"ULTIME NEWS" 
 Gennaio 2004  - da Stampare e distribuire -

 

L'OCCASIONE  SOCIALISTA

 
 

NEI PROSSIMI GIORNI SI DECIDERA' DA ENTRAMBE LE PARTI, MA IL TRICICLO SEMBRA  ORMAI DESTINATO A "PERDERE"  LE RUOTE 

 
Lo Sdi doveva essere il timone del progetto Riformista e invece potrebbe trovarsi ad essere messo in discussione proprio dalle parti a cui doveva indicare la retta via. Nella prossima settimana infatti Ds e Margherita si pronunceranno, già sembrano chiare le posizioni, sull'ingresso di Di Pietro e dei Girotondini nella lista indicata da Prodi. Decisione che potrebbe tradursi in una fuoriuscita di Boselli dalla lista unica se manterrà fede alle dichiarazioni fatte da 5 mesi a questa parte.
 
Potrebbe essere quindi l'occasione per riavviare un confronto tra le varie parti della diaspora socialista finalizzata alla creazione di una presenza socialista autonoma alle prossime elezioni Europee.
 
 
IL 2003 PASSATO..... & DomaniSocialista.it
 

 Ventimila visite, 
su Domani Socialista, in un anno !

Il 2003 è appena terminato e il nostro sito internet ha registrato un grande successo. 
In un solo anno 20.000 persone hanno visitato le nostre pagine alla ricerca di notizie e informazioni.

 

 

 INIZIATIVE NAZIONALI E OLTRE
 
I SOCIALISTI :  
 IL 21 FEBBRAIO A BOLOGNA

 

" INCONTRO TRA SOCIALISTI : SCONTRO GENERAZIONALE ? "

 
Si svolgerà a Bologna un incontro a carattere Nazionale, promosso dalla Costituente Pse e da Socialismo è Libertà, con titolo " Incontro tra Socialisti : Scontro Generazionale ? ". All'iniziativa saranno presenti giovani provenienti da tutta Italia, l' On. Rino Formica, On. Antonio Landolfi, il Vice-Direttore dell'Avanti Alberto Benzoni e numerosi esponenti politici locali e nazionali.
Nella prossima settimana vi invieremo il programma e tutti i riferimenti in proposito.
 
 
 INIZIATIVE REGIONALI - SICILIA

 

Inaugurata sede di Socialismo è Libertà a Partinico


Si è inaugurata domenica 21 dicembre 2003 a Partinico il Circolo di Socialismo è Libertà. Una affollata riunione che ha visto la presenza di figure storiche del socialismo partinicese e di un folto gruppo di nuovi aderenti provenienti sopratuttodall'area dell'insegnamento. Il Circolo ha elaborato e presentato il programma di attività legato al territorio e anche ai grandi temi di dibattito che stanno appassionando e dividendo l'Italia. L'introduzione è stata affidata il prof Provenzano che presiede il Circolo. Hanno partecipato tra gli altri, Aldo Penna , Filippo Fiorino e i componenti del coordinamento provinciale Salvatore Brunetti e Vito Fiorin
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Anche a Messina Socialismo è Libertà

Si è svolta Venerdì 9 Gennaio a Messina, presso il salone della Lega delle Cooperative si è svolta la riunione dei soci fonatori di Socialismo è Libertà allargata ai coordinatori di zona.

Apertura della sede a S. Maria di Licodia (Catania )

Sabato 3 gennaio è stata inaugurata la sede di Socialismo è Libertà di S. Maria di Licodia. Santa Maria di Licodia, paese alle falde dell'Etna di circa 10 mila abitanti,  distante 25 Km da Catania, da sempre ha mantenuto in questi anni alta la  bandiera socialista con una stabile e crescente presenza di militanti che  vede primus inter pares Alfredo Seminara, che ha coperto per cinque anni la carica di vice Sindaco della città sino al 2003, ed attualmente è consigliere comunale.
Vi è inoltre un'altra presenza socialista nel civico consesso della città  con il compagno Barbagallo Angelo.Coordinatore locale della associazione è il compagno Camarda Franco. L'inaugurazione del circolo vedrà la presenza di esponenti della Uil, del Sindaco di Bronte, on. Salvatore Leanza, degli avvocati Franco Altamore ed Ubaldo Giurato e Carmen Mirabella, soci fondatori di Socialismo è Libertà  di Catania, e del responsabile provinciale e cittadino della Costituente Pse, Dario Specchiale e Antonio Leanza.

