialisti che si sono rifugiati nel centrodestra?

«Certo. Lo sforzo compiuto fino ad oggi dalle formazioni che si rifanno alla tradizione socialista ha fatto segnare il punto più alto al quale si poteva pervenire. Adesso se si vuole fare un ulteriore salto in avanti, riportando la presenza socialista in Puglia, ma il discorso vale per tutto il Paese, alle percentuali che otteneva in passato, occorre fare uno sforzo che vada seriamente sulla strada dell'unità. Su questo, però, vedo un rischio: che l'unità venga utilizzata da vecchie figure del socialismo pugliese, e anche nazionale, per riaffacciarsi in prima persona sullo scenario politico regionale e nazionale. E questo sarebbe un grave errore. Le nuove leve socialisti, che o non hanno conosciuto o hanno conosciuto molto relativamente i vecchi protagonisti della politica socialista di 15 anni fa, non comprenderebbero le ragioni di questi "rientri". Allora cosa bisogna fare? «Bisogna utilizzare quello che chiamo il "metodo Formica", e cioè la capacità di aiutare, in forza dell'esperienza e dell'autorevolezza, le nuove leve a diventare i protagonisti della vicenda politica socialista degli anni futuri. La generazione alla quale appartengo io e molti dei compagni che sono stati eletti in Consiglio regionale, deve avere questo ruolo, e cioè lanciare definitivamente una nuova leva di dirigenti socialisti che si è già andata affermando negli enti locali. Questa nuova leva può essere la vera molla che può riportare i socialisti al protagonismo politico del passato». Ma i quartieri generali dei vari partiti socialisti hanno veramente lavorato per una vera unità? «Più che a non cercare la vera unità, ci sono stati alcuni socialisti che hanno individuato le difficoltà elettorali alla quali sarebbero andati incontro se avesse favorito, prima delle elezioni, una riunificazione socialista. Poi, i risultati hanno dimostrato che sarebbe successo questo, e cioè che, probabilmente, qualcuno non ce l'avrebbe fatta a farsi eleggere. Adesso, però, queste polemiche bisogna archiviarle e utilizzare il risultato ottenuto che ha consentito a tutti i candidati socialisti di punta di essere eletti. Adesso su costoro incombe l'onere di avviare seriamente, e senza riserve, questo processo unitario che deve servire a mettere in campo, anche in previsione delle elezioni politiche, una nuova classe dirigente». Come Socialisti autonomisti pensate di aderire alla Fed? «Abbiamo ricevuto un invito a prendere in considerazione alla Fed. Discuteremo anche d questo nella riunione del coordinamento regionale in programma domani (oggi, ndr). Se l'unità socialista può essere favorita dalla nostra adesione alla Fed, noi valuteremo questa possibilità. Non abbiamo una preclusione. Se l'adesione alla Fed dovesse essere vista da chi in qualche modo l'ha proposta, come una maniera di omologare anche la nostra presenza alla vicenda della Fed, credo che non sarebbe utili per nessuno. Anzi, la nostra collocazione nella sinistra e nel centrosinistra è funzionale ad attrarre nella coalizione tutte quelle realtà che fino ad oggi si sono collocate fuori dal centrosinistra». Pensa ad un gruppo di tutti i socialisti eletti nella Fed oppure ad un gruppo autonomo? «Prima sarebbe utile costruire il gruppo federato socialista e poi valutare insieme le ragioni dell'adesione nella Fed. Questo va fatto con prudenza, dal momento che ci sono partiti che nella Fed». C'è un problema di rapporti di forza?«Non tanto questo, quanto valutare quale percorso può favorire l'unità socialista. Se invece il processo di ricomposizione dell'area socialista deve continuare ad essere uno specchietto per le allodole, allora tutto il ragionamento cambia». Ci può essere una posizione comune dei socialista nelle trattative per la nuova giunta? «È difficile che ci possa essere un'iniziativa unitaria per gli assetti. Vedo auspicabile la convergenza sui programmi che devono caratterizzare l'azione del governo Vendola». Michele Cozzi

