Mattarella e la nuova prospettiva golpista
in salsa gialloverde. Parla Rino Formica
Intervista a Rino Formica su "Formiche.net" del 27 maggio 2018

“Cosa penso della crisi istituzionale fra Quirinale e forze politiche? E chi ci capisce più niente!”. Resta fin troppo umile Rino Formica, già deputato e senatore socialista di lungo corso fra le fila del Psi, ministro del Lavoro e poi delle Finanze, tra i volti più riconoscibili della Prima Repubblica. Ma chi più di lui, che è stato a via XX settembre ben due volte, prima con il governo Spadolini (1981-1982) e infine nell’ultimo governo Andreotti (1989-1992) e che è stato testimone diretto di fasi drammatiche della vita repubblicana, dal terrorismo eversivo alla strage di Capaci fino allo scandalo di Tangentopoli, può spiegare il senso profondo del braccio di ferro fra Lega e Cinque Stelle da una parte e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dall’altra sul nome di Paolo Savona per il ministero dell’Economia? Da poche settimane nelle librerie si può trovare l’ultimo libro di Formica: “Prima Repubblica, una storia di frontiere” (Rubbettino). Al suo interno, un carteggio risalente ai primi anni ’90 fra l’autore e Francesco Cossiga dimostra la coerenza dell’ex Psi. Allora Formica chiedeva al Presidente della Repubblica di rimanere in carica, perché, scriveva, “la Prima Repubblica rovinerebbe senza che sia stata predisposta una prospettiva di cambiamento”. Mutatis mutandis, oggi l’appello a Sergio Mattarella rimane lo stesso.

“Siamo davanti a uno scontro senza precedenti” confida preoccupato a Formiche.net, “Mai c’era stato un conflitto sulla legittimità del presidente della Repubblica di esercitare i suoi poteri costituzionali, peraltro animato da forze politiche che hanno un piede in parlamento e un piede fuori”. Un’analisi molto netta, da parte di chi ha conosciuto e interloquito con capi dello Stato assai poco disposti a cedere alle pretese dei partiti durante le consultazioni. “Ma la situazione qui è diversa” puntualizza lui. Poi l’affondo sulla coalizione giallo-verde: “Qui non si mette in discussione la radice politica del presidente della Repubblica, ma l’essenza stessa dei suoi poteri costituzionali. La prospettiva rivoluzionaria di queste forze politiche sta cedendo il passo a una prospettiva golpista...[CONTINUA A LEGGERE].

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