 INIZIATIVE REGIONALI  - LIGURIA
 

 

TUTTI I SOCIALISTI INSIEME A GENOVA
Socialisti per lo Sviluppo

Insieme - per i diritti dei cittadini, per migliorare le città e le periferie

Insieme - per il diritto, alla casa al lavoro, alla salute

Insieme - per avviare tutte le opere per competere in Europa 

Si svolgerà Sabato 17 Gennaio alle ore 15.30, preso la 7 circoscrizione di Genoca-Voltri il convegno " Socialisti per lo sviluppo " che vede insieme tutti i socialisti ( Socialismo è Libertà, Sdi, Nuovo Psi e il Circolo Socialista Il Pungolo ).

 

 
 DALLE PROVINCE - SALERNO

Colucci  con Socialismo è libertà

Passaggio ufficiale con Socialismo è Libertà del consigliere comunale dello Sdi Francesco Colucci. Una scelta, dunque, tutta interna ai partiti e movimenti che vogliono raccogliere l’eredità del Partito socialista, con da una parte i Socialisti democratici che a Salerno fanno riferimento al consigliere regionale Gennaro Mucciolo, e dall’altra «Socialismo è Libertà», il movimento creato dall’ex ministro Carmelo Conte. «La mia scelta - sottolinea Colucci - si pone proprio nell’ottica di una unità dei socialisti per il
rinnovamento della politica». Socialismo è libertà entra così ufficialmente come gruppo al Comune, scalzando lo Sdi che mancando Colucci resta senza rappresentanti.

Mercoledì 14  Gennaio

 
 
 NORBERTO BOBBIO

 

 