 
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 Lettera 1

Il futuro dello Sdi e del Nuovo Psi è ormai storia di destini personali

Cari Compagni, sono un compagno socialista dal 1976 nel comune di Bovisio Masciago, a nord di Milano, prossimamente provincia di Monza. Sono stato più volte consigliere comunale ed assessore fino al 1995 ed ancora consigliere comunale nel 1999 in una lista civica di centro.Nel 2000 ho ripreso l'attività politica sotto un simbolo socialista, il PS di De Michelis, per proseguire con passione e tanta speranza insieme a tanti compagni della zona Nord Milano e di tutta Italia in quel Nuovo PSI che al congresso di Milano sembrava aver posto veramente le premesse per la rinascita del partito. Cosa è successo dopo lo sappiamo tutti. Nel leggere la relazione del compagno Formica al vs coordinamento nazionale, colgo ciò che da alcuni anni sostengo tra i compagni del mio gruppo, e cioè che l'unità dei socialisti può partire solo dalla base e può realizzarsi solo a sinistra.Alle amministrative del 2004, i socialisti del mio comune, Bovisio Masciago, tranne qualche eccezione, hanno deciso dunque di voltare pagina. Abbandonato il tavolo del centro destra per forti divergenze politiche e programmatiche, abbiamo determinato la candidatura a sindaco  di una ex repubblicana e tutti insieme abbiamo contribuito alla vittoria di quella lista con l'appoggio dei partiti di centro sinistra. Oggi i socialisti contano 1 Assessore, il sottoscritto, e 3 consiglieri comunali su 13 me compreso + 1 consigliere di area, ex PSDI.Le vicende relative alla mancata presentazione della lista del Nuovo PSI nella circoscrizione di Monza e Brianza sono purtroppo note a tutti e non solo a tutti i socialisti. Noi ci siamo stancati. A Bovisio Masciago, a Cesano Maderno a Limbiate ed in buona parte della zona Nord Milano, finora fedelissima alla linea di  Chiara Moroni, appoggeremo il candidato socialista dello SDI  perchè pochi se la sentono di appoggiare i forzisti.  Basta compagni, nessuno di noi è più disposto a seguire i disegni più o meno personalistici di  questo o quel dirigente. Dice bene Formica:  Dispiace constatare che la vita presente e futura dello Sdi e del N.Psi è ormai storia di destini personali che ha rotto ogni residuo legame  con la storia collettiva del popolo socialista.Noi questa storia e questo patrimonio non intendiamo disperderlo.Da noi (militanti di base) può e deve venire l'esempio per il superamento della diaspora, lasciando da parte sentimenti di odio, di vendetta o di rivalsa e guardando Avanti con dedizione ai valori fondamentali del socialismo riformista.Sono e siamo a disposizione di tutti coloro e di tutte le iniziative che si muovono in questa direzione. Un caro saluto a tutti.

Carmelo La Torre - MILANO

Lettera 2

Elezioni: promesse, giochini tra liste e candidati

Le elezioni: un momento di scelte difficili.Parole, promesse, giochini tra liste e candidati. Scenario pietoso!

Qualcuno in buona fede c’è ancora, ma la maggior parte dei soggetti candidati mirano solo alla propria riuscita.Mi permetto di dire che la politica è un’altra e così il significato di “essere in lista” non è una corsa personale, è un lavoro di un gruppo di persone che credono un’idea che deve essere portata avanti con determinazione e serietà.

Cosa si promette quando non esiste un programma politico vero dei vari gruppi che si presentano?Mi sembra un po’ azzardato, a questo punto,  parlare di PARTITI, perché il significato di PARTITO è un altro: é un lavoro di persone accumunate da un’idea base dove gli ideali sono le basi su cui costruire programmi a favore della comunità, oggi possiamo parlare di lobby, di gruppi di potere legati a singoli personaggi.

Manca l’onestà intellettuale, tutti corrono singolarmente in qualsiasi lista viene loro chiesto di essere, senza un’idea vera, senza niente, abbiamo il nulla assoluto, il vuoto che si riempie di parole, sempre uguali per tutti, potremmo paragonare tutto questo come tanti scatoloni vuoti a cui è stata messa un’etichetta, attenti però che l’etichetta cambia ogni volta ! COMPLIMENTI PER LA SERIETA!.

 Se si ha un’idea, un’ideale vero e vuoi veramente lavorare per la società, non puoi comportarti come un burattino.  Questa non è chiusura mentale è una questione di coerenza e di rispetto verso    stessi, è  libertà  e rispetto verso gli altri nell’esprimere le proprie idee e lavorare per queste a favore di una comunità.

