Formica: Italia al bivio tra democrazia e Draghi (& co.)

Intervista a Rino Formica di Gianluigi Da Rold su"IlSussidiario.net"  del 01-09-2017



"Quando un uomo come Enrico Letta rilascia dichiarazioni di questo tipo ('lascio la politica, i partiti sono morti'), bisogna prendere atto che si è arrivati a un punto cruciale, a una svolta epocale, a una resa dei conti che si consumerà forse nel giro di un anno, di qualche mese. Per l'Italia saranno decisive le prossime elezioni politiche. Ma il problema non riguarda solo il nostro paese". Rino Formica, grande personaggio della storia e della politica italiana, prende come punto di riferimento queste dichiarazioni di un giovane uomo politico come Letta, che si è di fatto rifugiato a Parigi, tuffandosi nell'insegnamento e nello studio, dopo aver occupato posti di grande prestigio in alcuni partiti e soprattutto dopo essere stato presidente del Consiglio, per far comprendere a che punto si è arrivati. L'ex esponente di primo piano del Psi riformista, l'ex ministro delle Finanze, il grande polemista su questioni politiche di grande rilievo, sembra quasi ossessionato dall'attacco che sta subendo la democrazia parlamentare.

 
Che cosa sta succedendo Formica?
Si sta assistendo a uno scontro finale tra i difensori della democrazia parlamentare e quelli che ne vogliono fare a meno, che vogliono fare a meno del Parlamento, che vogliono cambiare la forma di Stato. Io riassumo in questo modo tale momento politico, sperando che i difensori della democrazia parlamentare siano ancora tanti. Ma non lo so proprio. Non sono morti solo i partiti, come dice Enrico Letta, sono morti anche i sindacati. >>>

Di fatto, sembra morta l'articolazione che ha sempre caratterizzato le società democratiche. Mi può spiegare a che cosa servono sindacati che non curano neppure i contratti collettivi di lavoro, che non fungono da grandi mediatori sui contratti?

Si dice, secondo gli ultimi dati, che c'è più occupazione in Italia, che si è raggiunto il livello del 2008, prima che si aprisse la crisi. C'è chi aggiunge che c'è anche più disoccupazione. In tutti i casi, il sistema dell'informazione sostiene che i segnali di un superamento della della grande recessione, durata dieci anni, di fatto si vedono guardando gli ultimi dati.

Mi chiedo spesso a che cosa serva questo sistema dell'informazione e che gioco stia facendo. Proviamo a tentare solo un paragone tra il livello di occupazione del 2008 e quello attuale. Tra gli occupati del 2008, la stragrande maggioranza aveva contratti a tempo indeterminato, posti di lavoro sicuri su cui costruire una vita. E pure l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ora, nel calcolo dell'occupazione entrano anche quelli che lavorano qualche ora alla settimana o al mese. E non tocchiamo il problema della disoccupazione giovanile, che ha un livello da tragedia che si dice quasi sottovoce. Poi c'è il precariato, che sembra anticipare una società dove si lavora alla giornata".

Ma che cosa si vuole ottenere in questo modo?E' in atto una riduzione del tasso democratico delle società  [CONTINUA CLICCA QUI]

 

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