Con Norberto Bobbio scompare la coscienza critica della sinistra italiana



TORINO - Con Norberto Bobbio scompare la coscienza critica della sinistra italiana. E' stato l' 'oracolo' al quale, periodicamente, e soprattutto nei momenti piu' critici della recente storia italiana, politici e intellettuali della sinistra hanno fatto ricorso. Sempre sorprendendoli, gettando nel pensiero politico l' inquietudine di chi - come lui - sentiva di appartenere alla categoria di uomini che non sono mai contenti di se stessi.
L' eredita' della riflessione politica lasciata da Bobbio alla sinistra italiana e' riassumibile in una 'via' che lui stesso ha chiamato ''la
politica dei diritti''. Storico e fautore del socialismo liberale (o del suo equivalente liberalsocialismo) Bobbio, il 2 gennaio 1992, sulla 'Stampa' da' questo segnale di svolta: ''La formula socialismo liberale e' semplicistica e ambigua. Io ho seguito un' altra strada: e' la via piu' concreta, e anche emotivamente piu' eccitante, della politica dei diritti, degli uomini e delle donne, dei bambini e dei vecchi, dei malati e degli emarginati, in difesa di tutte le minacce che possono venire alle liberta' e alla dignita' dell'uomo dall' irresistibile e irreversibile progresso tecnico.
Di fronte a una nuova carta dei diritti cadrebbero tutte le differenze artificiose e sempre piu' ridicole, fra comunisti, ex comunisti, socialisti elle varie denominazioni, che, dividendo la sinistra, l' hanno sempre indebolita''. Il 7 novembre '98 Walter Veltroni, segretario dei Ds, sintetizza cosi' la gratitudine di tutta la sinistra verso Bobbio: ''Gli siamo debitori. Se la sinistra ora e' al governo in molti Paesi d' Europa lo dobbiamo a uomini come Bobbio''.
Pochi mesi prima del successo di Forza Italia nelle elezioni del '94 che portarono Silvio Berlusconi alla guida del Paese, esce un' opera che rinverdisce la notorieta' di Bobbio come politologo: ''Destra e sinistra''.Nel volume il filosofo pone il discrimine tra i due schieramenti. Nel suo sogno politico, una democrazia dell' alternanza ''senza fascisti ne' comunisti'' (La Stampa, 11 dicembre '94), Bobbio afferma che lo spazio della sinistra si esprime in quella ''tendenza a rimuovere gli ostacoli che rendono gli uomini e le donne meno uguali''.
Il concetto e' ribadito il 6 luglio '95: ''Il senso della storia delle sinistra e' uno solo: il perseguimento, non mai definitivo, della giusta societa'''. Cinque mesi prima, alla ristampa di 'Destra e sinistra' (dopo 240 mila copie vendute) aveva scritto: ''Sino a che vi saranno uomini il cui impegno politico e' mosso da un profondo senso di insoddisfazione e di sofferenza di fronte alle iniquita' delle societa' contemporanee, questi terranno in vita gli ideali che hanno contrassegnato da piu' di un secolo tutte le sinistra della storia''.
Centrali, nella militanza intellettuale di Bobbio, sono gli interventi sulla pace e sulla guerra. Senza pace non trovano espressione, per Bobbio, sia la democrazia sia il libero esercizio dei diritti umani. Di fronte a uno stato aggressore, come quello di Saddam Hussein che viola il diritto internazionale, Bobbio parla di ''guerra giusta'', arrivando pero' a definire ''odiosi e indegni di una nazione civile'' i bombardamenti americani su Baghdad avvenuti piu' tardi, nell' estate del '93, per ritorsione contro il fallito attentato a George Bush in Kuwait.
Il suo si' alla ''guerra giusta'' e' sempre travagliato. Per nulla affascinato dal parallelo fatto da alcuni tra Hitler e Milosevic, il 15
aprile del '99 Bobbio dice alla rivista 'Liberal' che il tiranno ''deve essere abbattuto'', sospendendo pero' il giudizio sull' azione bellica. Il 16 maggio, sulla 'Stampa', scioglie la riserva, ridando fiato ai critici dell' intervento armato: ''Assistiamo ad una guerra che trova la propria giustificazione nella difesa dei diritti umani, ma li difende violando sistematicamente anche i piu' elementari diritti umani del Paese che vuole salvare''.
E', infine, con le lenti del politologo che Bobbio guarda al ''tragico enigma'' della presenza del male nella societa'. La conclusione e' quel pessimismo che, il 7 dicembre '94, gli fa dire, come l' uomo semplice: ''Inquesto mondo non c'e' giustizia''.

Ansa

CASO PARMALAT - INTERVENTI 

Il caso Parmalat

 