Votare è un dovere anche di fronte a queste situazioni, ma come elettori cerchiamo di fare le nostre scelte con consapevolezza e ragionamento e dopo ci resterà solo la speranza che ci ascoltino e che lavorino veramente a favore di tutti.ni

Lorenza Birindelli - Coord. Prov. PAVIA SèL
 
 
 
 
 
 
 Lettera 4 

Si dice no all’eutanasia e poi si puo’staccare la spina

 

Si dice no all’eutanasia e poi si puo’ “staccare la spina”, (non in Italia) significato di quest’ultimo:lasciare che il corpo muoia togliendone la nutrizione e disidratandolo, passano dei giorni,  penso alla sofferenza di una persona (o corpo?), inorridisco  a questa situazione. Lo staccare la spina é deciso dai medici e i familiari non possano dire come la pensano. Mi sembra uno scenario da film dell’orrore! Mi fa ancora più schifo se penso all’uso personale che fanno i politici di questo dramma, (vedi Bush nel caso di Terry Schiavo). Anche le persone che inneggiano alla vita, (e chi no lo fa?) non si rendono conto che invece di un corpo malato irreversibilmente, hanno di fronte ad una famiglia distrutta dal dolore, un dolore così profondo e cupo da non riuscire più a capire cosa è meglio o peggio fare.Io che ho un attaccamento alla vita molto forte, soprattutto dopo aver vissuto con il cancro  più di una volta e dopo aver visto mio padre morire di cancro, mi sento di dire che bisognerebbe vergognarci a non prendere in considerazione, in modo ovviamente serio e controllato l’eutanasia, visto che si parla di casi estremi.Una corretta analisi medica e l’accordo con i famigliari e magari un testamento che chieda la possibilità di eutanasia nel caso si presentasse una situazione irreversibile , ma sicuramente in modo rapido.Pensiamo, ad esempio, ai comi irreversibili dove la fine è comunque la morte, o dove la malattia, arrivata all’ultimo stadio,  porta dolore e comunque la persona “vive” ancora pochi giorni , fondamentalmente è morta, batte solo il cuore, che un muscolo, ma la mente non c’è piu’. La famiglia attorno muore nel vedere tanta  sofferenza e non poter fare niente. Vi assicuro sembra di impazzire! Certo un dramma di difficile soluzione.Forse ripensare a certe situazioni che non hanno via di scampo e provare un po’ di pietà in più potrebbe far bene a tutti, anche un tema così complicato come l’eutanasia dove le implicazioni sono tante, ma è ovvio, ripeto, che si parla di casi estremi.

Lorenza Birindelli - SèL Pavia

Lettera 6
Un Compagno Campano : non mi arrendo all'abdicazione dello SDI

Cari compagni,
chi vi scrive è un compagno Socialista che non si arrende e che intende informarVi su ciò che sta accadendo in Campania: alle ultime elezioni regionali, il gruppo dirigente dello SDI ha presentato una lista in cui  gareggiavano 3 compagni per il consiglio regionale, mentre gli altri
componenti della lista erano stati inseriti per difetto, cioè per non portare nessun beneficio al partito.

 Tutto questo è stato fatto in modo  scientifico dal gruppo dirigente ataualmente in carico per boicottare il compagno Antonio Simeone, consigliere uscente ed accanito sostenitore dell'Unità Socialista in Italia. Il gruppo dirigente Campano di fatto ha già da diverso tempo abdicato a favore dei DS capeggiati da Antonio Bassolino attuale governatore della nostra regione.

A tale proposito Vi informo che alle prossime politiche il nostro gruppo dirigente si prepara al famoso salto della quaglia: cioè a confluire in toto nelle file dei DS al fine di garantirsi la sopravvivenza ed in questo modo le "poltrone" cancellando in questo modo lo SDI in Campania. Non ho parole per definire questo attegiamento, lascio a Voi le conclusioni!!!


PS.considerate che alle ultime regionali lo SDI in Campania ha eletto ben 4 consiglieri regionali.

Un caro saluto ai veri ""SOCIALISTI ITALIANI""

