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Craxi: “Io, figlio di Bettino, dico che è ora di guardare a sinistra” / La Steampa

Date: 08/05/2005
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L’ESPONENTE DEL NUOVO PSI HA CHIESTO UN CONGRESSO STRAORDINARIO Craxi: “Io, figlio di Bettino, dico che è ora di guardare a sinistra” di Fabio Martini (tratto da ‘La Stampa’ del 6 maggio 2005, pag.9) Bobo, quando parla di papà Bettino, lo chiama “Craxi”, più di rado “mio padre”. Figura importante e ingombrante quella di Bettino Craxi, ma ora Bobo ha 40 anni, non è più il figlio di papà degli anni Novanta, è meno esitante di un tempo, lo chiamano a RaiTre e a “L’Infedele”, la Sellerio gli ha pubblicato un bel libro sugli anni di Hammamet. L’altra notte, in una riunione della Segreteria Nazionale del Nuovo Psi, Bobo Craxi ha spiegato ai suoi compagni che è arrivata l’ora di “aprire il dialogo a sinistra”. Bobo, i meriti e le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, lei ormai pensa per conto suo, ma nel momento in cui apre a sinistra, sente il peso cognome? “Lo sa cosa diceva mio padre ad Hammamet? Io sono stato uno degli uomini più di sinistra di questo Paese, l’unico problema è che non ero comunista”. Se a destra va avanti il partito unico, lei non se la sente di avere come compagni di partito Fini, Buotempo e Gasparri? “No. Il partito socialista nato dalla diaspora è vissuto in un’alleanza anomala, ma non può immaginarsi come la costola minoritaria di un partito moderato, tantomeno di un partito che sia la sezione italiana del Ppe. E, in ogni caso, noi dell’1,8% non potremmo allearci con una forza del 40%, la sproporzione sarebbe eccessiva”. Dunque? “Dunque, ho chiesto ai compagni del mio partito di avviare, attraverso un congresso straordinario, un processo di chiarimento per sperimentare la possibilità al dialogo con le forze di ispirazione socialista e riformista”. Con i compagni dello Sdi, che stanno a sinistra e che, in questi anni, hanno amministrato la loro posizione ma senza investimenti sulla rinascita del Psi… “Il loro è stato un percorso di sopravvivenza più agevole del nostro: discontinuità ed autocritica sul passato, la sinistra intesa come valore geometrico. Una buona rendita di posizione, ma senza alcuna prospettiva di rilancio dell’iniziativa socialista. Si può costruire una forza autonoma, con tutta la diaspora ma con i leader storici del Psi, a cominciare da De Michelis. Una forza che contribuisca a creare anche in Italia uan sezione del Partito socialista europeo”. Dal punto di vista personale, lei ha rapporti migliori con i Ds. Con D’Alema, Fassino e tanti altri: li muove il senso di colpa? O puntano a conquistare almeno un Craxi? “Io sicuramente non ho la sindrome di Stoccolma, né voglio diventare un trofeo da esibire. L’enfasi con la quale Fassino ha ricordato al Congresso Ds la storia socialista e di Craxi era un implicito riconoscimento dei tanti errori che la sinistra ha commesso nei nostri confronti. A Piero non è costato molto dirlo, ma a molti suoi compagni è costato molto ascoltarlo”. Come ha vissuto questi anni di ‘esilio’ a destra? “Non arriviamo né da un esilio, né da una scampagnata. Aver tenuto alto il Garofano rosso in anni difficilissimi, credo resti una delle pagine più belle e più romantiche della nostra storia, da cui è venuto il rispetto degli avversari. Sul piano della riconsiderazione storica della figura di mio padre, essenziale è il ruolo della Fondazione che fa capo a mia sorella Stefania”. Ponete condizioni per il dialogo a sinistra? “La nostra disponibilità non è una resa: siamo socialisti che vogliono affrontare il problema del loro futuro, ma anche del loro passato, con il ruolo il peso e la dignità che la Storia gli ha riconosciuto. Credo che i socialisti torneranno presto ad avere non solo spazio, ma anche un ruolo in questo Paese”.

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