Il caso Parmalat è stata indubbiamente la notizia più importante di queste ultime settimane, capace di far passare in secondo piano anche le tragiche vicende dell’Iraq o del conflitto israeliano – palestinese. Il danno economico per Parma e l’Italia intera è ingente, ma è sembrato passare in secondo piano rispetto allo scontro sulle responsabilità in merito, da un lato, ai mancati controlli delle autorità preposte, e, dall’altro lato, alle critiche che sono piovute da una parte della stampa anglo-americana nei confronti dell’Italia. La responsabilità dei mancati controlli, o dei controlli insufficienti, vede sostanzialmente la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro scambiarsi reciprocamente accuse, con qualche incursione della Consob. Non è uno spettacolo edificante, anche perché il tempo e le indagini ci chiariranno eventuali omissioni. Per il momento, considerata la gravità della vicenda e il bene del Paese, istituzioni così importanti come quelle che ho citato, farebbero bene ad andare d’accordo e a rimandare le loro polemiche ad altra occasione. Più delicato, invece, è il discorso relativo alla stampa internazionale. Se molti media si sono limitati a dare la notizia della crisi di una società ritenuta sicura fino a pochi mesi fa, alcuni sono andati oltre. Soprattutto il Financial Times, da cui sono stati riportati interi brani sui “nostrani” Corriere della Sera e Repubblica. Qualcuno ha anche provato a spiegarci cosa ci sia dietro tanto odio nei confronti dell’Italia, perché è di questo che si tratta. Vorrei provare brevemente a risalire alla radice di queste critiche ingenerose nei nostri confronti.Partiamo dal presupposto che il modello anglo-americano è caratterizzato da: grandi o grandissime imprese (spesso a carattere multinazionale) dove il potere dei dirigenti è molto elevato, e talvolta la proprietà azionaria e frammentata tra tanti risparmiatori e fondi diversi. La finanza è molto più sviluppata che da noi, anche perché non esiste praticamente nessuna media o grande azienda che non sia quotata nelle Borse Valori di questi Paesi. Negli Stati Uniti, poiché le pensioni sono in gran parte amministrate da fondi pensione (che sono tra i principali investitori sui mercati), e la sanità è in gran parte finanziata da grandi compagnie assicurative, che figurano anch’esse tra i grandi investitori, la conseguenza è che la ricchezza della nazione e il benessere di molti privati cittadini dipende dall’andamento della Borsa e dei mercati finanziari. Insomma, se vanno in crisi alcune delle più grandi aziende, non  è un problema solo per i loro lavoratori ed i loro azionisti, ma anche per tanti cittadini che si ritrovano senza soldi per pagarsi cure sanitarie e vecchiaia. A meno che non intervenga lo Stato, naturalmente, in modo da consentire che cure sanitarie e pensioni vengano pagate regolarmente. Questo spiega anche l’enfasi posta sulle regole finanziarie: che una grande impresa americana sfrutti gli immigrati irregolari ed i bambini (come succede soprattutto nei ricchi Stati del Sud a forte incidenza di popolazione nera o ispanica) passi, ma che emetta obbligazioni senza copertura non è ammissibile: ne va della sostenibilità dell’intero sistema. Il sistema italiano è diverso: le imprese, anche quelle medie o grandi, sono spesso a carattere familiare, più o meno aperte all’esterno, ma con un’amministrazione finanziaria del tutto differente. Molte imprese di media o grande dimensione non sono quotate in Borsa, motivo per cui la nostra è la piazza finanziaria più piccola di tutto il G-7. Le banche, da noi, sono molto più potenti dei fondi pensione o delle assicurazioni, e, poiché tendono a stabilire rapporti fiduciari di medio e lungo periodo con le imprese nostrane, ciò dà stabilità al sistema. Il prezzo che si paga è quello che i controlli sull’intero sistema imprenditoriale sono insufficienti: la Consob ha poteri d’ispezione solo sulle 285 società quotate, contro le restanti 1,5 o forse 2 milioni che restano fuori dal mercato azionario. Una goccia nel mare. E quando pure possono indagare, come nel caso della Parmalat, certamente trovano problemi a muoversi tra le isole Cayman (possedimento della Corona britannica, cari amici inglesi), noto paradiso fiscale, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, gli USA e il Brasile. Purtroppo, nonostante le grandi differenze tra i due sistemi economici e finanziari, c’è ancora chi crede (o ci vuole far credere) che sia possibile applicare regole e procedure simili tra