Il compagno Socialista

Dario Intermoia - CAMPAGNA

 
 L'ANGOLO della CULTURA & della STORIA  di Luigi Rocca
   
Bicentenario nascita di Mazzini
 
Luigi Rocca

Ripensare un personaggio storico, Giuseppe Mazzini, nel bicentenario della sua nascita, non vuol dire andare alla ricerca di novità a tutti i costi.Come in tutti i personaggi della storia che hanno cercato di capire il loro tempo, si trovano in Mazzini concetti che sono protesi verso il futuro e altri che hanno fatto il loro tempo.Mazzini fu soprattutto un personaggio del suo tempo. Recuperare la sua eredità vuol dire prima di tutto riconoscere la complessità del personaggio, complessità che è caratteriale, ideologica e politica.Negli eventi della storia riconosceva da una parte il ruolo dell’iniziativa individuale, e dall’altro l’onnipotenza divina che decretava progresso inesorabile verso certe mete fisse. Mazzini, pur insistendo a voler ricondurre tutto ad unico principio regolatore, propendeva a salvare tutto quello che egli stimava essere utile alla convivenza civile.Abbiamo cosi quell’impasto di spirito e materia, fede e ragione, diritti e doveri, patriottismo e cosmopolitismo che è proprio del credo mazziniano. Dunque, la dialettica fra pensiero ed azione fu l’assillo di Mazzini.Infatti, da questa posizione attivista interpretava poi lo stesso processo storico nel quale gli eroi erano coloro che intendevano il senso della storia ed agivano di conseguenza.L’aspetto psicologico del credo mazziniano fu riconosciuto pienamente da Gorge Sorel, che tentò di innestarlo nel pensiero socialista del suo tempo per ridargli quella carica rivoluzionaria che sembrava aver perduta nel primo decennio del ventesimo secolo.A riguardo, che Mazzini denunziasse decisamente lo spirito materialista del socialismo e la lotta di classe è cosa certa. E’importante notare però che egli non rifiutò mai sistematicamente l’etichetta socialista.Per meglio capire il rapporto fra Mazzini ed il socialismo bisogna dunque partire dall’osservazione che negli anni della sua attività politica il socialismo non era cosa fatta, ma cosa che si stava facendo.Respingendo il materialismo e la lotta di classe, Mazzini accettò del socialismo del suo tempo lo spirito collettivista, al quale dette il significato di cooperazione interclassista. Invece di accanirsi contro la borghesia , rivendicò alla borghesia italiana il merito storico di aver lanciato l’economia mondiale verso nuovi traguardi economici dal tempo dei comuni medioevali.Invece che lotta di classe, cooperazione fra borghesia e classe operaia a loro comune vantaggio; invece che definizione esclusivamente materiale degli interessi in gioco, insistenza sull’importanza dei valori spirituali e dell’educazione come mezzo di perfezionamento personale; invece che coalizioni politiche fondate sulla difesa di interessi materiali, coalizioni basate sulla fede nei principi di giustizia e libertà.Come egli diceva, i principi uniscono, il calcolo materiale divide.

Nel campo dell’azione pratica, c’è voluto più di un secolo dalla morte di Mazzini, un secolo di esperimenti sociali falliti, prima che il valore pratico di questa idea mazziniana della politica come lotta fondata su coalizioni di ideali si rivelasse pienamente.Morì, com’è noto, sotto falso nome, circondato da pochi amici, e da seguaci dei quali diffidava, un padre della patria il cui retaggio era scomodo per chi voleva portare avanti gli affari di stato senza recriminazioni. Morì da vincitore vinto.Forte dunque la tentazione di consegnare il messaggio mazziniano al cestino della storia.

Basti ricordare gli attacchi cattolici, liberali e socialisti prima e dopo l’unificazione, quando Mazzini fu visto dai cattolici come nemico della religione, dai liberali come nemico dello stato monarchico, dai socialisti come un rivale noioso e temibile allo stesso tempo.

Ripensamenti sulla sua figura si ebbero agli inizi del ventesimo secolo quando i progressi del socialismo riformista parvero mettere il marxismo rivoluzionario in soffitta, e si ebbe allora primo fra tutti il tentativo di Gaetano Salvemini di riconciliare Mazzini con il pensiero laico di sinistra.

La domanda che ci possiamo porre è se il credo mazziniano sia attinente ai problemi del momento, problemi che ripropongono il ruolo della fede religiosa nella vita pubblica, il rapporto fra patriottismo e internazionalismo, fra accumulazione privata e giustizia sociale, fra diritti e doveri.Il Mazzini religioso che voleva fede per tutti e libertà di coscienza ha ancora qualcosa da dire ad una società che cerca un equilibrio fra contrastanti forme di culto.Il Mazzini patriota ed europeista allo stesso tempo ci riporta alla sua esperienza di vita vissuta da italiano all’estero, dove apprese che un ben radicato senso di identità nazionale serve quanto più stretti diventano i rapporti fra culture diverse. Egli, che rifiutò l’etichetta di nazionalista, ritenne la nazione un anello essenziale di collegamento fra l’individuo ed il mondo esterno, necessario per allargare le capacità morali ed affettive dell’individuo oltre la sfera personale e famigliare.

