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"Conte? Potrebbe gestire
una fiera del bestiame"

Intervista a Rino Formica su Il Riformista
del 13-06-2020


Siamo giunti a un punto di saturazione storica del potere costituito che non potrà mai essere potere costituente . È una lezione di storia e di politica, di passione civile e lucidità intel-lettuale, quella che viene da un signore di 93 anni, uno degli ul-timi “Grandi vecchi”, e grandi per statura politica e non per anziani-tà acquisita, della politica italiana: Rino Formica. Dar conto di tutti gli incarichi di primo piano, di governo ministro delle Finanze, dei Trasporti, del Commercio con l’estero, del Lavoro e della Previ-denza sociale e di partito, che il senatore Formica ha ricoperto, prenderebbe tutto lo spazio di questa intervista. A dar forza ai suoi ragionamenti, ai sui giudizi sempre puntuali e taglienti, non è il suo cursus honorum, ma quel mix, un bene oggi introvabile sul mercato della politica italiana, di sentimenti e di ragione che Formica offre ai lettori de Il Riformista.

Senatore Formica, in una intervista a questo giornale, Giovanni Maria Flick, che è stato ministro di Grazia e Giustizia nel 1996, chiamato a questo importante incarico da Romano Prodi, oltre che trentadue-simo presidente della Corte Costituzionale, ha affermato, dolente: Che pena e che tonfo questa magistratura dilaniata da faide interne . E questo nel mezzo della bufera del Palama-ra-Gate. La storia si ripete?

La storia si ripete nel senso che quelle che erano delle registrazioni è ciò che si ricava grazie alle tecnologie attuali. C’è da domandarsi: ma quando non c’era-no queste tecnologie, queste cose avvenivano o no? Qui mi sovviene una cosa: nel 1991, il ministro di Grazia e Giu-stizia, Claudio Martelli, scrisse una lunga let-tera, oltre tre pagine, al presidente della Repubblica, France-sco Cossiga, in cui denunciava che nel Consiglio Superiore della magistratura, tutto era ferocemen-te lottizzato e che l’Associazione Nazionale magistrati gestiva quel-lo che poi è emerso dalle registrazioni attuali. Qui nasce un problema serio, che mi pare essere l’intenzione difensiva di Palamara: in sostanza, tutto avveniva da sempre e tutto era a conoscenza di tutti e tutti coloroche all’interno della magistratura volevano concorrere a ricoprire inca-richi direttivi, avevano perseguito e perse-guono le strade del comparaggio associativo. Ma qui la questione si fa più grave, molto più grave...

E da cosa na-sce questa gravità?

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