le due sponde dell’Oceano. Non è così, e naturalmente questo vale anche per il resto dell’Europa continentale, molto più vicina al modello italiano che a quello anglosassone.Il sistema anglosassone, profondamente influenzato dal conservatorismo protestante dei puritani (quelli che negli Stati Uniti si chiamarono “Padri Pellegrini”), da noi non attecchisce. Il risparmio, che pure in Italia o in Germania è molto più diffuso che in Gran Bretagna o negli USA (dove anzi c’è la tendenza opposta, quella ad indebitarsi), è un risparmio prevalentemente familiare, di chi mette da parte qualcosa per gli studi dei figli, per una piccola pensione integrativa di quella da lavoratore dipendente od autonomo, di chi vuole pagarsi un viaggio in un Paese lontano, quando avrà un po’ di tempo a disposizione. Gli italiani, mediamente, non speculano in Borsa e non ne sentono il bisogno (il che spiega anche il grande attaccamento all’investimento immobiliare con qualsiasi congiuntura economica), perché le loro pensioni, l’istruzione dei propri figli, la sanità e tanto altro ancora sono finanziati dallo Stato Sociale. Questa è la grande differenza tra modello continentale e modello anglosassone: da noi, le obbligazioni di società private trovano molto meno mercato che negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, e ancor di più vale il discorso per altri prodotti finanziari, ben più aggressivi e rischiosi. E infatti Parmalat ha collocato oltre l’80% dei propri titoli sui mercati stranieri. L’ha fatto da sola? Certamente no, c’è voluto l’aiuto delle banche d’affari, lo stimolo delle agenzie di rating internazionali, la compiacenza di società di revisione contabile internazionali, che hanno fatto passare per buoni dei bilanci da crimine organizzato. Sono tutti, senza eccezione, attori stranieri, prevalentemente anglo – americani. Quindi, con tutta evidenza, e come ricordavano recenti articoli apparsi su Repubblica, tra queste istituzioni internazionali vanno trovati i “compagni di merende” di Calisto Tanzi e di Tonna. E invece, almeno finora, sono proprio questi lupi, travestiti da agnelli, quelli che si lamentano di più.E’ stato detto che lo Stato italiano si attiverà per salvare l’azienda Parmalat e i risparmiatori. Queste sono le priorità, esattamente nell’ordine in cui le ho citate: prima salvaguardare gli onesti lavoratori Parmalat in Italia, poi i risparmiatori italiani e stranieri. Quanto ai dipendenti stranieri, soprattutto in  Sud America, si dovrà agire d’intesa con i governi locali, in primo luogo in Venezuela e Brasile. Tutto il resto è assolutamente secondario: i presunti danni alle banche d’affari americane e alle agenzie di rating internazionale vanno accuratamente verificati. Se queste persone hanno trovato finalmente qualcuno più svelto e furbo di loro, questo non è tema che può interessare al Governo italiano, né è possibile che il contribuente italiano sia chiamato a rimetterci di tasca sua per rifondere gli affari sballati di “lor signori”.Restano le minacce esplicite del Ft, che non vanno assolutamente sottovalutate, vista anche la fonte da cui provengono. Esiste il forte rischio che le grandi istituzioni finanziarie internazionali, scottate dal caso Parmalat, e avendo ormai capito di aver perso molti soldi e parecchia credibilità, decidano, un po’ per prudenza, ma un po’ anche per vendetta, di ritirarsi dal mercato italiano, lasciando il nostro piccolo mercato finanziario ai margini del mondo sviluppato. In queste condizioni, potremmo non essere in grado di catturare la ripresa economica, quando questa dovesse ripartire. Ma naturalmente, visto che l’economia globale non è ancora ripartita, non è il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Si dovranno studiare quelle soluzioni adatte a rassicurare i risparmiatori nazionali e stranieri (non le banche d’affari) e rendere ancora più allettante investire in Italia. Dopo di che, se gli gnomi della finanza internazionale vorranno veramente tenersi alla larga da uno dei più grandi mercati mondiali, vuol dire che accoglieremo a braccia aperte gli investitori provenienti da Russia, Cina ed altri Paesi emergenti, i quali hanno una gran voglia d’investire da noi, e certamente meno spocchia nel darci lezioni morali. A maggior ragione quando, peraltro, scopriamo che i nostri fustigatori sono corresponsabili del disastro di Parmalat.

Stefano  Amoroso – Resp. Politica Europea ed Internazionale della Costituente Pse
 

 

 

 
 

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