Forse, oggi, in Italia, nell’epoca della globalizzazione, sarebbe maggiormente necessario rispetto al passato recente, riflettere sulle grandi figure del nostro Risorgimento, su quei personaggi politici che seppero coniugare meglio il valore dell’identità culturale di una nazione con la ricerca costante di una sempre migliore integrazione fra i popoli di tutto il mondo .

 Rocca Luigi - Resp. Filosofia e Storia Socialista Costituente Nazionale Pse

   
La Liberazione, 70 anni fà
25 Aprile
1945

Sessant’anni fa, il 25 Aprile del 1945, il Comitato di liberazione nazionale dichiarava l’insurrezione. Il nostro paese riconquistava la libertà e la democrazia.Il fascismo, infatti, aveva usato la violenza ed aveva giocato sulle divisioni e sugli errori dei partiti democratici; era riuscito ad imporsi su una democrazia fragile che aveva espulso dalla vita dello Stato le masse di orientamento socialista e quelle cattoliche.La resistenza fu resa possibile e più forte, invece, grazie al fatto che le grandi forze popolari seppero trovare la loro unità e coinvolgere tanti italiani.La resistenza fu combattuta da 250.000 partigiani, ma fu sorretta dai 650.000 militari italiani internati perché si rifiutarono di servire nella Repubblica di Salò. Con la resistenza erano solidali tante famiglie angosciate per i loro cari al fronte a combattere una guerra perduta, i sofferenti per la mancanza dei generi di prima necessità, i molti lavoratori deportati in Germania per alimentare la macchina bellica tedesca.

Resistenza fu la partecipazione di oltre un milione di lavoratori agli scioperi del Marzo 1944.La guerra di Liberazione ha permesso all’italia di riscattarsi non solo da una lunga dittatura e dalle sue vergognose guerre di aggressione, ma soprattutto di presentare una nuova classe dirigente, formatasi in clandestinità sui forti ideali democratici e libertari della tradizione europea.

Tutto questo ha ridato dignità al nostro paese che è riuscito a riorganizzarsi con le proprie forze politiche civili. Da questa esperienza è nata la nostra Costituzione, che come tutte le costituzioni è emendabile e riformabile, ma che poggia su un sistema di valori forti più attuali che mai.Nonostante tutto, in un Europa che si sta dando tra molte difficoltà una sua Costituzione, l’Italia è l’unico paese che tenta di cambiare la propria, mettendone dichiaratamente in discussione il patto fondante, i valori, le radici.Noi socialisti, coscienti di quanto sia costata all’Italia ed ai lavoratori la riconquista della democrazia, riteniamo che il tentativo di manomissione della nostra costituzione da parte delle destre vada respinto con la massima determinazione.

                                                                R. L.

LA FESTA DEI LAVORATORI
 

Il primo Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione."Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza. La storia del primo Maggio rappresenta, oggi, il segno delle trasformazioni che hanno caratterizzato i flussi politici e sociali all'interno del movimento operaio dalla fine del secolo scorso in poi.

Le origini

Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".

A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

1886: I "martiri di Chicago"

Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato.

Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.

1890: per la prima volta manifestazione 
simultanea in tutto il mondo


Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che "una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente i tutti i paesi e in tute le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore".
La scelta cadde sul primo Maggio dell'anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 Maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l'evento anche per 1891. Nella capitale la manifestazione era stata convocata in pazza Santa Croce in Gerusalemme, nel pressi di S.Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti. Nel resto d'Italia e del mondo la replica del 1 Maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori.

1891: la festa dei lavoratori diventa permanente

Nell'agosto del 1891 il II congresso dell'Internazionale, riunito a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D'ora in avanti il 1 Maggio sarebbe stato la "festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà".
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1947: L'eccidio di Portella della Ginestra

La pagina più sanguinosa della festa del lavoro venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra, dove circa duemila persone del movimento contadino si erano date appuntamento per festeggiare la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, mentre cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale. La banda Giuliano fece fuoco tra la folla, provocando undici morti e oltre cinquanta feriti. La Cgil proclamò lo sciopero generale e puntò il dito contro "la volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori".

La strage di Portella delle Ginestre, secondo l'allora ministro dell'Interno, Mario Scelba, chiamato a rispondere davanti all'Assemblea Costituente, non fu un delitto politico. Ma nel 1949 il bandito Giuliano scrisse una lettera ai giornali e alla polizia per rivendicare lo scopo politico della sua strage. Il 14 luglio 1950 il bandito fu ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale a sua volta fu avvelenato in carcere il 9 febbraio del 1954 dopo aver pronunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella

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